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Venezuela: analisi e reazioni alle elezioni legislative

Il Venezuela è un Paese diviso, polarizzato e conflittuale; eppure, il 26 settembre scorso ha dimostrato un atteggiamento civico esemplare. Per la popolazione il voto è diventato uno strumento di potere, e l'ha dimostrato con un 66% di affluenza, record senza precedenti per delle elezioni legislative. Nelle consultazioni precedenti, a causa dell’appello dell’opposizione a non votare, l'affluenza fu praticamente nulla – il che portò a Chavez la maggioranza assoluta nell’Assemblea Nazionale. Di quest'errore, che consegnò al Presidente un potere senza precedenti nel sistema democratico venezuelano, l'opposizione si è assunta tutta la responsabilità.

Nei giorni antecedenti al 26 settembre i cittadini hanno utilizzato i social network per convincere i loro fan e i loro amici a votare. [Nel Paese non si era mai visto un tale ricorso agli status di Facebook per invitare al voto]; le esortazioni alla partecipazione sono circolate anche tramite i telefoni cellulari (Blackberry), e attraverso Twitter, lo strumento preferito dai venezuelani. La chiamata al voto è durata fino alla chiusura dei seggi, e i partiti politici avversari hanno mantenuto lo stesso atteggiamento con i propri simpatizzanti, con appelli che invitavano “A VOTARE!”. In base a quanto ci dicono i dati, si può dire che di fatto l'appello ha funzionato: l'astensionismo è stato solo del 35%.

Foto sulle elezioni in Venezuela

"“Cose semplici che valgono tanto: testimonianza della partecipazione alle elezioni 2010 sulla bandiera venezuelana perché al di lá dei partiti politici, l’ho fatto e lo continuerò a fare per il mio Paese” immagine dell'utente Flickr @Ivanchild' ripresa con licenza Creative Commons 2.0.

La blogger e utente di Twitter Karelia Espinoza (@kareta) ammette di essere indecisa, e di non sentirsi rappresentata da nessuna delle due parti politiche. Nel suo blog EXPLÍCAME [es, come gli altri eccetto dove diversamente indicato], racconta:

El pasado 26 de septiembre voté y participé cívicamente en un proceso electoral, como siempre lo he hecho, no porque me vea reflejada en algún bando sino porque creo que tengo en común con los candidatos y los demás electores el creer que podemos ser un país y no dos. Lo que quiero decir, con toda esta introducción, es que no nos hemos dado cuenta de las cosas que tenemos en común y que para ello debemos reconocer la existencia del otro, pero eso sí: sin obligarlo a aceptar nuestras posiciones, que creo es el error de quienes nos gobiernan (tanto en las regiones como a nivel nacional)

Lo scorso 26 settembre ho votato e partecipato civicamente a un processo elettorale, come ho sempre fatto, non perchè mi rispecchi in una delle parti, semmai perché credo di condividere con i candidati e gli elettori la convinzione che il Paese [possa essere unito, e non diviso]. Quello che voglio dire, con questa introduzione, è che non ci siamo resi conto delle cose che abbiamo in comune e che è in virtù di queste che dobbiamo riconoscere l’esistenza dell’altro, senza però obbligarlo ad accettare le nostre posizioni. Credo sia questo l’errore di chi ci governa (tanto nelle regioni così come a livello nazionale)

Grazie alle piattaforme civiche si poteva denunciare irregolarità nei seggi elettorali. È il caso di votojoven.com e dalepoderatuvoto.org, che hanno svolto un eccellente lavoro di giornalismo participativo attraverso SMS, tweet, formulari web, email e discussioni via CoverltLive, [tutti interventi pubblicati] senza interventi redazionali, censure o filtri.

Marco L. (@solo_marco) racconta il funzionamento del suo seggio elettorale, a Caracas:

Col passare del pomeriggio del 26, le strade di Caracas si sono svuotate e i venezuelani sono tornati a casa in attesa dei risultati. Nell'aria c'era molta aspettativa. Twitter, ancora una volta, è stato protagonista dell’informazione, poiché i canali televisivi, la radio e i portali informativi hanno proibito la divulgazione di qualsiasi tipo di proiezione. Di conseguenza, su Twitter hanno preso a circolare alcuni dati e proiezioni; nonostante ciò la maggioranza ha tenuto un atteggiamento responsabile, scegliendo di non inviare re-tweet e aderendo a un patto di #NoRumor [niente indiscrezioni], risultato utile a tutti e anche al citizen journalism.

Risultati:

La popolazione venezuelana ha atteso per più di sei ore, dopo la chiusura dei seggi elettorali, fiduciosi di quello che aveva affermato il Presidente del Consiglio Nazionale Elettorale, Tibisay Lucena, secondo cui sarebbe stato pubblicato un primo bollettino dopo sole tre ore. L'atmosfera era di calma tesa; eppure, il venezuelano medio, famoso per l’autoironia in momenti di difficoltà, ha atteso con ottimismo e con il tipico senso dell'umorismo che lo caratterizza.  “Molte volte ci si chiede se, con il nostro senso dell'umorismo, non finiamo per togliere serietà alle cose importanti. Io credo che il senso dell'umorismo ci aiuti a trovare il lato comico delle cose serie, senza che queste perdano la propria importanza”,  rifletteva l’umorista e politologo Laureano Márquez via Twitter, mentre ancora si attendevano i risultati.

Mentre aspettava i risultati, il Presidente Chávez ha inviato un messaggio attraverso il suo account Twitter. In uno di questi ha scritto (@chavezcandanga):

Bueno me han dicho que el pueblo viene pa Miraflores! Pues los espero aquí!! Pero ojo con la CONSOLIDACION!! Que nadie baje.la guardia!

Dunque, mi hanno detto che il popolo viene verso Miraflores! Lo aspetto qui!! Però attenzione al CONSOLIDAMENTO [della Rivoluzione]! Nessuno abbassi la guardia!

Il “Balcón del Pueblo” rappresenta per Chávez un simbolo di vittoria. A ogni elezione il Presidente si affaccia al Balcón a Miraflores e festeggia con i suoi simpatizzanti: stavolta, però, la sua assenza è stata emblematica per tutti.

Alla fine, alle 2:40 del mattino del 27 settembre i venezuelani hanno potuto conoscere un primo risultato parziale (9 seggi rimanevano in attesa di assegnazione). Francisco Toro di Caracas Chronicles [en] ha costruito una mappa interattiva con Google Maps, mostrando i risultati finali di ciascuna sezione elettorale. Anche El Universal mostra i risultati in forma interattiva.

Le reazioni ai risultati sono state variegate, dal momento che l’opposizione (in blu nel grafico qui sotto), pur avendo raccolto la maggioranza del voto popolare (52%) ha conseguito solamente 65 seggi, mentre che il governo chavista (rosso nel grafico) ha conseguito 98 seggi pur avendo ottenuto appena il 48% delle preferenze. Il quotidiano spagnolo El País spiega così la situazione: “il chavismo ha riformato le norme su elezioni e partecipazione politica nel dicembre 2009. Con la nuova legge, le regioni meno popolose del paese hanno più rappresentanti in parlamento e ciascun deputato, per essere eletto in queste regioni, ha bisogno di meno voti che nelle regioni più grandi”. Francisco Toro sottolinea [eng] come la riforma elettorale applicata a queste elezioni avrebbe “rubato” all'opposizione circa 10 seggi.

Parlamento Venezuelano 2010, rirpeso con Licenza Creative Commons 3.0

Américo Hernández ha scritto “Venezuela. ¡Qué grande eres!”, post apparso nel portale filogovernativo Aporrea:

Por supuesto que esta victoria del 26S es el comienzo del camino de Chávez rumbó a un nuevo triunfo como candidato presidencial de Venezuela 2012.Quiéranlo o no el gran ganador del 26S es el Presidente Chávez. Y eso de que su popularidad estaba por el piso es una mentira del tamaño del Kilimanjaro. Cómo mentirosos son los dueños de las encuestadoras que lo daban como perdedor. Por supuesto que la guerra a cuchillo en la oposición por la candidatura presidencial se intensificará en la intención que tienen algunos de los prospectos por abrogarse los votos que llevaron a los 61 diputados a la Asamblea Nacional. Por supuesto que esos diputados tienen que trabajar duramente y dejar la tiradera de piedras.

È certo che questa vittoria del 26 Settembre è l’inizio del cammino di Chávez verso un nuovo trionfo come candidato Presidente nelle elezioni del 2012. Lo vogliano o no, il grande vincitore del 26 è il Presidente. E la diceria che voleva la sua popolarità in caduta libera è una menzogna grande come il Kilimangiaro, così come sono bugiardi i responsabili delle agenzie di sondaggi che lo davano per perdente. E’ sicuro che la lotta agguerrita nell’opposizione in vista della candidatura per le presidenziali s’intensificherà anche attraverso il tentativo di qualcuno di loro di attribuirsi il merito dei voti che le hanno permesso di conquistare i 61 seggi in Parlamento. Di certo, questi deputati devono lavorare duramente e abbandonare gli atteggiamenti diffamatori.

Altri cittadini analizzano il voto in maniera più responsabile. L’utente di Twitter e oppositrice Tutu Domínguez (@tutudominguez), propone una riflessione dal suo blog Palabras más, Palabras menos:

Otra cosa que tenemos que aprender, es que no hay peor guerra que la que no se lucha. Nos dejamos invadir por el sentimiento derrotista de que íbamos a unas elecciones trucadas. Y sí, no hay duda que lo de los circuitos electorales fue una trampa, pero lo sabíamos y no luchamos porque fuera distinto, al igual que hace 5 años dimos por perdida la Asamblea Nacional y nadie salió a votar. Ayer, con todo y el sentimiento de derrota, decidimos dar la pelea y el esfuerzo fue recompensado. ¿Que pudieron haber sido más diputados? Sí, estoy de acuerdo. ¿Qué absurdo que la mayoría de los votos estén representados por minoría en la Asamblea Nacional? Totalmente. ¿Que perdimos? ¡Jamás! El triunfo de ayer fue importante, porque además de mayoría, de diputados y de democracia, le devolvió a Venezuela algo que hacía tiempo habíamos dado por perdido y fue la esperanza.

Un’altra cosa che dobbiamo imparare è che non c’è peggior guerra di quella che non si combatte. Ci siam lasciati pervadere dal sentimento disfattista per cui le elezioni sarebbero state truccate. Non c’è dubbio che la macchina elettorale sia truffaldina, e anche se lo sapevamo non abbiamo lottato abbastanza per cambiare le cose, proprio come 5 anni fa abbiamo dato per perse le elezioni legislative, e nessuno andò a votare. Ieri, nonostante tutto e pur aspettandoci una sconfitta, abbiamo deciso di lottare e lo sforzo è stato ricompensato. Potevano essere eletti più deputati? Sì, sono d’accordo. Assurdo che la maggioranza dei voti risulti rappresentata dalla minoranza nell’Assemblea Nazionale? Decisamente. Abbiamo forse perso? Per nulla! Il trionfo di ieri è importante, perché al di là della maggioranza, dei deputati e della democrazia, ha restituito a Venezuela qualcosa che tutti, da tempo, davamo per perso: la speranza.

César Guevara, blogger filogovernativo, nel post “Ni estoy contento, ni voy a hacer falsa comparsa” [“Non sono né contento né farò buon viso a cattivo gioco”], del suo blog César Guevara Irreverente, afferma:

No me place el resultado de las elecciones y por primera vez acerté cabalmente un pronóstico. […] Lograr dos tercios de los curules era imprescindible, no una opción, y al no lograrlo la revolución salió derrotada. Además el voto general nos fue adverso aunque haya virtual empate técnico, así que aquí hay doble derrota. ¿Está usted, camarada amigo, lo suficientemente obnubilado como para no aceptarlo?

Veamos ahora las causas de la derrota. Archiconocidas lo son: corrupción, alto índice delictivo, arbitrariedad jurídica, inflación con especulación como componente primario, pésimo estado de los servicios públicos por ineficiencia y falta de compromiso, y horrible política comunicacional que nunca hemos podido manejar inteligentemente. Si esta revolución se pierde, la pierden una sarta de incompetentes que no entienden lo que es hacer gobierno.

Non mi piace il risultato delle elezioni e per la prima volta lo avevo azzeccato in anticipo. […] Raggiungere i due terzi dei seggi era imprescindibile, e non averli raggiunti significa che la rivoluzione esce sconfitta. Per di più il voto generale, anche se c’è un virtuale pareggio tecnico, ci è contrario, così che si può parlare di una doppia sconfitta. Amici e compagni, non sarete forse troppo offuscati per capirlo?

Analizziamo le cause della sconfitta. Tra le più note: la corruzione, l’alto livello di delinquenza, l’arbitrarietà giuridica, la preponderanza dell’inflazione mista a speculazione, il pessimo stato dei servizi pubblici dovuto all'inefficienza e all'incapacità di scendere a compromessi, e una comunicazione politica scandalosa, che non siamo mai riusciti a gestire in modo intelligente. Se finisce la rivoluzione, finisce a causa di una serie di incompetenti che non capiscono cosa significhi governare.

Edgar B scrive per Panfleto negro del risultato delle elezioni nel post “Resultados imbéciles de una elección imbécil” “Gli stupidi risultati di una stupida elezione”:

Resultados a las mas de 6 horas de haberse cerrado el proceso, tardanza más que incoherente y diabólica, deja ver, no sólo el grado de desprecio que tiene el ente comicial hacia los grupos bipartidistas existentes, sino la imbécil respuesta de los partidos acostumbrados  a la limosna informativa oficial […]

Fuera del análisis político/místico opositor ¿Qué nos queda? Una elección donde nadie ganó realmente. Todos, absolutamente todos no sólo no ganaron, sino que perdieron (Y no es lo mismo no ganar, que perder). La oposición logro menos diputados de lo que les corresponde y el gobierno tienen reducido parcialmente  su margen de acción (he allí la imbecilidad del asunto).

I risultati [sono stati diffusi] dopo più di 6 ore dalla chiusura dei seggi, un ritardo decisamente incoerente e sospetto che lascia intravedere non solo il grado di disprezzo che ha l’ente elettorale verso i gruppi politici, ma anche l'inadeguatezza della risposta dei partiti abituati a elemosinare informazioni ufficiali. […]

Al di là dell’analisi politico-mistica dell’opposizione, che ci rimane? Elezioni dove in realtà non ha vinto nessuno. Tutti, assolutamente tutti, non solo non hanno vinto, ma hanno perso (e non vincere è diverso da perdere). L’opposizione ha conquistato meno seggi di quanti gliene spettavano e il governo si è visto ridurre il margine di azione (sta qui la assurdità della questione).

Le diverse interpretazioni a queste elezioni non dicono nulla di buono sulla democraticità del processo. Di fronte all’incertezza dei risultati, la giornalista Andreina Flores  (@andreina) ha interrogato il presidente Chávez circa la distribuzione e il conteggio dei seggi elettorali. Il video della conversazione tra la giornalista e il Presidente è stato divulgato attraverso blogs, YouTube, Twitter. Nel blog The Devil's Excrement, l’autore commenta il video nel post “Andreina asks Chávez simple question, gets insulted, he never answered” [eng] (Andreina fa una semplice domanda a Chávez, lui la insulta e non risponde”).

Dopo queste elezioni, molti venezuelani ritengono che in Venezuela sia giunta l'ora del cambiamento. Si avvicinano le elezioni presidenziali del 2012, e il Presidente Chávez, dopo 11 anni di governo, deve vedersela con un’inflazione del 30%, un senso incontrollabile di insicurezza e una popolarità al 42%. Il suo motto era chiaro: “Dobbiamo continuare a rafforzare laRivoluzione”. All’opposizione, per parte sua, manca un leader che possa instaurare un rapporto di affinità con il popolo e mobilitare le masse, necessarie per sconfiggere il Presidente più carismatico che il Venezuela abbia mai avuto: questi 11 anni lo dimostrano.

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