chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Iran: la nuova ondata di stiliste locali

Radaa Brand- Designed by Iranian fashion designer Maryam Vahidzadeh- Spring 2013 collection

Radaa Brand, prodotto dalla stilista iraniana Maryam Vahidzadeh. Collezione Primavera 2013

Anni fa le donne iraniane, specialmente quelle della generazione più giovane, hanno ricercato avidamente la “marca” giusta – cioè straniera, preferibilmente occidentale. Le marche straniere sembravano più alla moda e di tendenza, ed erano perciò più care. Ne esistevano alcune nazionali, ma non venivano considerate abbastanza di buon gusto secondo gli standard dei più giovani.

Ma da qualche tempo le cose hanno cominciato a cambiare: stilisti nazionali hanno cominciato a emergere con le loro idee originali e dei nuovi design per donne ideati in patria hanno cominciato ad apparire e ad attrarre attenzione.

Al momento in Iran ci sono dozzine di marche locali, registrate e non. Come altri nell'industria della moda globale, i nuovi design entrano in mercato ogni stagione. Come gli altri stilisti, esse hanno i loro modelli, ma diversamente dalle altre aziende, non c'è molta pubblicità. Le loro foto professionali sono invece molto diffuse sui social media.

Poosh, marca iraniana registrata per donne

Poosh (conosciuta anche come Pooshema) [en, come i seguenti] crea una vasta gamma di prodotti, dall'abbigliamento agli accessori, dalle borse alle scarpe. L'azienda è formata da vari stilisti diretti da Farnaz Abdoli, creatrice principale.

“Quando ero più giovane non riuscivo a trovare i vestiti che desideravo. Pensavo sempre: perché dovrei essere obbligata a seguire un formato specifico quando si tratta di vestiti per tutti i giorni? Perché non posso mettere qualcosa che sia bello e che non si scontri con il codice d'abbigliamento islamico?” ricorda Abdoli. 

Con questa idea in mente, Abdoli, che ha un diploma in graphic design, decise di creare il proprio stile. Ha partecipato a diversi workshop di fashion design a Tehran, Istanbul e Dubai, e ha tenuto delle mostre di abbigliamento, fino a quando, tre anni fa, ha creato il marchio Poosh.

“Prima dell'inizio di ogni stagione controllo i trend della moda mondiale e cerco di restare in linea con quelli… Sono in contatto con degli stilisti iraniani che vivono all'estero e discuto le mie idee con loro prendendo i loro consigli,” dice.

Poosh è un marchio registrato ufficialmente in Iran. Ha, cioè, tutti i permessi necessari dell'Unione per l'abbigliamento, dell'Amministrazione per i luoghi pubblici, del Ministro della cultura e della guida islamica.

Abdoli spiega che avere tutti i permessi è stato un processo molto lungo e costoso, motivo per cui non ci sono così tanti marchi ufficiali per donne in Iran.

“E’ un'area molto sensibile,” dice. “C'è molta pressione per paura di non oltrepassare le linee rosse. Perciò molte persone non vogliono prendere il rischio e investirci e ci sono molti stilisti che lavorano in modo non ufficiale, pubblicizzando solamente su Facebook e Instagram.”

Poosh è passata attraverso tutti i processi amministrativi. Ha un marchio ufficiale che ha il suo negozio nella zona ovest di Tehran, ma usa ancora i social media come uno dei metodi pubblicitari e ha più di 85,000 mi piace su Facebook.

 

“La maggior parte delle persone che ci seguono su Facebook vivono all'estero,” dice. “Riceviamo molti ordini dagli altri paesi, specialmente Stati Uniti e Canada e molti di loro non sono nemmeno Iraniani. Ci conoscono tramite articoli scritti e pubblicati sui media in lingua inglese.”

Ma spedire gli ordini non è facile. “A causa delle sanzioni, accettare la valuta straniera attraverso la banca è impossibile. Perciò solo quelli che hanno un intermediario in Iran hanno la possibilità di acquistare i nostri prodotti,” dice.

Poosh sceglie i propri modelli dalle tante richieste che riceve. C'è una squadra di fotografi di moda professionisti che sanno come non oltrepassare la linea, sebbene Abdoli aggiunga che non ci sono specifiche direttive riguardanti la fotografia di donne in Iran.

“Non dobbiamo chiedere un permesso per ogni nostra foto, ma comunque siamo sotto controllo. A volte riceviamo degli avvertimenti, ma fino ad oggi non abbiamo avuto nessun problema a riguardo.”

Anar Design, misto di design moderno e tradizione

Anousheh Assefi dice che sebbene non abbia registrato il suo marchio “Anar” (melograno in Farsi), ha comunque il suo atelier e tiene una mostra di scialli e mantelli, soprabiti lunghi o corti che sono diventati un elemento base della moda delle donne iraniane.

Nata nel 1983, Assefi ha un diploma in design di tessuti e un master in illustrazione. Ha creato Anar Design con un socio e ha poi continuato a lavorare da solo dopo che quest'ultimo ha lasciato l'Iran.

Assefi, che è insegnante di fashion design in diverse istituzioni iraniane, ritiene che il cambio parziale nel gusto iraniano dalle marche straniere a quelle nazionale è dovuto alla più vasta varietà di tessuti ora disponibile.

“Poco a poco le persone si sono abituate ai colori e hanno cominciato a vestire dei soprabiti per apparire diverse,” spiega. “Inoltre, il tipo di soprabito che portiamo in Iran è in qualche modo un'invenzione iraniana e di conseguenza non può essere importata… I soprabiti importati non hanno la stessa delicatezza e la stessa qualità.”

Anar Design è pubblicizzato sui social media e ha più di 3,800 seguaci su Facebook che sono informati sui nuovi modelli e le future esposizioni.

Anar Design è un misto di colore e design occidentale e orientale. “Grazie al mio lavoro sono consapevole dei trend della moda nel mondo,” spiega. “Inoltre, mi piace mischiare il design moderno con quello tradizionale, per esempio creando dei patchwork usando dei tessuti di seta moderni.”

Le modelle di Assefi sono le sue amiche. “Devono essere attraenti e in forma. Inoltre, devono sentirsi a loro agio sapendo che le foto che le ritraggono verranno distribuite online. Di solito modifico le foto da sola, ma a volte i miei amici mi aiutano.”

Sebbene in alcune foto le modelle non portino un velo sulla testa, Assefi assicura che nessuno è mai intervenuto dicendo loro di seguire il codice di abbigliamento islamico.

Radaa, facile da portare

Maryam Vahidzadeh ha 24 anni e vive a Shiraz, città del sud. Il suo marchio Radaa (“abito”) è stato creato nell'estate del 2012 ed è agli ultimi passi del processo di registrazione ufficiale.

“I miei design non hanno un tema uniforme. Credo che ognuno debba sentirsi a proprio agio con i suoi abiti… Scelgo tessuti che non hanno bisogno di una stiratura frequente e i design non sono mai grezzi o senza carattere. Posso affermare che sono moderni e comodi, piuttosto che classici e formali,” dice Vahidzadeh.

Vahidzadeh, che ha una laurea in architettura, racconta che quando ha cominciato a vedere che le persone erano interessate nei suoi design per interni ha pensato di creare la propria marca di abbigliamento.

“Recentemente molti stilisti iraniani hanno cominciato a lavorare attivamente e pubblicamente…diversamente da qualche anno fa, ora le marche nazionali sono più favorite di quelle straniere e trovo fantastico che possiamo creare basandoci sul nostro gusto, non essendo più obbligate a basarci sui design stranieri che sono basati su un gusto e uno stile diverso.”

Essendo un marchio registrato, Radaa può essere pubblicizzato, ma è comunque molto attivo su Facebook, dove ha circa 13,500 mi piace.

Vahidzadeh dice di essere interessata all'espansione del suo lavoro e dell'area di distribuzione. Ha ricevuto molti ordini da paesi stranieri, come ad esempio il Regno Unito, ma ha spiegato che a causa degli alti costi di spedizione e ad altre restrizioni, non ha potuto spedire i suoi prodotti. Aggiunge, “mi è stato proposto di collaborare con degli stilisti in Olanda e Svezia, ma non mi è stato possibile.”

Le modelle di Radaa sono delle amiche di Vahidzadeh. Ha detto che a Shiraz non ci sono molte persone che vogliono posare, ma ultimamente ha ricevuto delle richieste di persone interessate da Tehran.

Al giorno d'oggi ci sono dozzine di stilisti concentrati sull'abbigliamento femminile in iran. Sebbene non ci siano delle direttive stabilite riguardo alla moda femminile e alla fotografia di moda, la nuova generazione di stilisti è più motivata che mai per soddisfare le richieste esigenti delle donne iraniane.

5 commenti

unisciti alla conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.