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I film e la TV stanno aiutando i venezueluani a fronteggiare il collasso del paese

Navigando su Facebook e Twitter, è facile imbattersi su Meme che paragonano gli abusi e il torbidume del governo di Maduro agli intrighi di corte di “Game of Thrones”. Immagine gentilmente concessa da José González Vargas.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata sul sito web di Zócalo; è stato pubblicato separatamente dall'autore su Global Voices il 2 marzo 2018.

Lo scorso marzo insegnavo all'Universidad Bicentenaria de Aragua tenendo due lezioni a settimana. La scuola si trova a ovest di Caracas, la capitale del Venezuela, a circa 120 chilometri dalla capitale. Quando le proteste scoppiarono per le strade di tutto il paese [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], andavo (direi spesso) al campus senza sapere se si sarebbero presentate in classe cinque o quarantacinque persone, o – questo è ciò che avvenne per la maggior parte del semestre – se mi sarebbe capitato di dover posporre le lezioni,  senza nemmeno sapere se l'intera nazione sarebbe caduta in una folle anarchia.

I corsi che insegno sono “Introduzione al cinema” e “Nozioni di base sulla scrittura di sceneggiature”. In questo contesto, questi due percorsi possono sembrare superflui, come un vano tentativo di aggrapparsi ad una normalità in un paese disintegrato. Ma scoprì che questo impegno era una distrazione ideale per l'altro mio lavoro – fare reportage della situazione attuale del Venezuela. Dopo aver parlato con gli studenti, capì di non essere il solo a voler mettere da parte le tragedie quotidiane che ci circondavano, anche solo per un momento.

La prima domanda che porsi agli studenti fu: quali film guardate? La differenza di età tra di noi era meno di dieci anni, e fu facile notare che i gusti della loro generazione non differivano da quelle dei loro coetanei in altri paesi: ad alcuni piacevano i fumetti Marvel e Harry Potter; altri navigavano spesso su Reddit e Tumblr, alcuni avevano visto “13 Reasons Why” o “Game of Thrones”, e c'erano persino dei lettori di opere letterarie, da Jane Austen a “Cinquanta sfumature di grigio”.

È troppo facile pensare a questo atteggiamento come a una semplice fuga dalla realtà, a un modo per sfuggire all'inflazione, alla carenza di cibo e ad uno dei più alti tassi di criminalità al mondo e riprendere fiato. Mentre la vita è diventata una lotta quotidiana, cercare film e programmi TV stranieri su Internet è relativamente facile e non richiede quasi nessuna spesa, basta che la connessione Internet funzioni. In America Latina, la pirateria è una pratica diffusa, ma il Venezuela è diverso dagli altri paesi in quanto è sempre più difficile ottenere prodotti di intrattenimento in modo legale. Anche prima che il Venezuela cadesse in un tasso di inflazione a quattro cifre, era un lusso comprare nuovi libri o andare spesso al cinema. La maggior parte dei miei studenti non legge tascabili o e-book su Kindle; usano telefoni cellulari o laptop per leggere articoli o altri file PDF su Wattpad.

Ma se si va più in profondità, si scopre un altro tipo di catarsi: la sensazione di poter finalmente fare appello a parole e immagini per esprimere tutto ciò che non si riuscirebbe altrimenti a fare. Navigando su Facebook e Twitter, è facile imbattersi su Meme che paragonano gli abusi e il torbidume del governo di Maduro agli intrighi di corte di “Game of Thrones”, o che creano un parallelo tra la truce lotta per la sopravvivenza di “The Walking Dead” con la vita quotidiana del Venezuela: carenza di cibo, infrastrutture inadeguate e una scorta molto limitata di medicine.

All'inizio di quest'anno, le persone hanno seguito da vicino la morte del disertore funzionario della sicurezza  Óscar Pérez [es] sui social media, inclusi i video che ha caricato lui stesso su Instagram. Era una scena che non sarebbe stata fuori luogo in The Hunger Games o V for Vendetta, film e serie TV  a cui i venezuelani più giovani si riferiscono in comparazione alla propria situazione, a volte per scherzo, altre volte più seriamente.

È ironico, davvero, che abbiamo finito per definire le nostre lotte attraverso i media stranieri. Quando Hugo Chávez divenne presidente nel 1999, era visto come un nazionalista, un comandante militare, un uomo comune. Ma soprattutto, era un llanero[it], un uomo legato alla terra, un cowboy venezuelano che avrebbe guidato non solo una rivoluzione sociale o economica ma anche culturale. Era visto da molti come un ritorno alle nostre radici, un'inversione di marcia verso un “vero Venezuela”, un paese che, per inciso , era stato plasmato dal comando di uomini forti e carismatici.

Alcuni artisti e intellettuali si adattarono rapidamente a questa nuova situazione: alcuni per affinità con le proprie tendenze politiche e altri per soldi. Il regista Román Chalbaud, un tempo noto per i suoi film di tematica sociale con uno stile realista (fin troppo), è senza dubbio l'artista più famoso della Rivoluzione Bolivariana. Oggi dirige principalmente film storici di stampo epico ambientati nel XIX secolo con llaneros che leggono Karl Marx.

Per quindici anni, la filmografia venezuelana si è sviluppata piuttosto vigorosamente, in gran parte grazie ai pesanti investimenti e al sostegno del governo. In quel periodo ci fu una fioritura di film fantastici, stimolanti e premiati, insieme a occasionali pezzi di propaganda, per lo più dalla mano di registri come Chalbaud. Eppure i miei studenti ancora denigrano i film venezuelani definendoli “mortori su Simón Bolívar” o “pieni di teppisti e prostitute”.

Il successo di un film uscito un paio di anni fa, Papita, Maní, Tostón“, una commedia romantica blanda, sciatta e piena di gag ambientata nel mondo fandom del baseball, è la prova che i venezuelani apprezzano i film nazionali, ma probabilmente apprezzano meno quelli che sondano eccessivamente in profondità lo stato del paese.

In ogni caso, la maggior parte dei film venezuelani è di difficile reperimento, poiché qui c'è un mercato limitato per i media domestici o lo streaming, e ciò significa che pure i prodotti piratati non sono facili da ottenere. Per guardare il cinema venezuelano, la migliore opzione è YouTube, dove si può trovare il film del 1949 “La Balandra Isabel“[es], una delle due produzioni venezuelane vincitrici a Cannes, e “Papita, Maní, Tostón”[es]. Ma una volta che quei video di bassa risoluzione vengono eliminati a causa di una violazione del copyright, la possibilità di guardare il film svanisce, probabilmente per sempre.

Nella top 10 dei film venezuelani [es] con il maggior incasso, ci sono tre commedie, due film d'azione, due film in costume, un film horror e due drammi LGBT. Ad eccezione di questi ultimi due e dei film d'azione, i quali invariabilmente si concentrano sulla criminalità e sulla corruzione ma non esplorano mai le ragioni dietro ad esse, nessuno di loro esprime alcun tipo di intuizione sul Venezuela di oggi.

Quindi per conseguenza logica, quando chiesi ai miei studenti di sviluppare uno schema di storia per la classe, la maggior parte di loro ambientò le loro storie negli Stati Uniti o nell'Europa occidentale. Questi erano luoghi che non conoscevano e le loro storie erano piene di errori evidenti: uno pensava che il Minnesota fosse una città, un altro che Manhattan fosse fuori New York, un altro ancora che Roma fosse un paese. I pochi set in Venezuela erano storie di vendetta o traboccanti di livelli imbarazzanti di nazionalismo.

Questi ragazzi, nati più o meno nel periodo in cui Hugo Chávez prese il potere, non possono immaginare storie d'amore, commedie, avventure o storie di formazione e crescita ambientate nella loro società. Nonostante l'apparato di comunicazione del governo, composto da diversi canali televisivi, dozzine di stazioni radio , e una manciata di giornali e la rivoluzione culturale del chavismo, le giovani generazioni non vedono alcuna immagine di sé stesse oltre la disperazione e la disillusione, ma allo stesso tempo l'opposizione non è mai riuscita a concepire un'alternativa credibile a questa situazione.

Il Venezuela sta riscoprendo se stesso in molti modi. Mentre il paese sprofonda nella crisi più nera che i vivi ricordino, mettiamo in discussione fatti apparentemente inalterabili che un tempo definivano noi stessi e la nostra nazione. Per 40 anni il Venezuela è stata una democrazia bipartisan, resa prospera da spettacolari entrate petrolifere. Uno degli obiettivi degli architetti per quello che è stato soprannominato il “Venezuela saudita” era di modernizzare il paese o, per lo meno, di apparire moderno. Ciò significava creare musei d'arte contemporanea, un concorso letterario internazionale [it] e centri di performance artistiche d'avanguardia: il volto del Venezuela democratico era l'architettura ispirata a Niemeyer e le installazioni artistiche di Carlos Cruz-Diez.

Ma dal punto di vista di molte persone, specialmente quelle impoverite dalla catastrofe economica degli anni '80, i leader erano distaccati, elitari, più attenti a ciò che accadeva a Miami o Berna che agli stati rurali o ai bassifondi di Caracas.

Non sorprende che “apátrida”, che letteralmente significa “apolide”, sia stato uno degli insulti più usati da Chávez per i suoi nemici. Ai suoi occhi, quelli che erano contro di lui non erano “veri venezuelani”. Artisti e intellettuali, nel frattempo, erano sconcertati da come un uomo che aveva organizzato un colpo di stato contro un governo democratico potesse essere votato come presidente. Per loro, la domanda cardine era: “Dove abbiamo sbagliato?”

Per la maggior parte degli anni di Chávez, appena si metteva piede in una qualsiasi libreria, sembrava che il 90 per cento dei libri scritti e pubblicati in Venezuela cercasse di rispondere a questa domanda. Dai giornalisti ai professori universitari agli ex ministri, ogni tipo di esperto in campo intellettuale ha offerto la propria diagnosi nazionale e prescritto vaghe formule per riportare il paese sulla rotta.

Non è più così. Quando il chavismo si solidificò nella nuova istituzione, quegli esperti svanirono dai riflettori. Ciò è in parte dovuto al fatto che il governo ha preso silenziosamente il controllo dei media, ma riflette anche la mancanza di interesse delle giovani generazioni nel ripristinare un paese imperfetto in cui non hanno mai vissuto.

Oggi, le librerie che non hanno chiuso riempiono gli scaffali di riserva di libri rimanenti, alcuni dei quali risalgono agli anni '70 (sapevi che c'erano romanzi di Happy Days in spagnolo?). Alcuni vendono libri piuttosto recenti che costano facilmente lo stipendio di un mese. Ma ultimamente, anche il commercio di libri usati, che era salutare perché tante persone stavano lasciando il paese nel tentativo di fare soldi velocemente, è diminuito con l'aumento dell'inflazione.

Mentre i venezuelani si disperdono in tutto il mondo, una nuova domanda acquista rilevanza: “Che cos'è il Venezuela?” È un posto? Un ricordo? Un ideale? Se ne è andata per sempre? Questa domanda accompagna le storie viscerali e sentite di Héctor Torres [es] e le canzoni riflessive e malinconiche della band indie La Vida Bohème. Per tanti venezuelani, compresi quelli che sono partiti, per non voltarsi mai più indietro, per quelli che non possono fare a meno di voltarsi per guardare cosa si sono lasciati alle spalle, e per quelli tra noi che sono rimasti nel paese senza sapere cosa ci riserverà il futuro, questa domanda ancora impregna l'aria, impossibile da ignorare.

Al momento, non ha una risposta. Ma non vedo l'ora di vedere i libri e i film che creeremo per rispondere.

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