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In piena pandemia da COVID-19, le autorità nigerine minacciano la libertà d'espressione degli informatori

Un'infermiera ha appena testato alcuni pazienti all'entrata di un ospedale in Niger il 2 aprile 2020. Foto di Anna.psiaki da Wikipedia CC BY-SA 4.0

Mentre la trasparenza dell'informazione sembra essere uno tra i migliori modi di combattere [fr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] la pandemia da COVID-19, come dimostra l'esempio di Taiwan, il governo nigerino sembra estendere la censura ai giornalisti, così come anche agli informatori e al personale medico. Ciò rende la situazione ancora più instabile all'interno di un paese già colpito dal pericolo del jihadismo.

In un paese già colpito dal virus, un dottore viene arrestato per aver menzionato il COVID-19

Il primo caso di virus è stato segnalato in Niger il 19 marzo 2020. Dopo questa data sono stati individuati, il 23 aprile, 662 casi di cui 22 mortali [it]. Il COVID-19 è dunque molto sentito in Niger, tuttavia la polizia procede a detenzioni di medici e giornalisti, il cui unico “crimine” sembra essere quello di aver semplicemente menzionato il virus durante un'intervista o sui social network, come denunciato dall'organizzazione dei diritti umani Amnesty International:

Le 14 mars dernier, le rédacteur en chef et une journaliste de la Télévision Labari ont été convoqués à la police judiciaire à la suite d’une interview sur le COVID-19 accordée par le docteur vétérinaire Zoulkarneyni Maiga. Ce dernier a aussi été convoqué et a été libéré le soir du 16 mars. Amnesty International a pu obtenir la vidéo de l’interview et le Dr Maiga n’a fait que parler de l’origine du virus et expliquer les étapes de son développement, tout en demandant au public d’appliquer les mesures de prévention.

Depuis le 5 mars, un autre journaliste, Kaka Mamane Touda est arbitrairement détenu après son post sur Facebook alertant sur un possible cas de COVID-19 au Niger.

Il 14 marzo scorso, il capo redattore e una giornalista della Televisione Labari sono stati convocati dalla polizia giudiziaria a seguito di una intervista sul COVID-19 rilasciata dal medico veterinario Zoulkarneyni Maiga. Anche quest'ultimo è stato convocato ed è stato rilasciato la sera del 16 marzo. Amnesty International ha potuto ottenere il video dell'intervista ed il dottor Maiga non ha fatto altro che parlare dell'origine del virus e spiegare le tappe del suo progresso, chiedendo al pubblico di applicare le misure di prevenzione. 

Dopo il 5 marzo, un altro giornalista, Kaka Mamane Touda è stato arbitrariamente detenuto dopo aver inviato un messaggio d'allerta, attraverso un suo post su Facebook, su un possibile caso di COVID-19 in Niger.

La democrazia nigerina in declino

Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa tenuta dall'organizzazione Reporters sans frontières, il Niger si posiziona al cinquantasettesimo posto a livello mondiale, e al decimo in Africa. Un posto rispettabile nel contesto panafricano, dato che questo paese del Sahel è vittima del jihadismo. Tuttavia, sembra che il governo si preoccupi sempre meno della sua immagine perché moltiplicano gli arresti dei militanti dei diritti umani, dei giornalisti e degli informatori.

Una recente vittima della censura nigerina è Ali Idrissa, abituato alle prigioni del Niger, poiché era già stato arrestato nel 2005, 2017 e 2018. In qualità di coordinatore della Réseau des Organisations pour la Transparence et l’Analyse Budgétaire (ROTAB), un gruppo di molteplici associazioni, organizzazioni non governative e sindacati del Niger che partecipano alla campagna mondiale “Publiez Ce Que Vous Payez” (Pubblica quello che paghi), sembra effettivamente contrariare le autorità.

Idrissa è inoltre membro del quadro di Collaborazione e di azioni della società civile, nonché direttore generale del gruppo stampa Labari. A seguito di una denuncia per diffamazione, è stato posto in custodia dal 9 aprile 2020 al 14 aprile 2020.

Tale termine supera la durata legale della custodia che, in Niger, è di 48 ore rinnovabile al termine, e va contro la decisione del Ministero della Giustizia del 20 marzo 2020 volta a limitare, nel periodo di pandemia da COVID-19, il ricorso alla custodia cautelare.

L’Osservatorio della protezione dei difensori dei diritti dell'Uomo, collaborazione della Fédération Internationale des Droits Humains (FIDH) e della Organisation mondiale contre la torture (OMCT) ha annunciato che:

En cas de condamnation, il encourt jusqu’à trois ans de prison. M. Ali Idrissa a été libéré provisoirement à la fin de l’audience.

L’arrestation de M. Ali Idrissa intervient dans la cadre de la révélation de supposés détournements de fonds destinés à équiper l’armée nigérienne pour la lutte contre le terrorisme. L’Observatoire rappelle que dans le même contexte, une manifestation pacifique a été violemment réprimée le 15 mars 2020 à Niamey, et de nombreuses personnes arrêtées, y compris des défenseurs des droits humains.

In caso di condanna, rischia fino a tre anni di prigione. Ali Idrissa è stato liberato provvisoriamente alla fine dell'udienza.

L’arresto di Ali Idrissa interviene nel quadro della rivelazione di presunti sequestri di fondi destinati ad equipaggiare l'esercito nigeriano per la lotta contro il terrorismo. L’Osservatorio dichiara che nel medesimo contesto, una manifestazione pacifista è stata violentemente repressa il 15 marzo 2020 Niamey, e numerose persone arrestate, compresi i difensori dei diritti umani.

Idrissa è stato liberato con successo il 14 aprile 2020, ma altri membri della società civile arrestati insieme a lui sono ancora detenuti. Il 31 marzo, il Cadre de Concertation et d’Actions Citoyennes della società civile indipendente ha pubblicato un comunicato stampa affermando:

Comme vous le savez, le seul tort de ces dignes fils de la nation aujourd’hui embastillés est d’avoir voulu organiser un meeting pacifique non seulement pour soutenir nos FDS [forces de sécurité] dans le combat ô combien périlleux qu’elles mènent contre les terroristes, mais aussi et surtout pour exiger un traitement judiciaire de la rocambolesque affaire de prédation des ressources publiques allouées au Ministère de Défense Nationale. Cette intimidation ne passera pas ! la lutte citoyenne doit et va continuer, sans relâche.

Elle va continuer en intégrant désormais la nouvelle et lourde épreuve que nous impose la nécessaire lutte collective contre cette meurtrière pandémie de CORONAVIRUS ou COVID19.

Come voi sapete, il solo torto di questi figli degni della nazione, oggi imbalsamati, è quello di aver voluto organizzare un incontro pacifico non solo per sostenere i nostri FDS [esercito della sicurezza] nella lotta quanto mai pericolosa che conducono contro i terroristi, ma anche e soprattutto per esigere un trattamento giudiziario sul rocambolesco caso di predazione delle risorse pubbliche assegnate al Ministero della Difesa Nazionale. Questa intimidazione non passerà! La lotta dei cittadini deve continuare e continuerà, senza sosta.

Continuerà integrando ormai la nuova e pesante prova che ci impone la necessaria lotta collettiva contro questa mortale pandemia di CORONAVIRUS o COVID19.

In un articolo pubblicato il 18 aprile, uno scrittore segnala che:

D’autres interpellations ont suivi. Au moment où des voix s’élèvent pour exiger la libération des acteurs de la société civile incarcérés depuis le 19 Mars, d’autres interprétations [interpellations] d’activistes et acteurs de la société civile ont suivi, ces deux dernières 24 heures. Il s’agit notamment de celle de Dr Mallah Toudjani et de Nassirou Saidou, président de l’association « La voix des sans voix ». Dr Mallah Tidjani est interpellé pour un audio qu’on lui attribue et qui a fait le tour des groupes whatsapp depuis 48h. Une audio dans laquelle il parle de la gestion de la situation née de la pandémie du covid 19. Pour le cas de Nassirou Saidou, c’est aussi un audio qui est à l’origine de son interpellation depuis ce mardi 14 Mars.

Seguirono altri arresti. Mentre altre voci aumentano per chiedere la liberazione degli operatori della società civile incarcerati dal 19 marzo, altre interpretazioni [degli arresti] da parte di attivisti e operatori della società civile hanno continuato nelle ultime due 24 ore. Si tratta in particolare di quella del dottor Mallah Toudjani e Nassirou Saidou, presidente dell'associazione « La voce dei senza voce ». Dott. Mallah Tidjani è arrestato per un audio a lui attribuito e che ha fatto il giro dei gruppi whatsapp da 48 ore. Un audio nel quale parla della gestione della situazione, nata dalla pandemia del covid 19. Nel caso di Nassirou Saidou, vi è inoltre un audio che è all'origine del suo arresto di martedì 14 marzo.

La società civile nigerina ha reagito con forza perché rifiuta di accettare che l'avvenire del suo paese possa essere ipotecato a causa del sequestro di denaro destinato ad acquistare armi per i suoi militari che si battono contro i jihadisti maggiormente equipaggiati. In un comunicato stampa del Collectif Tournons La Page Niger, Issa Garba, incaricato della comunicazione, scrive:

Depuis l’audit financier réalisé au sein du Ministère de la Défense Nationale ayant révélé de graves détournements de fonds sur le matériel militaire, la société civile s’était mobilisée en soutien aux Forces de Défenses et de Sécurité qui sont les premières victimes de ces détournements, les privant d’équipement militaire de qualité en période de guerre, mais également en dénonciation des principaux responsables.

In seguito al controllo finanziario, realizzato nel territorio del Ministero della Difesa Nazionale, avendo rivelato gravi sequestri di fondi sul materiale militare, la società civile si è mobilitata a sostegno delle Forze di Difesa e di Sicurezza, che sono le prime vittime di questi sequestri, privandole di equipaggiamento militare di qualità in periodo di guerra, ma anche come di denuncia dei principali responsabili.

Una crisi mal gestita

Evidentemente, il governo nigerino non è riuscito a gestire la crisi della pandemia, come evidenziato dalla relazione “Quando l'antiterrorismo giustifica la restrizione dello spazio civico” dello stesso Collectif Tournons La Page Niger, indicato il 24 aprile:

Les libertés de manifestation, de réunion et d’opinion sont en effet aujourd’hui mises en danger et bafouées par les autorités administratives non élues des différentes municipalités du pays. À mesure que la situation sécuritaire du Niger s’est dégradée, les interdictions par les autorités administratives des manifestations organisées par les organisations de la société civile (OSC) se sont multipliées. À plusieurs reprises, ce sont même des réunions dans des lieux privés qui ont été empêchées et ce, sans motifs valables. 

Le libertà di manifestazione, di riunione e di opinione sono in realtà oggi messe in pericolo e violate dalle autorità, non elette dalle differenti città del paese. A seguito di una progressiva degradazione della situazione securitaria in Niger, i divieti delle autorità amministrative gestite dalle organizzazioni della società civile (OSC) si sono moltiplicate. In diverse occasioni, sono state persino impedite, senza validi motivi, riunioni in luoghi privati. 

Senza dubbio, la massiccia dispersione di una manifestazione a Niamey, ha provocato 3 morti all'inizio di marzo. Amnesty international ha chiesto alle autorità di aprire un'inchiesta indipendente sulle circostanze della loro morte.

Il corrispondente dell'agenzia Anadolu, segnala inoltre che il 20 aprile diversi quartieri della capitale nigerina Niamey sono stati colpiti da alcune manifestazioni.

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