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Per salvare l'economia, la Tunisia può riformare il suo sovradimensionato settore pubblico?

Edifici governativi a Tunisi, la capitale della Tunisia. Foto di Amy Keus su Wikimedia (CC BY-SA 2.0)

L'assunzione di funzionari statali è aumentata massicciamente in Tunisia dalla rivoluzione [en]. Ora il declino economico sta spingendo il paese verso una riforma nel tentantivo di tagliare la spesa pubblica.

L'economia della Tunisia era già malmessa, dopo decenni di salari bassi e disoccupazione elevata, che furono le cause alla radice della “rivoluzione dei gelsomini.” La pandemia della COVID-19 ha peggiorato le cose, aumentando la mancanza d'impiego e rendendo più profonda la crisi. Affossato dai debiti, il governo  tunisino guarda ora al Fondo Monetario Internazionale (FMI) per un salvataggio finanziario da 4 milioni di dollari americani. Secondo il primo ministro, Hichem Mechichi, questa è “l'ultima opportunità” [en] per salvare l'economia del paese, ma a condizione che la Tunisia riformi la sua economia e riduca i salari e sussidi del suo settore pubblico.

La Tunisia è regolarmente celebrata dai governi occidentali come la storia di successo della Primavera araba [it], ma lo stato delle sue finanze è una minaccia per la transizione politica e la democrazia. Il paese ha accumulato un deficit cronico stimato al 11.5 % del prodotto interno lordo e un debito pubblico al 90% del PIL. Il pagamento di salari pubblici rappresenta oltre metà della spesa pubblica ed è una tra le più alte al mondo, in confronto alle dimensioni dell'economia tunisina, secondo uno studio del [en] FMI.

Il caro prezzo della ‘pace sociale’

Il numero di funzionari statali è cresciuto esponenzialmente, quasi raddoppiando dalla rivoluzione. Uno dopo l'altro, i governi successivi hanno usato il pubblico impiego per placare il malcontento pubblico. “Lavoro, libertà e dignità” sono state le implacabili e fondamentali pretese della gioventù tunisina frustrata dalla diffusa corruzione e la carenza di opportunità. Essendo il diritto di lavorare con dignità e per un salario equo tutelati dalla Costituzione [fr – come i link seguenti salvo diversa indicazione], i governi si sono trovati sotto pressione circa la creazione di posti di lavoro. In assenza di un solido piano economico e stato sociale, molti sono stati assunti nella pubblica amministrazione non sulla base di necessità ma in risposta alle proteste riguardo all'impiego e la giustizia sociale. Kamel Ayadi, ex ministro per il settore pubblico, ha affermato che ii governo hanno assunte persone per comprare la “pace sociale.”  Le manifestazioni in tutto il paese di giovani disoccupati che chiedevano i loro “diritti per lo sviluppo e il lavoro” a  Kassrine, Tataouine e altre città sono risultate in promesse di pubblico impiego. Queste hanno raggiunto il culmine nel 2020, quando a seguito di mesi di proteste [en] dei laureati tunisini, il parlamento ha approvato un disegno di legge che garantisce a tutti quelli che sono stati disoccupati per almeno dieci anni l'assunzione nel settore pubblico – anche se non è chiaro se e come queste misure saranno applicate.

Oltre a rispondere alle richieste di posti di lavoro, l'assunzione nel settore pubblico è stata usata anche per altre motivazioni politiche di fazione. Molti sono stati accusati – in particolare, il partito islamista Ennahda – di aver assunto tra i loro sostenitori e lealisti per assicurare il consolidamento del loro potere. Sotto il precedente regime di Zine El-Abdinie Ben Ali, gli islamisti rappresentavano la principale opposizione e sono stati perseguitati e banditi dal potere. Dopo decenni di oppressione, il mandato pubblico è stato visto dalla nuova leadership post-rivoluzionaria come un equo risarcimento e compensazione per la loro esclusione in passato. Il più marcato incremento nell'assunzione pubblica ha avuto luogo durante il governo della coalizione della “Troika [en]” tra il 2011 e il 2014, guidato a Ennahda. Secondo l'Unione Tunisina per il Pubblico Sevizio e la Neutralità dell'Amministrazione (USPNA), “il 90% delle nomine nel pubblico settore sotto la Troika sono state fatte sulla base di preferenze di parte, regionali e familiari.” Ambasciatori e consoli, governatori, magistrati e amministratori in aree strategiche come media, sicurezza e tecnologie dell'informazione sono stati reclutati tra i sostenitori del partito, secondo dei rapporti. Una controversa legge l'amnistia è stata adottata nel 2012 garantendo un lavoro nel settore pubblico 7000 persone rimaste ferite durante la rivoluzione, come risarcimento e in riconoscimento al loro sacrificio.

In una mia intervista Mohamed*, un giovane ingegnere ha detto, “I politici successivi hanno contribuito a peggiorare la corruzione. Hanno trasformato l'amministrazione in un mammoth disfunzionale incapace di soddisfare le sue funzioni primarie. Queste miopi misure populiste sono una ricetta sicura per il fallimento.”

Il deterioramento dei servizi pubblici e l'aumento dei salari

Sotto le pressioni della potente Unione Generale dei Lavoratori Turchi (UGTT), la crescita incontrollata nel numero di funzionari statali è stato affiancato da un aumento dei salari. Secondo uno studio dell'Instituto Nazionale di Statistica (INS), i salari sono cresciuti del 23.18 % tra il 2011 e il 2015, con il più alto aumento sotto la Troika nel 2013. Questa combinazione ha portato un ripido aumento del costo dei salari pubblici in un bilancio statale già risicato. L'aumento del personale e dei salari, tuttavia, non è risultato in prestazioni migliori, tutt'altro. La maggior parte dei settori pubblici — educazione, salute, sicurezza ecc. — sono deteriorati. Il settore privato sta tappando il buco con smaglianti scuole  e ospedali privati a un prezzo non sostenibile per la maggior parte dei Tunisini.

“Questi ultimi dieci anni della post-rivoluzione, romanticizzati  dall'Occidente, hanno significato per noi più miseria e la convivenza col fallimento delle istituzioni statali. Una volta avevamo dei servizi pubblici eccellenti. Ma ora ogni giorno c'è qualcosa di nuovo che si rompe. I servizi di base come l'acqua che ora è di troppa bassa qualità per essere bevuta. Compriamo acqua in bottiglie. I trasporti sono affollati e pericolosi. Le scuole e gli ospedali sono così malmessi che devono rivolgersi al settore privato. Ma chi può permetterselo?” Mi ha detto con amarezza Salwa*, un funzionario statale in pensione.

Quello che è più problematico non sono  tanto le dimensioni quanto le prestazioni dell'amministrazione. Non essendo basate sui bisogni, le competenze e il merito, la produttività e l'efficienza sono crollate. Nel 2015, uno studio dell'Associazione Anti-Corruzione Tunisina ha rilevato che l'assenteismo nel settore pubblico era cresciuto in maniera allarmante e gli impiegati statali lavoravano effettivamente per una media di soli otto minuti al giorno. Una consultazione nazionale condotta dall'Ente Nazionale per la Lotta Contro la Corruzione (Instance Nationale de Lutte Contre la Corruption) nel 2020 ha dimostrato che l'87.2 % dei Tunisini crede che la corruzione sia cresciuta in maniera grave e il 28.5 % ha riportato di aver avuto esperienza con almeno una situazione di corruzione nel 2020.

La maggior parte della classe politica e dei cittadini sono d'accordo che il pubblico settore non è sostenibile e deve essere riformato urgentemente. Ci sono stati numerosi tentativi di riforma ma nessuno che abbia davvero svoltato. Come in altri settori, la Tunisia è stata lenta nel prendere misure, procrastinando o facendo un passo avanti e due indietro a vantaggio i pochi, e ostacolando il cambiamento alle spese della maggioranza. I donatori internazionali hanno contribuito a questa caduta economica col risultato che oggi la Tunisia sta cercando urgentemente un prestito di salvataggio dall'IMF. In una regione instabile e in un paese alle porte dell'Europa, la priorità dei donatori è stata quella di consolidare la transizione democratica anche al costo di mantenere a galla un sistema economico disfunzionale e fallimentare. Ciò ha avuto un effetto pervasivo, creando un circolo vizioso di finanziamenti non commisurati al progresso economico che nel lungo termine mina, invece di sostenere, la transizione democratica.

*Nomi cambiati dietro richiesta

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