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È la Giornata dell'Emancipazione a Trinidad e Tobago, ma il Paese è davvero libero?

Statua “Redemption Song” all'Emancipation Park, Giamaica. Foto di Mark Franco, usata su licenza.

Il primo agosto si festeggia in molti [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] territori dei Caraibi la Giornata dell'Emancipazione, per ricordare la liberazione dei prigionieri africani che furono vittime della tratta transatlantica degli schiavi [it].

Trinidad e Tobago fu il primo Paese al mondo a indire una festa nazionale per ricordare l'abolizione della schiavitù, ma 34 anni dopo che la prima festività pubblica venne istituita e 185 anni dopo l’entrata in vigore della Legge sull'Abolizione della Schiavitù, ci si chiede ancora ampiamente se la repubblica delle isole gemelle sia emancipata o meno.

Parlando della questione il 27 luglio 2019, il primo ministro, il Dott. Keith Rowley, ha osservato che, tra la popolazione eterogenea di Trinidad e Tobago le persone di discendenza africana “non stanno bene come ci aspettavamo”. Rowley ha detto che i crescenti livelli di violenza che fanno parte dell'esperienza urbana dei giovani di colore, dovrebbero ispirare i cittadini a “concentrarsi, riflettere e parlare seriamente di dove siamo come nazione”.

Il presidente del consiglio di amministrazione del Comitato di Supporto all'Emancipazione del Paese, Khafra Khambon, era d'accordo.

Alcune lettere all'editore hanno fornito esempi di schiavitù moderna, per evidenziare come l'emancipazione ancora sembri molto lontana, mentre altre hanno cercato di renderla un'opportunità politica, criticando alcuni servizi sociali e la cultura della “carità”.

Trinidad Express ha scelto di includere un’ articolo di opinione sulla Giornata dell'Emancipazione, nel quale si insinuava che Rowley, Kambon e l'attivista Pearl Eintou Springer si sbagliassero sul perché alcuni afro-trinbagoniani stiano dando risultati sotto le aspettative:

It is easy for a dominant group to create a system that discriminates and subjugates. Those who do not measure up to that system are categorised as under-performers and relegated to second class or worse. […]

So many of our systems, education the leader, put people unfairly in a caste and they are not given a second chance. Every system has a rating and the further away it is from the top, the lower the ranking. Those who find themselves on the bottom rung have great difficulty coping with the elevated systems. Self-esteem is low and in their perceived helplessness may even drive them to employ violence to counter-punch suppression.

È facile per un gruppo dominante creare un sistema che discrimini e soggioghi. Coloro che non sono all'altezza di tale sistema sono categorizzati come persone che non raggiungono gli obiettivi e sono relegati in seconda classe o peggio.

Così tanti dei nostri sistemi, in primis l'istruzione, collocano ingiustamente le persone in una casta e non viene data loro una seconda possibilità. Ogni sistema ha una classificazione e più lontano [il sistema] si trova dal vertice, più si abbassa il posizionamento in classifica. Coloro che si ritrovano sul gradino più basso hanno molte difficoltà a vedersela con i sistemi elevati. L'autostima è bassa e, nella loro impotenza percepita, questo potrebbe persino spingerli ad usare la violenza per contrattaccare la repressione.

Il commentatore Arthur Dash ha lodato l’ “encomiabile storia di maturità” del Paese quando si tratta di discutere questioni relative alla razza, ma ha anche evidenziato che il problema è più profondo, all'interno del sistema stesso, e ha suggerito che il messaggio del primo ministro dovrebbe motivare i cittadini a esaminare come il razzismo istituzionale continui ad essere una forza restrittiva.

Anche gli utenti dei social media hanno condiviso le loro riflessioni. In un post pubblico, l'utente di Facebook Adrian Raymond ha detto:

On this day we remember and commemorate the freedom of our ancestors from the physical bondage of slavery.

Today, many generations later, we the decendants [sic] of slaves struggle with the legacies left by colonialism.

Legacies which thrive and are perpetuated by stereotypes: We are not savage, we are not violent, we are not predators, we are not just thugs and gangsters. We are leaders, revolutionary thinkers, visionaries, philosophers. We are Obama, Garvey, Marley, Angelou, Walcott. […]

Let us recognize that colourism is an inherited tool used to divide us […]

Let us call out respectability politics: a culture of dilution; stop playing down blackness to make it palatable to the masses […] Let us celebrate the rediscovery of our faith and belief systems. They took away the religion of our ancestors, they took away a belief system and sense of values. In today's world of information access you owe it to yourself to explore the belief systems of our ancestors, the reverence and honouring of the elders, the owning of one's actions […] an emphasis on choice and consequence, there is belief in the family, the extended family, the village, the community.

This emancipation embrace the fullness and richness of who you are, where you came from, the blood and history that's in your veins. Own with pride who you are, your culture, your identity.

In questo giorno ricordiamo e commemoriamo la libertà dei nostri avi dalla prigionia fisica della schiavitù.

Oggi, molte generazioni dopo, noi, i discendenti di questi schiavi, lottiamo contro i retaggi lasciati dal colonialismo.

Retaggi che prosperano e sono perpetrati attraverso gli stereotipi: non siamo selvaggi, non siamo violenti, non siamo predatori, non siamo solo malviventi e gangster. Siamo dei capi, dei pensatori rivoluzionari, dei visionari, dei filosofi. Siamo Obama, Garvey, Marley, Angelou e Walcott.

Permetteteci di riconoscere che il colorismo è uno strumento ereditato usato per dividerci.

Permetteteci di chiamare in causa la politica della rispettabilità: una cultura della diluizione; finiamola di sminuire l'essere neri per renderlo appetibile alle masse. Lasciateci festeggiare la riscoperta della nostra fede e del nostro sistema di valori. Ci hanno tolto la religione dei nostri avi, ci hanno privato di un sistema di valori e del senso dei principi. Nel mondo odierno di facile accesso all'informazione, lo devi a te stesso di esplorare il sistema di valori dei nostri antenati, la riverenza e il rispetto per gli anziani, l'assumersi la responsabilità delle proprie azioni, l'enfasi su scelte e conseguenze, e la fede nella famiglia, nella famiglia allargata, nel villaggio e nella comunità.

Questa emancipazione racchiude in sé la pienezza e la ricchezza di ciò che sei, da dove vieni, il sangue e la storia nelle tue vene. Riconosci con orgoglio ciò che sei, la tua cultura e la tua identità.

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