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Ecco perché i diritti delle donne e i diritti digitali vanno di pari passo sul Twitter della Namibia

Una donna comunica tramite il suo smartphone. Foto di MaxPixel / Creative Commons Zero – CC0.

In Namibia, durante la quarta ondata di insurrezioni [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] femministe nell'era tecnologica, le attiviste si sono radunate sui social media come Twitter per organizzare una campagna online volta a legalizzare l'aborto.

Come parte della campagna, a partire dal 14 agosto le femministe hanno lanciato una petizione online per la legalizzazione dell'aborto, raccogliendo oltre 61.000 firme. Si tratta di circa il 3% della popolazione della Namibia, composta da un totale di 2.2 milioni di persone.

La campagna ha attirato ondate di attacchi contro le attiviste, innanzitutto da parte dei Cristiani e delle comunità dei conservatori i quali credono che le donne debbano astenersi dall'avere rapporti sessuali e scontare un periodo in carcere in caso di aborto. Come risultato della petizione, tuttavia, il Parlamento ha accettato di rimettere in discussione le vecchie leggi namibiane sul tema dell'aborto.

L'enorme successo della petizione deriva da una lunga lotta, spiega Merja Wolf, femminista e caporedattrice del Informanté. “Sono costantemente sotto attacco, ogni giorno su Twitter è come essere in guerra”, ha detto la Wolf che ha anche raccontato a Global Voices di come le attiviste subiscano molestie online quotidianamente.

Twitter permette agli utenti di bloccare o segnalare i responsabili di tali molestie online, ma questi strumenti non sempre sono sufficienti per alleviare i danni e degli studi hanno dimostrato come le donne tendano a soffrire molto di più per le molestie perpetrate tramite Twitter rispetto agli uomini.

Quando un troll si è accanito contro i suoi figli, per la Wolf è stato come oltrepassare una linea personale che l'ha quasi portata ad abbandonare Twitter. “Troll e misogini devono capire che non si stanno accanendo solo contro di me” ha continuato “se anche lasciassi Twitter, continuerebbe comunque ad essere utilizzato da altre persone. Ormai siamo davvero tante”.

Alla fine, ha deciso di rimanere su Twitter nonostante le molestie quotidiane che lei ed altre attiviste hanno dovuto subire nella lotta per la legalizzazione dell'aborto in Namibia. Tuttavia, di recente la Wolf ha temporaneamente disattivato il suo account per motivi personali e non collegati con la sfera politica.

Fino ad ora, l'aborto è stato regolato dall'Abortion and Sterilization Act of South Africa del 1975 ed è valido solo alle seguenti condizioni: se la gravidanza mette in pericolo la vita o la salute fisica e mentale della donna, se il bambino è affetto da disabilità, se la gravidanza è dovuta a violenza o incesto o se una donna è affetta da una disabilità mentale o fisica che le impedisca di comprendere ciò che la gravidanza comporta.

Una guerra di tweet

Le comunità cristiane conservatrici in Namibia si sono fortemente opposte alla petizione, chiedendo di mantenere valide le vecchie leggi namibiane sull'aborto. I membri di queste comunità hanno a loro volta lanciato una petizione per fermare la legalizzazione dell'aborto nel paese.

Netizen Bashupi è stato una dei promotori della petizione contro la legalizzazione dell'aborto in Namibia:

Governo della Namibia: Pro-Life Namibia “Contro la legalizzazione dell'aborto in Namibia”.
Per favore, aiutateci a salvare la vita di chi non è ancora nato dagli spiriti del male che chiedono la legalizzazione dell'aborto. Firma per salvare una vita.

Il Namibian, il quotidiano più importante della Namibia, ha postato diversi tweets sottolineando il movimento anti-aborto in Namibia. Dagli account Twitter di alcuni membri della società emergono alcuni dei valori più conservatori in merito all'aborto:

“NO ALL'ABORTO”… i Pro-Vita oggi protestano nel centro di Windhoek contro la legalizzazione dell'aborto. Il gruppo ha ripetuto “Noi scegliamo la vita” mentre striscioni recitavano che l'aborto “uccide i bambini” ritenendo l'atto un “omicidio”.

In risposta, Abigail Buitumelo ha postato una petizione per legalizzare l'aborto:

Ma l'utente Twitter D'mbukushu ha risposto:

“Arrestate chiunque effettui un aborto!!!!”

E Yvonne ha twittato preghiere a favore di chi ha soltanto pensato di poter abortire:

Onnipotente ascolta le nostre preghiere non permettere che questo succeda, mio Signore, per favore perdona coloro che portano queste idee alla tua nazione nel nome di Gesù, NO all'aborto NO #NoAllAbortoInNamibia

L'utente “Refuse2sink95″ ha invece ironizzato su chi vorrebbe legalizzare l'aborto:

Legalizzi l'ABORTO e continui a festeggiare il tuo COMPLEANNO…

Mentre l'utente Alie Epata ha consigliato:

Non fare sesso in modo da non dare alla luce una vita che non desideravi. Usa i contraccettivi se proprio non puoi farne a meno. Non creare una vita da uccidere solo perché puoi farlo.

Per la Wolf, tuttavia, il dibattito sull'aborto è collegato al femminismo ed il femminismo significa “rendere la società più equa e migliore SIA per gli uomini CHE per le donne”, ha dichiarato a Global Voices. Sfortunatamente, questo concetto è fortemente contrastato nella società namibiana dove la violenza di genere resta uno dei temi più caldi.

La Wolf attribuisce ai social media il successo della petizione online:

We are becoming more and more aware of feminism as a society and our numbers are growing on social media such as Twitter. It has the advantage over Facebook because, when someone retweets my statements, it allows messages to spread a lot faster through different audience groups.

Stiamo diventando sempre più consapevoli del femminismo come parte integrante della nostra società e il numero di membri sui social come Twitter è in continua crescita. A differenza di Facebook, se twitti nuovamente il mio post, hai il vantaggio di diffondere maggiormente il messaggio anche tra audience differenti.

Diritti digitali e diseguaglianza di genere in Namibia

L'espressione di idee femministe online è un atto di libertà che dovrebbe essere protetto dai diritti digitali, focalizzandosi sull'accesso alle informazioni, sulla privacy e sulla libertà di espressione.

Purtroppo le molestie di genere e la violenza online creano un ambiente malsano per quelle donne che vogliono esprimere liberamente le loro idee ed organizzare una determinata campagna.

In Namibia, non ci sono leggi che criminalizzano la violenza o le molestie che avvengono online.

Un articolo pubblicato dall'Information and Communications Technology (ICT) del Namibian Media Trust (NMT) afferma che la Namibia attualmente non ha “politiche di protezione dei dati personali per non parlare di statuti emanati”.

Nell'articolo, il NMT si è detto a favore di un cambiamento basato sui diritti per la regolamentazione di internet. Ciò è importante sia per la libertà di espressione sia per il diritto di accesso alle informazioni. I principi previsti nella African Internet Rights Declaration dell'African Union includono l'uguaglianza di genere e la protezione dei gruppi emarginati o a rischio che la Namibia attualmente non riesce a garantire, secondo il NMT.

In più, molte donne oggigiorno vivono senza accesso ad internet.

Internet Society Chapter Namibia ha lanciato la Women Rights Online Report 2020 a fine luglio, dopo aver notato che solo il 47% delle donne namibiane dispongono dell'accesso ad internet.

Da questo studio è emerso che non erano presenti delle politiche nazionali volte a garantire una regolamentazione ICT come ad esempio l'opportunità di lottare contro la diseguaglianza di genere.

Inoltre, lo studio ha sottolineato come in Namibia 1 GB costi oltre l'8% dell'entrata mensile media e come il 70% delle scuole del paese non disponga di internet. Da ciò si evince che l'accesso alle informazioni tramite internet sia ancora un grande problema in Namibia e costituisca una sfida in termini di attivismo femminista all'interno della sfera digitale.

Rendere il web un posto più sicuro per le donne in Namibia

Sicuramente si rende necessario migliorare le possibilità di accesso in rete, unitamente ad una maggiore sicurezza per donne così da eliminare la discriminazione di genere online.

Il Women Rights Online Report 2020 ha dato alla Namibia un punteggio di 2/10 in merito alla sicurezza online delle donne, sottolineando la mancanza di leggi appropriate per la protezione dei dati. Ciò significa che sia i discorsi di odio sessista, così come la condivisione non consensuale di immagini possono avvenire senza alcuna conseguenza legale.

Se da un lato i social media hanno aperto nuove possibilità per i movimenti femministi nel contesto namibiano, dall'altro le donne devono sapere che le autorità locali possono intervenire per garantire la loro sicurezza.

In generale, il successo della petizione per la legalizzazione dell'aborto ha dimostrato il potere e l'impatto dell'attivismo online.

“Se qualcuno vuole contestare il potere dei social media, non lo faccia” ha dichiarato la Wolf.

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