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Netizen Report: social media bloccati in Sri Lanka a causa della violenza settaria

La Moschea di Jami Ul Alfar Jummah a Colombo, Sri Lanka. Foto di Aksam Zarook via Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

Il Netizen Report di Global Voices Advocacy offre uno spaccato internazionale sulle sfide, vittorie e tendenze emergenti nei diritti di internet a livello mondiale.

Il 7 marzo, la Commissione governativa delle telecomunicazioni dello Sri Lanka [en, come i link a seguire, salvo diversa indicazione] ha ordinato agli operatori telefonici di bloccare Facebook, Viber e Whatsapp, in reazione alla violenza settaria.

Nei mesi recenti sono cresciute le tensioni tra i buddisti, la maggioranza della popolazione, e i musulmani, che rappresentano solo il 10%. Domenica scorsa, un uomo buddista è morto dopo uno scontro violento con un gruppo di uomini musulmani a causa di un litigio per il traffico, nella regione centrale di Kandy. Il giorno seguenti i residenti hanno riportato che un gruppo di circa 200 persone ha appiccato il fuoco a una moschea locale e alle case di circa 15 musulmani. Secondo un membro del consiglio provinciale, da quel momento dozzine di case e di negozi sono stati vandalizzati.

Il 7 marzo, per la prima volta dal 2011, quando lo Sri Lanka era appena uscito dalla guerra [it], le autorità hanno imposto per dieci giorni lo “stato di emergenza”.

I regolatori hanno affermato che il blocco durerà per circa tre giorni. Un ufficiale che ha parlato a AFP a condizione di rimanere anonimo, ha affermato che la polizia ha identificato “messaggi antimusulmani condivisi sui social network, incluso un video di un monaco buddista che predicava la violenza contro i musulmani.

Nalaka Gunawedane, un giornalista indipendente e commentatore sociologico che vive a Colombo, reagendo alle misure in un’ analisi per Groundviews, ha affermato che questa strategia è futile con conseguenze per l’intera popolazione, con famiglie che non sono più in grado di mettersi in contatto tra di loro in tempi di incertezza e di una crescita della violenza nelle strade. Ha scritto:

…this is more a case of public order than a matter of national security. Faced with a major breakdown in law and order, the government should have policed the streets properly, before trying to police the Internet.

…Questo è più un caso di ordine pubblico che di sicurezza nazionale. Con un degrado delle leggi e dell’ordine, il governo dovrebbe controllare meglio le strade, piuttosto che internet.

Attivista riformista saudita condannato a sei anni di carcere

Essa al-Nukhaifi, attivista per i diritti umani e riformatore politico, è stato condannato a sei anni di carcere  per i suoi tweet che criticavano l’intervento militare saudita in Yemen. Dopo che verrà rilasciato dalla prigione, al Nukhaifi affronterà un divieto di sei anni di utilizzo dei social media e sei anni di divieto di viaggio.

In una recente lettera scritta dalla sua cella del Penitenziario generale di Mecca dove è stato detenuto per circa un anno, al Nukhaifi si rivolge al Principe Saudita Bin Salman:

I have been delighted to hear your speeches and media interviews in which you call for freedom of expression and respect for human rights, which is what we are calling for and share your wish to achieve….I am writing to you about them from a place of detention, where I being detained because of calling for these things.

Sono contento di ascoltare i tuoi discorsi e le interviste ai media dove parli di libertà di espressione e rispetto dei diritti umani, che è esattamente quello che vogliamo e speriamo che tu riesca a ottenerlo… Te ne sto parlando da un luogo di detenzione, dove sono imprigionato perché ho richiesto queste stesse cose.

Al Nukhaifi aveva richiesto delle ampie riforme nel sistema giudiziario del Regno, nel ruolo della legge e nei meccanismi per la partecipazione politica.

Operatori media nigeriani accusati di cybercrimini

Il primo marzo, una corte federale di Abuja ha citato in giudizio i fratelli giornalisti Timothy e Daniel Elombah [it] del sito di notizie indipendente Elombah per accuse di cybercrimine e terrorismo. Il sito riporta di Boko Haram e di accuse di corruzione nelle parti alte del governo.

Utente cinese accusa un impiegato del supporto tecnico di Apple di avergli rubato dati e password

Il China Digital Times ha pubblicato delle accuse di un utente di Weibo che afferma che i suoi dati sono stati rubati da un impiegato del supporto tecnico di Apple. Il report è emerso subito dopo le operazioni di cessione della Apple dei suoi server nel territorio cinese alla società di stato Guizhou Cloud Big Data.

Secondo le accuse, l’impiegato è entrato e ha manomesso molti account online privati dell’utente. La Apple ha poi affermato di aver licenziato l’impiegato, ma non può fornire maggiori dettagli sulla sicurezza dei dati degli utenti o dei loro account Icloud per motivi di riservatezza. Il China Digital Times non è in grado di verificare in maniera indipendente le accuse.

Su Weibo l’utente ha scritto: “Hanno licenziato l’impiegato velocemente, ma non sanno ancora quante informazioni personali e dati sono stati rubati e diffusi. Gli utenti Apple devono stare molto attenti!”

L’Iran sta strangolando Telegram?

Al picco delle ondate di protesta in Iran scoppiate questo inverno, c’è stato un divieto temporaneo di Telegram dal 30 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018. Nuove prove tecniche dell'Università di Tehran e di Open Observatory of Network Interference suggeriscono che le autorità stiano continuando a limitare l’uso dell’applicazione anche dopo che il divieto è stato tolto.

Gli utenti di Twitter bloccati portano Trump in tribunale

Un gruppo di cittadini statunitensi che sono stati bloccati dal Presidente Donald Trump su Twitter ha presentato un'istanza accusandolo di violazione della libertà di espressione in luogo pubblico. Rappresentati dal Knight First Amendment Institute della Columbia University, i ricorrenti affermano che bloccando centinaia di cittadini, che ora non possono rispondere pubblicamente ai suoi tweet, Trump sta in effetti restringendo il loro primo emendamento dei diritti. Il caso tratterà argomenti spinosi che circondano il trattamento dei discorsi online di ufficiali pubblici e l’ordinanza della libertà di espressione su piattaforme internet di proprietà privata.

Nuove ricerche sui temi trattati (in inglese) 

 

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