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Il sindaco di Riace continua l'accoglienza dei migranti malgrado le difficoltà burocratiche

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Domenico Lucano durante il Festival dei Diritti Umani di Napoli, foto dell'autore.

Tutti i media nazionali hanno riportato in prima pagina che Domenico “Mimmo” Lucano, sindaco di Riace e icona dell’accoglienza, è stato indagato dalla procura di Locri “per truffa, concussione e abuso d’ufficio, nell’ambito della gestione degli immigrati” e che la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici del Comune e l’abitazione privata del primo cittadino, nel piccolo centro calabrese di cui avevamo già parlato a maggio.

Insieme a Lucano, gli uomini delle Fiamme Gialle hanno anche indagato anche altre persone e associazioni sorte per contribuire all'integrazione dei migranti. Hanno sequestrato computer, smartphone, telefonini “al fine di rilevare il passaggio di dati relativi alle ipotesi di reato”.

È la formula dell'accoglienza di Lucano, frutto di ingegno e di spirito di ospitalità, a creare problemi ai burocrati. ZeroNegativo.it spiega in che consiste:

I due strumenti principali che stanno alla base dell’accoglienza di Riace sono i “bonus” e le “borse lavoro”. I primi sono una sorta di “buoni” che i migranti possono spendere per fare piccoli acquisti in alcune attività convenzionate del paese. Poi, quando arrivano i soldi dal Ministero, agli esercenti viene versato il corrispettivo economico di quanto concesso. Le seconde sono invece dei fondi (sempre di provenienza ministeriale) che il Comune investe per poter retribuire gli stranieri che si impegnano a imparare un mestiere in uno dei laboratori di artigianato presenti sul territorio. Si tratta dunque di strumenti semplici quanto efficaci nel promuovere un modello di inclusione che tratta i migranti innanzitutto come persone (ancora prima che come risorse) e tiene conto anche delle esigenze di sviluppo dell’area. Non è ovviamente un modello replicabile ovunque, ma si tratta di un’esperienza di successo che andrebbe sostenuta, non messa in discussione.

Il sistema, accettato dalla Prefettura per sette anni, e che è stato ripreso anche in altri comuni, è ora messo in discussione. L'associazione dei Comuni virtuosi ha lanciato un appello per scongiurare la chiusura del progetto, sottolineando l’importanza che ha avuto nella vita dei paesi.

Si legge nell'appello indirizzato al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Reggio Calabria, da cui dipende Riace:

In questi sedici anni Riace ha saputo uscire dall’isolamento storico di un territorio particolare come la Locride e imporsi sul piano nazionale e ultimamente internazionale diventando un vero punto di riferimento sull’accoglienza migranti.

La formula adottata è stata semplice e geniale allo stesso tempo: trasformare in positivo quello che per altri viene vissuto come un problema. Un borgo che si stava spopolando rinato grazie alla presenza dei migranti che hanno riportato vita. Scuole e servizi mantenuti aperti, attivi, grazie ai tanti bambini presenti. Una piccola economia che riprende slancio.

Per fare questo sono state utilizzate formule innovative che per sedici anni sono rientrate nelle caratteristiche del progetto e anzi, sono diventate un modello: I “bonus” e le borse lavoro…

Progetto che ha sempre risposto di SI, alle telefonate di emergenza umanitaria della Prefettura, dove richiedevano posti di accoglienza –Qui e Ora– senza attendere carte, timbri, assegnazione…

La Rete dei Comuni Solidali fin da subito è stata a fianco del sindaco di Riace veicolando in ogni dove e con ogni mezzo il progetto “pilota” di accoglienza

Molte le iniziative organizzate fra queste il Riaceinfestival www.riaceinfestival.it per raccontare anche sul piano della comunicazione e della cultura la trasformazione avvenuta.

Le manifestazioni di solidarietà sono venute da diverse parti. Ad esempio ultimavoce.it, un blog collettivo, scrive Giù le mani dal Modello Riace:
Questo "biglietto" di 10 Euro viene accettato dai fornitori di nei e servizi a Riace. Rappresenta Sacco e Vanzetti, due immigrati condannati a morte negli stati di Uniti nel 1927 per un delitto che non avevano commesso. Vennero riabilitati 50 anni dopo , il 23 agosto 1977

Questo “biglietto” di 10 Euro viene accettato dai fornitori di beni e servizi a Riace. Rappresenta Sacco e Vanzetti, due immigrati condannati a morte negli Stati Uniti nel 1927 per un delitto che non avevano commesso. Vennero riabilitati 50 anni dopo, il 23 agosto 1977. Foto dell'autore.

Non mi approcciavo ad un articolo da mesi ormai. Tuttavia oggi ho sentito l’esigenza di trasformare ancora una volta i pensieri che saettano nella testa in parole scritte.

Dissentire dalle infamanti accuse ricevute da un ordine dello stato. A partire dalla contestualizzazione della realtà dove vengono mosse. Un luogo pieno di contraddizioni e di interessi contrapposti che si intersecano tra ‘ndrangheta e politica. Non credo si debba aver paura di dirlo. È questa l’unica arma che abbiamo a disposizione…

Ho visto il mio paese rinascere, il suo borgo tornare a uno splendore che ricorda altri tempi, le antiche botteghe rianimarsi. Riace ha conquistato un’anima.

Nessuno può capire quanto la multiculturalità sia possibile se non è stato a Riace. Nessuno sa quanto la multiculturalità sia un valore aggiunto se non è stato a Riace.

Tonino PERNA, membro di officinadeisaperi.it, un blog collettivo a carattere divulgativo dei saperi, ripercorre gli inizi di Lucano e del suo comune nel loro progetti di integrazione:

Ho conosciuto Domenico Lucano nel novembre del 1998 mentre a Badolato ero impegnato con il Cric (una ong calabrese molto attiva in quegli anni) nel primo progetto di accoglienza dei migranti che si è realizzato in Italia, che puntava all’integrazione economica, sociale e culturale. Domenico ed i suoi amici dell’associazione “Riace città futura” volevano replicare nel loro paese quanto fatto a Badolato e chiedevano un sostegno per partire. Il loro entusiasmo, la loro onestà e grande idealità ha fatto sì che mentre Badolato si spegneva Riace raccoglieva la solidarietà di tanti gruppi/associazioni del mondo pacifista, del commercio equo e solidale, della finanza etica e di una straordinaria comunità anarchica, l’ultima rimasta in Europa: Longo maï.

Claudio Dionesalvi, che si definisce mediattivista, insegnante di strada ed è, tra tante altre iniziative, promotore della Scuola del Vento tra i bambini rom, descrive come i cittadini di Riace e tanta altra gente venuta da tutta la Calabria abbiano testimoniato solidarietà al sindaco Lucano:

Non è rimasto solo, il sindaco Mimmo Lucano. Sono arrivati in tanti, dai quattro angoli delle Calabrie e oltre, per testimoniargli una sincera solidarietà. Tra di loro anche molti ragazzi, come quelli dell’IPSIA “Marconi Guarasci” di Cosenza, impegnati con i loro docenti in un progetto POR “Popoli migranti abitanti della memoria”. Centinaia di persone si sono strette intorno a lui, per le strade di Riace…

Sono interni ed esterni i nemici di Mimmo Lucano. Covano odio contro di lui molti compaesani, affetti dal male della gelosia e dell’invidia che in Calabria uccide chiunque provi a costruire qualcosa di positivo ..

Ma provengono anche da fuori Riace i fustigatori del Sindaco. Sono le facce d’ombra del ministero dell’Interno e quelle collaterali alle stanze del Viminale, dislocate nei territori periferici dell’Impero…

Ad apparente conferma di quanto sostiene Dionesalvi, lo sceneggiato “Tutto il mondo è paese“, che doveva essere teletrasmessa da Rai 1 con Beppe Fiorello, è stato cancellato dal palinsesto RAI.

Su iniziativa di vociglobali.it, sito partner di Global Voices in Italiano, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, l'11 novembre ha dedicato una mattinata intera a Lucano, con la partecipazione delle istituzioni pubbliche, di padre Alex Zanotelli, del sindaco di Ventotene e un rappresentante di quello di Napoli, di scolaresche e un nutrito pubblico, al punto che molti dono rimasti in piede durante tutto l'evento. Sono stati letti brani del libro di Tiziana Barillà “Mimì capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace”. È stata la terza volta che Lucano veniva invitato a questo Festival.

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