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Aborto legale in Argentina: la battaglia continua

Screenshot da France24/Youtube, di una protesta di gruppi “pro-vita” il 29 novembre 2020.

Il 30 dicembre 2020 l'Argentina si è aggiunta [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] alla breve lista di Paesi in cui l'aborto è un diritto senza limitazione di causa, vale a dire senza che la donna o persona incinta debba specificare un motivo per richiederlo entro le prime 14 settimane di gravidanza. La misura, adottata dopo aver ottenuto 38 voti favorevoli, 29 contrari e un'astensione, è diventata ufficiale il 14 gennaio 2021.

Sebbene in alcune regioni del territorio argentino siano già state effettuate interruzioni di gravidanza contemplate dalle cause previste dal codice penale, l'attuazione della nuova legge sull'accesso all'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVE) ha aperto le porte a quello che sembra un nuovo processo storico: la battaglia per garantirne l'adempimento. 

La legge IVE sospesa ad un mese dall'entrata in vigore

A meno di un mese dall'entrata in vigore della nuova legge su tutto il territorio nazionale, il giudice Marta Aucar de Trotti, titolare del Tribunale Civile e Commerciale N° 19 di Resistenza, Chaco, ha accolto la richiesta di un ricorso di difesa presentata da un gruppo di cittadini che sostiene che la vita comincia dal concepimento e che la legge è contraria a questi precetti. Di conseguenza, Aucar de Trotti ha adottato un provvedimento cautelare a fine gennaio 2021 per sospendere l'applicazione della legge IVE nella regione del Chaco, che disciplina l'aborto legale e gratuito in tutto il Paese.

La sentenza è stata immediatamente appellata prima dall'Associazione Civile “Unidos por la Diversidad” perché si trattava di una legge di carattere federale e non provinciale, poi dal Ministero della Salute della nazione affinché la causa fosse trattata da un giudice con competenza nazionale, e infine da un Procuratore di Stato del Chaco, Cecilia Fernández Almendra. Tuttavia, la misura cautelare rimane in vigore, anche se il diritto all'aborto legale resta in vigore sia nel Chaco che nel resto del territorio nazionale.

Alla sentenza nel Chaco si è aggiunta anche la presentazione di un ricorso di protezione e di una denuncia penale nella provincia di Cordova contro il Presidente della Nazione, Alberto Fernández, e i legislatori che hanno votato a favore della legge. La denuncia presentata dall'associazione civile “Derechos Humanos y Violencia de Género” include la richiesta di un processo politico contro il mandatario e l'incostituzionalità della norma. 

L'uso di diversi mezzi di ricorso per dichiarare incostituzionale la legge IVA e chiedere l'applicazione di misure cautelari non sono una sorpresa. I gruppi di opposizione alla legge hanno detto sui social network che “Nessuna legge incostituzionale ci disarmarà.”

Continueremo a lottare contro l'aborto, continueremo a difendere l'innocente, continueremo a dare potere alla donna con educazione, con strumenti, con amore, in una società rotta.
Nessuna legge incostituzionale ci distruggerà. Nessuna legge incostituzionale cambierà la nostra posizione.

A dicembre 2019, un anno prima dell'approvazione della legge IVE, l'Ordine dei Medici della Provincia di Missioni ha annunciato l'abilitazione di un Registro di Obiettori di Coscienza, “al fine di tutelare il diritto di coloro che, per questioni morali, etiche, filosofiche, culturali, religiose o ideologiche, si ritengano esenti dall'effettuare azioni mediche in contraddizione con le loro convinzioni.” La richiesta di iscrizione nel registro è ancora in vigore su base volontaria, personale e riservata.

“Il decreto provinciale vigente stabilisce che l'istituto medico non può essere obiettore, ma il medico in ogni caso dovrebbe indirizzare immediatamente [ad un altro dottore]”, ha spiegato Luis Flores, presidente dell'Ordine dei Medici di Missione, e ha riconosciuto che “la legge è chiara sull'obbligo del medico di indirizzare (un paziente) e su questo non ci piove”.

“Giustizia sociale è poter decidere”

A differenza di quanto accade in alcune regioni del Chaco, Cordoba e Misiones, in altre la legge si applica senza complicazioni. Secondo le dichiarazioni del Ministro delle donne, dei generi e della diversità, Elisabeth Gómez Alcorta, i distretti che meglio applicano la norma sono la città e la provincia di Buenos Aires, e La Pampa.

A giorni dall'entrata in vigore della legge IVE, Estefania Cioffi, una medico e militante femminista membro della Rete dei Professsionisti della Salute per il Diritto di Decidire, condivideva su Instagram un'immagine della prima prescrizione di misoprostol (uno dei farmaci più utilizzati per l'interruzione volontaria di gravidanza) per effettuare un aborto in Argentina con il suo timbro e firma.

“Giustizia sociale è poter decidere”, ha affermato Cioffi insieme all'immagine che è salita dalla villa 1-11-14 nel cuore della città di Buenos Aires, dove lavora come medico generico.

 

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Inoltre, la legge nazionale che depenalizza l'aborto ha stabilito una gerarchia di norme provinciali che limitano l'accesso al misoprostol. La provincia di Mendoza, dove la vendita di tale droga era limitata, ne è un esempio. Il Ministero della Salute di Mendoza, con una risoluzione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, ha annunciato l'adeguamento della sua normativa all'entrata in vigore della legge sull'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVE).

Un altro esempio di adeguamento è il programma di rafforzamento del diritto all'Interruzione di Gravidanza, presentato dall'IOMA, un'assicurazione sanitaria della provincia di Buenos Aires basata su un sistema sanitario solidale. Il programma, che propone di coprire il 100% della pratica, fa sì che la copertura sociale sia la prima del Paese a istituzionalizzare il diritto di decidere.

Gli alti e bassi dall'adozione della legge 27.610 rivelano che la libertà di decidere non deriverà dalla sanzione della legge. Tuttavia, anche se in alcune parti del territorio nazionale la battaglia per far valere il diritto alla IVE continua, la legge è chiara: i professionisti incaricati delle consultazioni telefoniche o in presenza in centri sanitari devono garantire il diritto dal primo contatto.

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