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Russia: lettera di una ragazza musulmana dopo l'attentato kamikaze di Volgograd

Russian special forces training in the North Caucasus. Screenshot from Youtube video published by hardingush.

Runet Echo raramente traduce articoli interi presi da blog, ma in questo caso facciamo un'eccezione. Subito dopo l’attentato in bus a Volgograd [en], in cui un’ attentatrice suicida (probabilmente legata al terrorismo di matrice islamica n.D.t) ha ucciso 6 persone e ne ferite più di una dozzina, una ragazza musulmana ha scritto una lettera all’ anonimo blogger Hardingush [en], un soldato russo delle forze speciali che opera in una squadra anti-terrorismo nel Nord del Caucaso e che racconta nel suo blog le sue esperienze. In questa lettera la ragazza affronta alcune delle preoccupazioni, paure e speranze che tanti musulmani russi devono affrontare oggigiorno. Hardingush ha pubblicato la lettera [ru] cancellando le informazioni personali della ragazza, e correggendo la sua ortografia, perché, come lui ha detto “contiene delle informazioni importanti che danno una speranza per il futuro…”. Anche noi pensiamo che sia importante. Ecco la lettera nella sua interezza:

Салам тебе, Хардингуш!

Я читаю все, что ты пишешь. Почти с самого начала, как ты начал вести блог. Спасибо за то, что ты показываешь людям другой Кавказ. Настоящий. Мне очень нравится как ты пишешь. Я живу в Волгограде. Наша семья приехала сюда из ______. Учусь в ______ классе _______ школы. В Волгограде я живу уже больше 6 лет. Я, конечно, мусульманка. Никогда у меня здесь не было проблем из-за моей религии или национальности. Но когда произошел терракт, родители запретили мне ходить в школу. Они боялись, что меня могут обидеть. Многие девушки, мусульманки тоже не пошли в школы и институт, потому что тоже боялись, что вся вина будет возложена на нас. Мы переписывались с ними в интернете и все друг другу советовали вообще никуда не выходить. 

Позвонила учительница, она тоже волновалась за меня. Я ей сказала, что пока не буду ходить на уроки. Она отнеслась к этому с пониманием. Мне звонили одноклассники, тоже волновались за меня. Я тоже ответила, что пока не могу ходить в школу. На следующее утро ко мне в дверь позвонили одноклассники. Они сказали мне, собирайся, мы будем сопровождать тебя в школу и  домой столько времени, сколько понадобится и никому не позволим обидеть. Все они – русские мальчишки и девочки. Даже мама моя заплакала, когда услышала.

Просто хотела с тобой поделится. Ты недавно писал про народ и про то, что все равнодушны к другу другу. Это не так. Меня провожают в школу и из школы мои русские братья и сестры – я так их называю теперь, потому что не могу называть просто одноклассниками. Мы, мусульмане, против террористов. И никогда их не поддерживали. Не публикуй мое письмо, потому что мне плохо дается русский язык и я допускаю много ошибок. Но, если будешь писать в блоге, исправь, пожалуйста, ошибки и не пиши мое имя и где я учусь. Я их только для тебя написала. Просто хотела рассказать тебе, что у нас не все так плохо. 

Salaam, Hardingush!

Leggo tutto ciò che scrivi. Quasi fin dall'inizio, quando hai iniziato a scrivere il tuo blog. Grazie per aver mostrato alla gente l'altro Caucaso. Quello vero. Mi piace molto il tuo modo di scrivere. Vivo a Volgograd. La nostra famiglia si è trasferita qui da ____. Frequento il ____, nella scuola _____. Ho vissuto a Volgograd per 6 anni. Sono ovviamente musulmana. Non ho mai avuto nessun problema per la mia religione e la mia nazionalità. Ma, quando è avvenuto l'attacco terroristico, i miei genitori mi hanno proibito di andare a scuola. Avevano paura che qualcuno potesse farmi del male. Anche molte altre ragazze musulmane non sono andate a scuola e all'università perché avevano paura di poter essere incolpate. Ci siamo scritte tra noi su internet e ci siamo consigliate a vicenda di non uscire di casa.

La mia insegnante mi ha chiamato, anche lei era preoccupata per me. Le ho detto che per ora non sarei potuta tornare a scuola. E’ stata davvero molto comprensiva. Perfino i miei compagni di classe mi hanno chiamato, anche loro erano in pensiero. Ho ripetuto loro che non sarei tornata a scuola in questo momento. La mattina successiva, i miei compagni hanno suonato al nostro campanello. Mi hanno detto ‘Su! prendi le tue cose, ti scorteremo fino a scuola e poi a casa per tutto il tempo che ci vorrà, non lasceremo che nessuno ti faccia del male’. Sono tutti ragazzi e ragazze russi. Persino mia madre si è commossa sentendo quelle parole.

Volevo solo dirti questo. Recentemente hai scritto delle persone, di come nessuno si prenda cura dell'altro. Ma non è così. Sono stata accompagnata a scuola dai miei fratelli e sorelle – li chiamo così ora, perché non posso chiamarli semplicemente compagni di classe. Noi musulmani siamo contro il terrorismo. Non l'abbiamo mai supportato. Non pubblicare questa lettera, perché non parlo bene il Russo e faccio vari errori. Ma, se lo fai, ti prego di non scrivere i mio nome e dove vado a scuola. Li ho scritti solo per te. Volevo solo farti sapere che dopotutto, le cose non sono poi così male.

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