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La vittoria delle attiviste saudite per la guida alle donne, l'ombra della tutela maschile e gli arresti

Opera d'arte a sostegno della campagna “Sono custode di me stessa”. Crediti: Artista @MsSaffaa

Questo post è stato scritto da Khalid Ibrahim [en, come tutti i link seguenti], direttore esecutivo del Gulf Center for Human Rights, una organizzazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove la libertà di espressione, associazione e assemblea pacifica nella regione del Golfo e nei suoi paesi limitrofi.

Il 26 settembre, il re Salman dell'Arabia Saudita ha emesso un ordine al Ministero degli Interni per iniziare a rilasciare patenti di guida alle donne, finalmente permettendo a queste cittadine di guidare nel regno. L'attuazione effettiva della decisione attesa da molto tempo non prenderà il via fino al 24 giugno 2018, con la costituzione di un comitato ministeriale entro 30 giorni dall'ordine reale per formulare indicazioni.

Tale mossa è venuta in seguito ai molti anni di campagne e lotta guidati dalla campagna per le donne alla guida, che risale al 6 novembre 1990, quando 47 donne in una manifestazione per le strade della capitale Riyadh, guidarono le loro auto in segno di protesta del divieto. Le 13 vetture che stavano guidando furono fermate dalle forze di polizia inviate per far fronte alla protesta.

A questa sono seguite molte campagne simili negli ultimi anni, portate avanti da donne saudite che guidano le loro automobili per sfidare il divieto. Le autorità saudite hanno risposto arrestando diversi attivisti, come nel caso in cui, il 1 dicembre 2014, Maysaa Al-Amodi e Lujain Al-Hathlol sono state arrestate dopo aver guidato le loro auto.

Anche se l'ordine regale non verrà attuato per altri 10 mesi, ci sono gravi preoccupazioni che questa nuova commissione ministeriale possa avviare il suo lavoro con l'adozione di indicazioni emanate in precedenza dall'Assemblea Consultiva dell'Arabia Saudita. Nota anche come Consiglio della Shura, l'Assemblea è un organo consultivo con poteri limitati che include la proposta di leggi e la consulenza al governo sulla monarchia assoluta. Alcune di queste indicazioni prevedono che l'età delle conducenti non sia inferiore ai 30 anni, che il custode della conducente debba accettare che la donna possa guidare e che lei accetti di esser autorizzata a guidare solo entro i limiti della città, nella fascia oraria dalle ore 7 alle ore 20 da sabato a mercoledì, e dalle 12.00 alle 20.00 il giovedì e il venerdì.

Nonostante le recenti decisioni di permettere alle donne di guidare e di entrare nello stadio King Fahd di Riyadh per la prima volta, durante le celebrazioni nazionali per l'87esimo anniversario della fondazione del regno, la riforma dell'Arabia Saudita è ancora ostacolata da restrizioni discriminatorie contro le donne e la persecuzione di coloro che fanno sentire la loro voce sulla riforma.

Infatti, il sistema discriminatorio di tutela maschile dell'Arabia Saudita è ancora in atto. Nell'ambito di questo sistema, le donne hanno ancora bisogno del consenso e della presenza di un custode maschio per viaggiare al di fuori del paese, richiedere il passaporto, sposarsi o fare contratti d'affitto. Molti difensori e attivisti per i diritti umani, tra cui Essam Koshak e Mariam Al-Otaibi, sono state arrestate per aver partecipato alla campagna #IAmMyOwnGuardian (#SonoCustodeDiMeStessa), che chiede la fine del sistema di tutela maschile.

Nelle ultime settimane, le autorità saudite hanno scatenato un’ondata di arresti di scrittori, accademici, attivisti online e religiosi. Gli arresti hanno assunto la forma di incursioni nelle case in cui sono state confiscate le apparecchiature elettroniche. Tra coloro che sono stati recentemente posti in stato di arresto vi sono l'accademico Abdullah Al-Malki, noto per il suo sostegno ai diritti umani, e Essam Al-Zamel, noto per aver scritto sulla necessità di riforme economiche nel regno.

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