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I risultati delle elezioni generali 2020 in Guyana sono stati oggetto di controversie

Il presidente in carica David Granger sorride dopo aver votato durante le elezioni generali della Guyana il 2 marzo 2020. Screenshot da un video di YouTube pubblicato da Guyane la 1ère.

Una mozione di sfiducia [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] dell'opposizione People's Progressive Party (PPP), contro la coalizione di governo della Guyana, A Partnership for National Unity/Alliance for Change( APNU+AFC), presentata al parlamento nazionale il 21 dicembre 2018, ha infine portato alle elezioni generali [it] del 2 marzo 2020, un anno dopo la data in cui erano costituzionalmente dovute.

Così come le controversie hanno influenzato il voto di sfiducia, hanno anche colpito il modo in cui vengono gestiti i risultati delle elezioni. Quasi una settimana dopo il voto non è emerso un chiaro vincitore, mentre un articolo del 6 marzo sullo Stabroek News, largamente riconosciuto come il giornale di prim’ordine del paese, ha accusato la Commissione Elettorale della Guyana (GECOM) di “lavorare nell'interesse” dell'attuale governo e “truccare le elezioni generali del 2020 proprio davanti ai nostri occhi”.

La battaglia sarà sempre feroce perché c'è molto in ballo. Le riserve di petrolio e gas scoperte di recente in Guyana di fatto saranno controllate da qualunque partito politico emerga vittorioso nelle elezioni e l'afflusso di investimenti esteri dal nascente settore energetico del paese si prepara a trasformare il suo potenziale economico. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che l'economia della Guyana crescerà dell'85% quest'anno, mentre il settimanale The Economist riporta che entro il 2024, la nuova ricchezza del paese “potrebbe aumentare il reddito pro capite da 5000 a 19.000 dollari, quasi lo stesso che in Polonia.”

Il PPP dell'opposizione, secondo quanto riferito impaziente di tornare in carica, ha una base d’appoggio nell’India orientale che comprende circa il 44% della popolazione; Gli afro-guianesi, che principalmente votano per chi è in carica, sono circa il 30 percento. Ci sono stati anche una crescente insoddisfazione pubblica nei confronti dell'amministrazione David Granger, leader dell'APNU, in merito alle elezioni e disaccordo tra i partner della coalizione, cosa che l'APNU poteva a malapena permettersi, dal momento che il partito detiene solo una leggera maggioranza parlamentare.

La Guyana sottoscrive un sistema di rappresentanza proporzionale, con 65 seggi in Assemblea Nazionale assegnati con la formula Hare Quota.

Dopo la chiusura della urne lunedì 2 marzo alle 18:00, osservatori elettorali hanno esortato la GECOM ad annunciare i risultati in modo tempestivo. Ma in un paese relativamente vasto in cui i voti vengono ancora conteggiati manualmente il processo può essere lento; i risultati parziali non erano attesi prima di mercoledì.

Il 5 marzo scorso, nove delle dieci regioni [it] della Guyana avevano dichiarato i loro risultati: il PPP era in testa [it] con oltre 50.000 voti. L'unica area che doveva ancora dichiarare i suoi risultati era APNU, caposaldo della Regione 4, che comprende la capitale, Georgetown, proseguendo verso sud fino a Timehri, lungo la riva orientale del fiume Demerara e includendo la seconda città più grande del paese, Linden.

Uno screenshot di Google Earth che mostra alcune delle aree comprese nella contestata Regione 4.

Sulla scia dei problemi segnalati con un foglio di calcolo (per legge, i risultati devono essere verificati in base alle Dichiarazioni delle Elezioni ufficiali) e un addetto all'inserimento dati trovato con un portatile e una chiavetta USB non autorizzati, al PPP è stata concessa un’ingiunzione giudiziaria che impedisce al funzionario addetto all'organizzazione e alla presentazione dei risultati della Regione 4 di dichiarare i risultati prima che possano essere adeguatamente verificati.

Lo stesso giorno, l'ambasciatore degli Stati Uniti, insieme agli alti commissari britannici e canadesi e all'ambasciatore dell'Unione Europea nel paese, ha rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si metteva in discussione la credibilità dei risultati della regione 4 pubblicati da GECOM e sollecitando che venga effettuato un conteggio adeguato [it] sulla base della Dichiarazione delle Elezioni.

Inoltre lo stimato Carter Center, che ha una lunga storia in Guyana ha affermato di essere “profondamente preoccupato per gli eventi che si sono verificati […] presso l'Ufficio del funzionario addetto ai risultati della regione 4 e per la decisione di annunciare i risultati che non sono stati verificati”. In una dichiarazione preliminare sulle elezioni, il Carter Center ha osservato che “il risultato del sistema elettorale è una votazione complicata” e ha esortato i leader politici del paese “ad impegnarsi a riformare il sistema elettorale attualmente in uso del ‘vincitore prende tutto'”.

Nel frattempo, nonostante lo sguardo indagatore internazionale e una formale sfida legale ai risultati della Regione 4, entrambe le parti hanno rivendicato la vittoria.

Ci sono anche reportage secondo cui, contrariamente al solito protocollo, GECOM aveva escluso i giornalisti locali dal suo centro di comando a partire dal 5 marzo, momento in cui è cominciata la disfatta della Regione 4. Da allora, sono scoppiate proteste per i risultati elettorali, alimentando voci e paure di violenza postelettorale in un paese con una storia di rivalità politiche legate alla razza.

L'8 marzo, un giudice deciderà se l'Alta Corte avrà o meno la giurisdizione per conoscere la richiesta che chiede che i voti della Regione 4 siano tabulati secondo la legge prima della dichiarazione di un risultato finale.

Aggiornamento, 8 marzo 2020: Roxane George-Wiltshire, primo ministro ad interim della Guyana, ha stabilito che il tribunale ha la giurusdizione per conoscere la causa di verifica della Regione 4. Le dichiarazioni sono programmate per essere ascoltate il 10 marzo 2020 alle 15:00, ora della Guyana (GMT / UTC – 4h).

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