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Quando l'Algeria è in prima pagina, i media francesi e inglesi trattano le notizie diversamente

Manifestanti a Bilda, Algeria, il 10 marzo 2019, a cura di Fethi Hamlati. Usata con permesso CC BY-SA 4.0.

Nota dell'editor: Dopo la pubblicazione originale di questo articolo, il presidente algerino Bouteflika si è ufficialmente dimesso dal suo incarico.

Dal 16 febbraio 2019 l'Algeria è colpita da proteste, poiché i cittadini oppongono la candidatura del Presidente Abdelaziz Bouteflika ad un quinto mandato presidenziale. L'11 marzo, Bouteflika ha annunciato che non si sarebbe candidato nuovamente.

Da quel giorno, le grandi proteste sono continuate. Nel frattempo, il governo ha annunciato che una conferenza nazionale avrebbe avuto luogo in modo da scrivere una nuova Costituzione che avrebbe concesso a Bouteflika di estendere il suo quarto mandato, terminante il 27 aprile 2019, fino alla conclusione del 2019. Tale emendamento sta generando forti opposizioni tra la popolazione, in un confronto sempre più teso e dai risultati imprevedibili.

Questa incertezza ha dato vita a diverse visioni sulle possibili conseguenze. I media occidentali, allarmati dalle sconvolgenti proteste, stanno tentando di analizzare le ragioni che hanno portato gli algerini a scendere in piazza.

Ma i media inglesi e francesi impiegano due approcci sostanzialmente diversi, come si vede particolarmente dall'uso di alcune parole chiave osservabili su Media Cloud, piattaforma open source che analizza l'ecosistema dei media.

Media Cloud [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] permette di quantificare, valutare e restringere la copertura giornalistica delle proteste basandosi sulla posizione geografica o la distribuzione linguistica a livello globale. Media Cloud conferma le spaccature presenti tra i media nella copertura mediatica dell'Algeria.

Tra il 16 febbraio e il 26 marzo 2019, la percentuale di articoli sulle proteste in Algeria ha fluttuato tra lo 0.1% e il 3.4%.

Copertura mediatica delle dimostrazioni in Algeria nelle notizie in lingua inglese via Media Cloud.

Nello stesso periodo, la percentuale di articoli nei media francesi trattanti le proteste ha fluttuato tra lo 0.4% e il 4.5%. Naturalmente, i legami coloniali e storici che legano la Francia all'Algeria hanno giocato un ruolo importante in questa disparità. Per mettere in contesto i legami tra le due nazioni, l'Algeria divenne una colonia francese nel 1830 a seguito della invasione di Algeri, e rimase una colonia fino al 1962, sotto diversi sistemi governativi. L'Algeria ottenne l'indipendenza a seguito di una lunga e brutale guerra [it], tra il 1954 e il 1962, che seminò grande sofferenza. Nonostante ciò, il comune divario fra i media inglesi e francesi sulla copertura dei recenti eventi in Algeria rimane considerevole:

Copertura mediatica delle dimostrazioni in Algeria nelle notizie in lingua francese via Media Cloud.

Un'altra notevole differenza risiede nel fatto che gli eventi in Algeria sono considerati “meno degni di attenzione” dai media inglesi, a differenza di quelli francesi.

Come esempio, i dati di Google Trend dimostrano che, a livello mondiale, la proporzione di ricerche delle parole chiave “Algeria proteste” sia decisamente inferiore rispetto alle ricerche su “Manifestations Algérie“, le stesse parole in francese — senza tenere in considerazione il fatto che vi siano, globalmente, più parlanti di inglese che di francese.

Kamel Daoud, colonnista per Point e Le Quotidien d'Oran, o Il Quotidiano di Oran, ha scritto che l'Algeria deve liberarsi dal giudizio dei media stranieri [fr]:

C’est surtout une malheureuse réalité qui s’impose : nous ne sommes pas libres de la France si sa réaction nous importe aussi fort, au point de faire verser dans le délire ou la parade nationaliste (..) Demander, exiger, hurler à l’obligation de reconnaissance ou pour dénoncer une méconnaissance, ne prouve qu’une chose : nous ne sommes pas encore tout à fait libres et capables de liberté. Notre pays ne peut pas se construire par cette dépendance, ni par un enfermement volontaire dans une exigence infantile de « justice » mondiale.

In modo particolare, una sfortunata realtà risulta evidente: non siamo liberi dalla Francia se la sua reazione è così importante per noi, al punto di spingerci verso lo sfogo o il fervore nazionalista (..) Chiedere, esigere, urlare riguardo i doveri del riconoscimento o denunciare una mancanza di conoscenza dimostrano soltanto una cosa: ancora non siamo completamente liberi e capaci di esercitare la libertà. La nostra nazione non può fondarsi su questa dipendenza, né su un folle isolamento al fine di pretendere la «giustizia» mondiale.

Queste sono le principali parole chiave più comunemente citate dai media inglesi, sul soggetto delle proteste in Algeria:

Ma, in francese, la word cloud correlata a queste parole chiave è decisamente diversa dalla word cloud in inglese:

Word cloud per i media in lingua francese sulle proteste in Algeria via Media Cloud.

Le notizie in lingua francese enfatizzano la questione dei mandati del presidente e mettono in rilevanza il parallelo con i movimenti in Francia e l'applicazione della legge. Diversamente, i siti in lingua inglese collegano gli eventi ad altre elezioni future, menzionando Trump, il Venezuela e il Sudan.

Sul New York Times, Adam Nossiter ha riflettuto sulla tenuta al potere in Algeria di un gruppo isolato, quotando un manifestante che ha descritto il governo “come un clan“. Su Al Jazeera, Youcef Bouandel pone l'Algeria nel contesto della Primavera Araba del 2010. Per la BBC, Ahmed Rouaba ha deciso di focalizzarsi sull'impatto dei social network:

The demonstrations are being organised on social media — and while the trigger has been Mr. Bouteflika's re-election bid, anger is also being expressed about perceived deep-rooted corruption among the ruling elite.

Le dimostrazioni si stanno organizzando sui social media — e nonostante la scintilla sia stata la possibile rielezione di Mr. Bouteflika, vi è anche rabbia espressa nei confronti della percezione di una profonda corruzione tra i membri del governo.

I giornali in lingua francese hanno adottato un punto di vista differente.

Sul Nouvel Obs, Pierre Haski ha scritto riguardo lo strano silenzio [fr, come tutti i link successivi] del governo francese durante le manifestazioni. Per France 24, Marc Daou ha analizzato le reazioni delle nazioni confinanti: in Tunisia, il governo crede che “il popolo algerino abbia il diritto di esprimersi”, mentre in Marocco, secondo Daou, “molti marocchini hanno accolto con una certa soddisfazione ciò che considerano essere un allontanamento del presidente algerino dai giovani della nazione.

In poche parole, i giornali inglesi sembrano ritornare su temi ben stabiliti, mentre i media francesi tentano di adattarsi ad una realtà in costante cambiamento che impatta profondamente la regione.

Questa visione più complessa dei media francesi è sostenuta da accurate analisi e un'ampia copertura delle manifestazioni da parte di giornalisti algerini, i quali operano sul luogo e sono pertanto in grado di offrirci una prospettiva differente.

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