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La Costa d'Avorio ritira la propria competenza alla Corte Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli

Foto di Guillaume Colin e Pauline Penot della quarantasettesima sessione della Corte Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli, da Flickr tramite CC BY-NC-ND 2.0.

Nuova battuta d'arresto per la Corte Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli (CADHP) [fr, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione]: in seguito al ritiro parziale del Benin, la Costa d'Avorio decide a sua volta di ritirare la propria competenza. È molto probabile che questa decisione sia legata al giudizio espresso dalla corte a favore di un oppositore del governo ivoriano.

La corte è stata creata in virtù dell'art. 1 del Protocollo relativo alla Carta Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli (CADHP) [it], che permette a un cittadino o una organizzazione di appellarsi alla corte. La CADHP si basa su una convenzione interafricana posta sotto l'egida dell’Organizzazione dell'Unità Africana (OUA) [it], la cui sede si trova ad Arusha, in Tanzania.

L'affare Guillaume Kigbafori Soro

Il 29 aprile 2020 il portavoce del governo ivoriano, Sidi Touré, ha annunciato la decisione della Costa d'Avorio di ritirare presso la CADHP la propria dichiarazione di competenza, risalente al 9 giugno 2013.

Questa risoluzione sopraggiunge in seguito ad una decisione della corte stessa, la quale dava torto alla Costa d'Avorio in una questione riguardante l'oppositore Guillaume Kigbafori Soro, ex-membro del governo e ormai critico del proprio Paese.

Ex primo ministro del suo Paese, Soro aveva presentato denuncia presso la CADHP in seguito ad una condanna a venti anni di carcere e al pagamento di una sanzione di 4,5 miliardi di franchi CFA (più di 6 milioni di euro) per ricettazione, appropriazione indebita di denaro pubblico e riciclaggio.

In base a questa condanna sarebbe altresì chiamato a versare 2 miliardi di franchi CFA (più di 3 milioni di euro) di danni e e interessi alla Tesoreria di Stato della Costa d'Avorio. Sarebbe inoltre costretto a scontare cinque anni di privazione di diritti civili e a vedere la propria casa confiscata. Yamoussoukro ha anche lanciato un mandato internazionale contro Kigbafori, il quale vive in Francia.

Il 22 aprile 2020 la CADHP aveva ordinato allo Stato convenuto di rinviare l'esecuzione del mandato d'arresto emesso contro Soro. Aveva inoltre ingiunto alla Costa d'Avorio di produrre un rapporto sull'attuazione delle misure provvisorie ordinate nella suddetta decisione entro un termine di trenta giorni a partire dalla data di ricezione.

Subito dopo l'annuncio del ritiro della Costa d'Avorio dal Protocollo della CADHP, le organizzazioni di difesa dei diritti umani hanno moltiplicato i comunicati e le dichiarazioni di protesta contro questa decisione.

Alcuni vedono nel rifiuto di ottemperare alla decisione della CADHP la volontà da parte delle autorità di impedire a Soro di presentarsi alle elezioni presidenziali che si terranno nel mese di ottobre. Così, il collettivo degli avvocati a sua difesa ha pubblicato il 30 aprile un post su Facebook che dice:

Cette décision de retrait confirme, s’il en était encore besoin, que le jugement correctionnel du 28 avril 2020 rendu par le Tribunal de Première Instance d’Abidjan contre M. Guillaume Kigbafori Soro, en violation de la décision de la CADHP du 22 avril 2020, s’inscrit dans une série de manœuvres politiques afin d’écarter sa candidature à l’élection présidentielle, au prix d’une grave instrumentalisation de l’institution judiciaire.

La decisione di ritirarsi conferma, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che il giudizio correttivo del 28 aprile 2020 pronunciato dal Tribunale di Prima Istanza di Abidjan contro Guillaume Kigbafori Soro, in violazione della decisione del CADHP del 22 aprile 2020, s'inscrive in una serie di manovre politiche tese ad escludere la sua candidatura alle elezioni presidenziali, al prezzo di una grave strumentalizzazione del sistema giudiziario.

Sembra che il governo ivoriano attuale sia determinato a fare pressione su Guillaume Soro. In effetti, Djakaria Touré, giornalista ivoriano, nota a proposito del fratello minore di Soro, di nazionalità americana, detenuto per un altro caso:

Costa d'Avorio 🇨🇮: violazione dei diritti umani.
SORO SIMON, prigioniero politico e di coscienza, rinchiuso nella prigione civile di Abengourou.
Seriamente malato, ai suoi medici viene impedito di fornirgli assistenza.
Il potere lo usa come strumento di ricatto sul fratello maggiore Guillaume Soro.

Ufficialmente il presidente ivoriano Alhassane Ouattara ha annunciato che, alla fine del suo mandato attuale, che termina il 31 ottobre 2020, rispetterà la costituzione ivoriana che limita il numero di mandati a due e lascerà il suo posto al candidato eletto.

Un preoccupante passo indietro per la democrazia in Costa d'Avorio

In un comunicato stampa pubblicato il 1° maggio 2020, l'Osservatorio Ivoriano per i Diritti Umani (OIDH) esprime la sua viva preoccupazione su questo ritiro a pochi mesi dalle elezioni presidenziali:

Cette décision de retrait, à quelques mois des échéances électorales de 2020, et au regard de la crispation du contexte socio-politique actuel, pourrait priver les citoyens de recours pourtant essentiels à la reconnaissance de leur droit.

Elle s’apparente ainsi à un recul démocratique pour notre pays qui se veut un parangon en matière de respect des droits humains et de l’état de droit en Afrique. Pour preuve, la Côte d’Ivoire a été membre du conseil des droits de l’homme de l’ONU de 2012 à 2016, membre du conseil de sécurité de l’ONU, puis postule encore à cette fonction au conseil des droits de l’homme.

La decisione di ritirarsi, a pochi mesi dalle scadenze elettorali del 2020 e alla luce della contrazione del contesto socio-politico attuale, potrebbe privare i cittadini degli strumenti essenziali per il riconoscimento dei propri diritti.

Si configura così un arretramento della democrazia per il nostro Paese, che vuole essere un modello in materia di rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto in Africa. A riprova di ciò, basti pensare come la Costa d'Avorio sia stata membro del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU dal 2012 al 2016, membro del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, e concorre ancora a questa funzione presso il Consiglio per i Diritti Umani.

La Convenzione della Società Civile Ivoriana (CSCI), in una nota pubblicata il 6 maggio 2020 su news.abidjan.net, ritiene che:

…par ce retrait, le citoyen ivoirien et les Organisations de la société civile (OSC) se trouvent fortement fragilisées en matière de promotion et de protection des droits de l’homme dans notre pays. D’autant que cet instrument juridique chèrement acquis de haute lutte est le fruit d’un engagement collectif.

… con questo ritiro, il cittadino ivoriano e le Organizzazioni della Società Civile (OSC) si ritrovano fortemente indeboliti in materia di promozione e protezione dei diritti umani nel nostro Paese. Soprattutto perché questo strumento giuridico ottenuto a caro prezzo e con tanta fatica è il frutto di un impegno collettivo.

Sono numerosi gli utenti di Twitter che hanno pubblicato commenti:

Dopo il Benin, adesso è la Costa d'Avorio che toglie la possibilità ai suoi cittadini di appellarsi alla Corte Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli. Che passo indietro per i diritti umani e la giustizia!

Gli effetti inebrianti del potere mescolati ad un vergognoso sfruttamento della giustizia!

Stéphane Kipré, presidente del partito politico Unione delle Nuove Generazioni, scrive:

Rinunciare ai propri impegni presso la #CADHP per una decisione a noi avversa è indegno di un uomo di stato. È soprattutto umiliante per il nostro Paese aver sostenuto le decisioni precedenti. Che la Costa d'Avorio si liberi di questo genere di dirigenti.

Come nota un utente, Cedric Emmanuel:

La decisione di ritirarsi è stata presa dopo che la #CADHP ha deciso la sospensione di procedimenti penali nei confronti di @SOROKGUILLAUME, quindi lo Stato della 🇨🇮 dovrebbe rispettare questa decisione almeno per il fatto che al momento di essa faceva ancora parte della CORTE.

Sfumatura importante da cogliere, come fa Pape Ibrahima Kane, militante dei diritti umani che lavora per l'Open Society Initiative for West Africa (OSIWA):

… il faut savoir que cette décision-là ne prend effet que dans un an. Et donc que d’ici l’année prochaine, il peut toujours  y avoir des plaintes contre la Côte d’Ivoire…

Parce que, cette décision n’exclut pas la possibilité de toujours porter plainte contre la Côte d’Ivoire. Mais maintenant, quand on porte plainte contre la Côte d’Ivoire, ce sera devant la commission africaine et c’est la commission africaine qui portera l’affaire devant la cour.

… è necessario sapere che questa decisione sarà attuata solo tra un anno. E che quindi da qui all'anno prossimo ci potranno sempre essere dei ricorsi contro la Costa d'Avorio…

Perché questa decisione non esclude la possibilità di procedere contro la Costa d'Avorio. Ma adesso, quando si querelerà la Costa d'Avorio, sarà davanti alla commissione africana e sarà la commissione africana che porterà il caso davanti alla corte.

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