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100 giorni per Alaa: la famiglia dell'attivista egiziano in carcere conta i giorni mancanti alla sua liberazione

Alaa Abd El Fattah, foto di Nariman El-Mofty.

Dopo aver passato cinque anni in prigione, il blogger e attivista egiziano Alaa Abd El Fattah sarà rilasciato il 17 marzo 2019. L'8 dicembre scorso, la sua famiglia ha lanciato la campagna [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] “100 giorni per Alaa” per assicurarsi che la sua detenzione finisca in tempo.

La data del rilascio a marzo non segna la fine all'arresto di Alaa, ma piuttosto una transizione alla fase finale della sua sentenza. Dopo il suo rilascio, Alaa passerà ogni notte nella stazione di polizia locale per altri cinque anni, durante tutto questo tempo, sarà sotto sorveglianza della polizia.

Alaa è stato arrestato e portato via dalla sua famiglia nel novembre 2013. Più di un anno dopo, nel febbraio 2015, è stato finalmente processato e gli è stata inflitta una sentenza a cinque anni di carcere, per  aver “organizzato” una protesta sotto la legge di protesta del 2013, che vieta manifestazioni non autorizzate. Sebbene abbia partecipato ad una protesta [it] contro i processi militari per i civili il 26 novembre 2013, Alaa non ha avuto nessuno ruolo nell'organizzazione di questa. La sua sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione dell'Egitto nel novembre 2017.

Omar Robert Hamilton, un cugino di Alaa, ha delineato gli obiettivi della campagna su Twitter:

  1. To re-focus local and international attention on his case to ensure that Alaa is actually released on March 17th.
  2. To enter the concept of المراقبة (‘surveillance’ or ‘parole’) into the public consciousness. After release, Alaa is still sentenced to spend every night in his local police station for *five years*. We need to lay the groundwork for pressure against this.

1. Rifocalizzare l'attenzione locale e internazionale sul suo caso, per assicurarci che Alaa sia effettivamente rilasciato il 17 marzo 2019.

2. Introdurre il concetto di  المراقبة (“sorveglianza” o “libertà condizionata”) nella consapevolezza pubblica. Dopo il rilascio, Alaa è ancora sotto la sentenza che lo obbliga a passare ogni notte nella stazione di polizia locale per *cinque anni*. Abbiamo bisogno di porre le basi per la pressione contro questo.

Alaa è stato incarcerato o indagato sotto ogni capo di Stato egiziano che ha servito durante la sua vita. Nel 2006 è stato arrestato per aver partecipato ad una protesta pacifica. Nel 2011 ha passato due mesi in prigione, perdendo la nascita del suo primo figlio, Khaled. Nel 2013 è stato arrestato e detenuto per 115 giorni senza processo.

Alaa ha lavorato a lungo su progetti di attivismo tecnologico e politico con sua moglie, Manal Hassan. Proviene da una famiglia di importanti avvocati di diritti umani, compreso l'avvocato dei diritti umani Ahmed Seif El Islam, padre di Alaa, che è stato imprigionato molte volte sotto il regime di Hosni Mubarak. Anche le sorelle di Abd El Fattah, Mona e Sanaa Seif, sono difensori dei diritti umani che hanno fatto campagne a lungo contro i processi militari dei civili nel paese. Nel 2016, Sanaa ha scontato una pena detentiva di sei mesi per aver insultato un pubblico ufficiale.

Il calvario di Alaa è simile a molti altri egiziani che sono dietro le sbarre a causa del loro attivismo. Ci sono 60.000 prigionieri politici in Egitto, affermano i gruppi dei diritti umani. Quelli arrestati su carichi politicamente indotti, in Egitto sono spesso soggetti a scomparsa forzata, tortura e detenzione prolungata prima del processo e all’ isolamento.

Unisciti alla campagna #FreeAlaa

In una lettera ai partecipanti del RightsCon, una conferenza dei diritti digitali tenutasi a Toronto nel maggio 2018, Alaa ha sollecitato i suoi sostenitori a “correggere le [proprie] democrazie”.

This has always been my answer to the question “how can we help?” I still believe [fixing democracy] is the only possible answer. Not only is where you live, work, vote, pay tax and organize the place where you have more influence, but a setback for human rights in a place where democracy has deep roots is certain to be used as an excuse for even worse violations in societies where rights are more fragile. I trust recent events made it evident that there is much that needs fixing. I look forward to being inspired by how you go about fixing it.

Questa è stata sempre la mia risposta alla domanda “come posso aiutare?” Credo ancora che [correggere la democrazia] sia l'unica risposta possibile. Non solo si tratta di dove vivi, lavori, voti, paghi tasse e organizzi il posto dove hai più influenza, ma di un ostacolo per i diritti umani in un posto dove la democrazia ha profonde radici, dove ciò viene certamente usato come una scusa per violazioni perfino peggiori, nelle società in cui i diritti sono più fragili. Credo che gli eventi recenti abbiano messo in evidenza che ci sia molto da aggiustare. Non vedo l'ora di essere ispirato da come vi comportate riguardo l'aggiustamento.

Coloro che cercano di unirsi alla campagna “100 giorni per Alaa” sono invitati a mandare “resoconti, foto o atti di solidarietà” che saranno ripubblicati sulla pagina web della campagna:

This is an open-source campaign – we'll be putting out some new ideas, but need new thoughts and new energy coming in too. So get thinking with us!

The hashtag, as always, is #FreeAlaa – please join us in preparing the ground for Alaa's release.

Questa è una campagna open-source, trasmetteremo nuove idee, ma abbiamo bisogno anche di nuovi pensieri e nuova energia che ne facciano parte. Iniziate a pensare con noi!

L'hashtag, come al solito, è #FreeAlaa – unitevi a noi per favore, nella preparazione delle basi per il rilascio di Alaa.

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