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Un post islamofobo su Facebook genera episodi di violenza mortale a Bangalore

Image via Pexels by Pixabay. Free to use CC0

Immagine di Pexels da Pixabay riprodotta con autorizzazione (CCO)

A Bangalore [it] l’11 agosto scorso, un post provocatorio su Facebook ha provocato numerosi scontri tra manifestanti e polizia, causando tre morti e dozzine di feriti.

Il post in questione, che denunciava reati sessuali contro un minore, è stato, infatti, considerato un’offesa al Profeta Maometto [it].

Il messaggio è stato condiviso anche da P. Naveen, nipote di Srinivas Murthy, un politico del partito di opposizione Indian National Congress (INC)  e da allora è stato rimosso. Poco dopo la sua condivisione, una folla di manifestanti si è presentata davanti alla casa di Murthy, situata nel villaggio di Devarajeevanahalli, in una zona rurale di Bangalore (ufficialmente conosciuta come Bengaluru).

La folla ha anche tentato di bruciare due stazioni di polizia: nell'episodio, oltre ad alcuni manifestanti, sono rimasti feriti circa 60 agenti [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].

Le immagini della distruzione sono state ampiamente condivise sui social media, suscitando reazioni come quella dell'utente Twitter Jiten:

Cosa sta succedendo … Come possono distruggere la proprietà pubblica. Perché l'India non può essere severa con questi gundas.

(“Gundas” significa teppisti in kannada e hindi).

Lo scontro è sfociato in proteste su larga scala anche in altri due villaggi di Bangalore: KG Halli e DG Halli (Halli significa “villaggio” in Kannada). In seguito a questi eventi, il governo statale ha imposto il coprifuoco nella zona e la polizia ha arrestato oltre 100 persone.

I media affermano che alcuni dei manifestanti appartenevano al Partito Socialdemocratico Indiano, un partito politico islamico. Uno degli arrestati era Sayyad Nadeem, un meccanico di 24 anni morto a causa di COVID-19 durante la custodia. Dopo l'arresto, era stato ricoverato all'ospedale Bowring della città di Bangalore per aver lamentato dolori al petto e problemi respiratori. Secondo quanto riportato dalla polizia sarebbe morto pochi giorni dopo e il suo test per la COVID-19 sarebbe risultato positivo.

Il primo ministro dello stato del Karnataka, dove si trova Bangalore, BS. Yeddyurappa ha esortato le autorità a intraprendere un'azione rigorosa contro coloro che hanno partecipato alle proteste. Ha aggiunto che il suo governo, quello del Bharatiya Janata Party (BJP o Partito Popolare Indiano) [it], “non tollera tali provocazioni e dicerie“.

Anche se la Costituzione indiana è democratica e laica, la violenza tra le sue comunità indù e musulmane tormenta da molto tempo il paese. Negli ultimi anni, il problema è peggiorato a causa della disinformazione e delle campagne intimidatorie. All'inizio di quest'anno, nella capitale Nuova Delhi oltre 50 persone sono rimaste uccise durante le proteste contro il discutibile Citizenship Amendment Act (CAA). La maggior parte delle vittime era di religione musulmana.

Come riportato dal NewsLaundry, durante i recenti disordini a Bangalore, almeno cinque giornalisti sono stati attaccati dai manifestanti e dalla polizia.

Il giornalista Nolan Pinto ha denunciato l’abuso di potere delle forze dell’ordine scrivendo:

@CPBlr la tua polizia mi ha colpito la testa con un bastone anche se continuavamo a urlare che eravamo giornalisti. @prajwalmanipal è stato colpito alla schiena. Per salvarci siamo dovuti scappare dalla tua polizia nel momento in cui la folla si è dispersa!!

Grazie @path2shah per il primo soccorso.

Il giornalista Arun Dev ha raccontato come questi episodi di violenza hanno influenzato i cittadini di Bangalore, che non avevano legami né con i rivoltosi né con il nipote di un membro del Congresso:

Anche se si trovava vicino alla casa di Naveen, colui che ha pubblicato il contenuto denigratorio, il bar non era di proprietà di nessuno a lui legato. È stato un atto di vandalismo: infatti, prima di dar fuoco al bar, i clienti erano stati mandati via.

Sensi di colpa ed altre reazioni

All'indomani della violenza, sui social media numerosi gruppi di destra hanno affermato che il post di P Naveen era una risposta ai commenti dispregiativi di un certo Adyar Basheer Adyar che avrebbe insultato la dea indù Lakshmi.

Tuttavia, un'indagine dell'organizzazione di controllo dei fatti AltNews ha stabilito che queste affermazioni sono false. Il sito ha dimostrato infatti che il post anti-indù di Basheer era del 2018 e che P Naveen non aveva mai risposto: le due immagini sono state modificate per sostenere la fake news. La pubblicazione del post di Basheer nel 2018 in effetti aveva costretto la polizia ad intervenire nei suoi confronti.

Molti, tra cui la giornalista Anusha Ravi Sood, hanno condannato le violenze perpetrate dai gruppi musulmani:

La violenza a Bengaluru di martedì sera si è trasformata subito in una “lotta tra Dalit e musulmani”, mentre i messaggi provocatori che hanno scatenato la violenza sono stati messi da parte. Questa situazione è sorta in un momento in cui il paese ha visto entrambe le comunità riavvicinarsi su molte questioni come le NRC-CAA [Proteste contro la legge sulla cittadinanza].

Swara Bhaskar, un attore di Bollywood, ha condannato gli scontri in un tweet:

Non esiste nessuna scusa per la violenza e l’incendio doloso! No, i sentimenti feriti non sono una scusa!! La violenza dei teppisti musulmani a #Bangalore è altamente esecrabile. Dimostra solo che il fanatismo religioso è un flagello in tutte le comunità. I colpevoli devono essere puniti secondo la legge. Vergognoso!

Il parlamentare indiano Shashi Tharoor ha messo in evidenza il tweet dell'utente Muhammad Nuammir raffigurante dei musulmani nell’atto di proteggere un tempio di Bangalore con una catena umana:

Coloro che hanno incitato e perpetrato [le sommosse a Bangalore] #bangaloreriots devono essere trovati, arrestati e puniti in modo esemplare. Ma non devono essere equiparati a un'intera comunità: i teppisti e i vigilanti, infatti non rappresentano tutti gli indù. Anche questo è successo a Bangalore: https://t.co/TCrfo6kU7k 

Nonostante questo però, alcuni utenti twitter di destra continuano a diffondere fake news:

#bengaluruviolenza Voi musulmani avete innescato rivolte per l'insulto rivolto al profeta Maometto. Ora cosa possiamo fare con Voi. Voi vi siete presi gioco della nostra MATA. Questa era una rivolta programmata dai musulmani. Uno dei vostri prima ha insultato e poi per rispondere Naveen ha pubblicato la foto del profeta.

L'indiana espatriata Sandhya Subedi ha chiesto una punizione per i rivoltosi:

Caro Primo Ministro indiano @PMOIndia, per favore punisci i rivoltosi del Banglore nel modo più severo possibile! A un post di Facebook si risponde con un altro post di Facebook. Nessuno ha il diritto di creare rivolte e uccidere persone per un post di Facebook! Questa intolleranza dovrebbe essere condannata!

Prendendo atto della situazione, Tejasvi Surya, il membro del Parlamento di Bangalore del BJP, ha consigliato al governo del Karnataka di seguire l'esempio di Yogi Adityanath dell'Uttar Pradesh e confiscare le proprietà dei rivoltosi come un modo per compensare la perdita delle proprietà pubbliche. Questa è una misura che gli attivisti indiani considerano prevenuta nei confronti delle minoranze e che contribuisce a reprimere le proteste contro questioni legittime.

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