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Palestina: il segno lasciato da 50 anni di occupazione israeliana

“Ed è da 50 anni che siamo sotto occupazione”. Schermata della testimonianza di Fadwa Khalil. Fonte: Institute for Middle East Understanding (IMEU).

Ci sono fondamentalmente due date radicate nella memoria del popolo palestinese.

La prima è il 15 maggio 1948, data che segna l'espulsione [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] di oltre 700.000 palestinesi e la distruzione delle loro città e villaggi da parte delle milizie ebraiche sioniste. Il giorno prima è stata dichiarata la nascita dello stato di Israele e i confini della storica Palestina sono stati cambiati con la forza.

La seconda data invece è il 5 giugno 1967, quando Israele occupò il resto dei territori palestinesi, la penisola egiziana del Sinai e le alture del Golan in Siria dopo aver vinto la Guerra dei Sei Giorni contro i vicini stati arabi.

Sono passati ben cinquant'anni da quando i palestinesi sono stati sottomessi alla più antica [it] occupazione militare nella storia moderna.

June 5, 2017 marks 50 years of Israel’s occupation, but the story of Israeli colonialism is broader. #datasketch @ https://t.co/MXd9Gx6KOx pic.twitter.com/y7WFNgiHkE

— VisualizingPalestine (@visualizingpal) June 5, 2017

Il 5 giugno 2017 ha segnato i 50 anni di occupazione di Israele, ma la storia del colonialismo israeliano è molto più lunga.

#50AnnidiOccupazione

Ma come appare questo mezzo secolo di vita sotto l'occupazione militare?

Per ricordare i cinquant'anni di occupazione, i palestinesi e altri sostenitori dei diritti umani hanno deciso di condividere le loro esperienze online, usando gli hashtag #occupationis (#occupazioneè) e #50YearsofOccupation (#50AnnidiOccupazione), per esprimere la sofferenza quotidiana, l'oppressione, la discriminazione istituzionale e la violazione dei diritti fondamentali dei palestinesi da parte di Israele.

#50YearsofOccupation, I am facing 18 military charges for being a human rights defender . #Occupationis

— Issa Amro عيسى عمرو (@Issaamro) June 6, 2017

#50AnnidiOccupazione: sono alle prese con 18 accuse militari per essere solamente un difensore dei diritti umani.

#OccupationIs being racially profiled by an Israeli soldier on a checkpoint on my way to work #50YearsofOccupation #50Years

— Shatha Abdulsamad (@ShathaOqab) June 6, 2017

#Occupazioneè vuol dire essere giudicato in modo razzista da un soldato israeliano presso un posto di blocco sul mio modo di lavorare #50annidioccupazione #50anni

#occupationis a visible and invisible power interfering in the biggest decisions of your life and the simplest ones.

— Majed (@majedbamya) June 4, 2017

#occupazioneè un potere visibile e invisibile che interferisce nelle decisioni più importanti della tua vita anche su quelle più semplici.

#Occupationis not being able to visit your relatives who live 10 minutes away and an hour away without permission from your occupiers

— Mays (@The_Marmy) June 4, 2017

#Occupazioneè non essere in grado di far visita ai tuoi parenti che vivono a un'ora e a 10 minuti di distanza senza il permesso dei tuoi occupanti.

A mother out of answers explaining the horrific scene of soldiers pointing rifles at kids on our way to visit our grannies. #Occupationis

— Dalal IRIQAT, Ph.D (@DalalIRIQAT) June 4, 2017

Una madre senza risposte che spiega l'orribile scena: soldati che puntano i fucili contro i bambini che stanno andando a trovare le loro nonne.

#occupationis is cutting Palestinian towns, Cities, hopes and dreams by apartheid wall and bypass roads and settlements

— Fadi Arouri (@farouri) June 4, 2017

#occupazioneè distruzione delle città palestinesi, delle speranze e dei sogni attraverso il muro dell'apartheid e raggiro delle strade e degli insediamenti

Non posso costruire una casa sulla mia terra perché è vicino a un insediamento!!! La mia terra era lì da molto più tempo rispetto agli insediamenti.

#occupationis to detain people in jail with no charge, no trial under administrative detention

— mp (@blablimy) June 4, 2017

#occupzioneè detenere persone in prigione senza accuse, senza processo e sotto detenzione amministrativa.

La campagna sui social media #Occupationis [ar] è stata lanciata dalla Task Force palestinese sulla diplomazia pubblica in commemorazione del 50° anniversario dell'occupazione.

Altre organizzazioni hanno anche presentato voci palestinesi che raccontavano le loro esperienze sotto occupazione.

Fadwa Khalil aveva nove anni quando Israele occupò la Cisgiordania nel 1967, portando la sua famiglia a spostarsi per la seconda volta.

La prima volta risale al 1948. Ora vive nel campo profughi di Jalazoun vicino alla città di Ramallah in Cisgiordania, e sogna tuttora di andare a visitare liberamente la sua città nell'odierna Israele.

I palestinesi che vivono nelle zone occupate della Cisgiordania e di Gaza non possono entrare in Israele e, per farlo, devono richiedere un permesso speciale alle autorità militari israeliane.

“Non abbiamo alcuna libertà. Non dovremmo essere trattati come inferiori rispetto agli altri. Dovremmo essere uguali “.

Fadwa Khalil aveva 9 anni quando Israele occupò la Cisgiordania, costringendo la sua famiglia alla fuga e la lasciare la propria casa. Era la seconda volta che la sua famiglia veniva sfollata, dopo che Israele li aveva costretti a ritirarsi proprio in virtù della pulizia etnica del 1948. Ora vive nel campo profughi di Jalazone, vicino a Ramallah, nella Cisgiordania occupata. #50anni

Al fine di limitare l'esodo di palestinesi come Fadwa, Israele ha installato decine di posti di blocco militari in Cisgiordania e lungo la “Linea Verde” [it] del 1967.

Questi posti di blocco sono presidiati da soldati israeliani che controllano ogni passante, costringendoli a sopportare lunghe ore di attesa in condizioni disumane, sotto la pioggia o sotto il sole ardente. Ciò si aggiunge agli onnipresenti blocchi di cemento e di terra usati dai soldati israeliani per bloccare temporaneamente le strade che penetrano nei villaggi palestinesi.

In effetti, ai palestinesi in Cisgiordania è proibito viaggiare su 41 strade che si estendono per un totale di oltre 700 chilometri in lunghezza combinata, mentre gli israeliani possono usare queste strade liberamente.

La situazione per i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza è ancora peggio, dal momento che vivono sotto completo controllo militare ed economico israeliano sin dal 2007. Viaggiare dentro e fuori Gaza, che viene spesso descritta come una prigione aperta, richiede piccoli miracoli.

Il blocco in corso, l'economia stagnante e le tre guerre consecutive che hanno martellato Gaza hanno fatto sì che le Nazioni Unite dichiarassero la Striscia non adatta agli umani entro il 2020 se tali condizioni continueranno.

Ma le restrizioni alla libertà di movimento sono solo una parte della storia.

Human Rights Watch ha riassunto in un video quattro importanti violazioni dei diritti umani da parte di Israele, inclusi omicidi illegali e altri crimini di guerra compiuti restando impuniti; per non parlare dello spostamento forzato, della detenzione abusiva e dello sviluppo di insediamenti che sono accompagnati da azioni discriminatorie contro i palestinesi.

Palestine:
5 decades of Israeli occupation,
5 core human rights violations#50YearsofViolationshttps://t.co/lWUb58zpZ7 pic.twitter.com/hUbDrrB90i

— Human Rights Watch (@hrw) June 4, 2017

Insediamenti tossici

Ci sono circa 300.000 coloni israeliani che vivono a Gerusalemme est, e altri 350.000 vivono in insediamenti costruiti in Cisgiordania.

Questi insediamenti sono illegali ai sensi del diritto internazionale e sono stati ripetutamente condannati dalla comunità internazionale. Nonostante queste flagranti violazioni del diritto internazionale, Israele continua a costruire sempre più insediamenti; solo una settimana fa, l'Ufficio del Primo Ministro israeliano ha annunciato che intende approvare 2100 nuove unità di insediamento in Cisgiordania.

Spesso motivati più dall'ideologia estremista che dagli incentivi economici, i coloni israeliani arrivano dotati di armi pesanti e spesso con intenzioni violente.

Nel dicembre 2009, un gruppo di coloni israeliani, accompagnato dalle forze armate israeliane, ha occupato parte della casa di Rifka Al Kurd, una donna palestinese di 87 anni che ha perso la propria casa nel 1948 e ora vive nel quartiere arabo di Gerusalemme est.

I coloni si erano già appropriati della casa di suo figlio e hanno proceduto a svuotare la sua casa di tutto buttando i mobili per strada.

“Ci capita spesso di venire attaccati fisicamente: hanno mandato mia figlia, che ha 50 anni, in ospedale quattro volte. Pur sapendo che ha problemi di cuore, la colpiscono volontariamente sempre in corrispondenza del suo cuore “, ha affermato Al Kurd.

Lo stato distruttivo

Anche le demolizioni di case palestinesi (e di strutture connesse all'agricoltura) sono sintomatiche dell'occupazione.

Dal 1967 Israele ha demolito 48.000 case palestinesi con il pretesto della mancanza di permessi di costruzione, che non vengono quasi mai rilasciati ai palestinesi dalle autorità israeliane.

Ad esempio, il 6 aprile 2016, le autorità israeliane hanno demolito sei case nella comunità palestinese di Umm Al Khair, un piccolo villaggio vicino alla Cisgiordania sulle colline a sud di Hebron e sede di circa 70 beduini palestinesi.

Quel giorno, 34 palestinesi sono diventati senzatetto, tra cui Salem di cinque anni.

Per sperimentare più da vicino come ci si sente a vivere sotto l'occupazione giorno dopo giorno, l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem ha realizzato un nuovo documentario interattivo intitolato “Le mura invisibili dell'occupazione”, che offre un tour virtuale del villaggio palestinese di Burqah, vicino a Ramallah.

Schermata della versione ebraica di “The Invisible Walls of Occupation” (Le mure invisibili dell'occupazione). Fonte: B'Tselem

Il sito web interattivo descrive Burqa come un “villaggio della Cisgiordania perfettamente ordinario”.

Its very ordinariness illustrates what life is like for Palestinians living under Israeli occupation.

La sua stessa ordinarietà illustra com'è la vita dei palestinesi che vivono sotto l'occupazione israeliana.

Il tour include una serie di voci palestinesi, come un anziano, un contadino e una liceale che discutono delle sfide connesse alla loro vita quotidiana.

Un'occupazione senza fine?

Finora qualsiasi tipo di sforzo diplomatico, mediato dagli Stati Uniti e dalla comunità internazionale, per raggiungere un accordo di pace tra Israele e i palestinesi ha avuto esito fallimentare.

I leader israeliani hanno dimostrato chiaramente di non avere intenzione di porre fine alla loro occupazione militare di 4.8 milioni di persone che vivono in Cisgiordania, Gerusalemme est e a Gaza.

Israel’s leaders have made it clear that they have no intention of ending the occupation of the West Bank, Gaza, & East Jerusalem #Marking50 pic.twitter.com/Cwyip6aVqy

— The IMEU (@theIMEU) June 5, 2017

I leader israeliani hanno ribadito che non hanno alcuna intenzione di porre fine all'occupazione della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme est #50anni

 

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