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I giordani protestano da un anno sotto la legge di difesa senza alcun beneficio, mentre i casi da COVID-19 aumentano

Mural in Amman, Jordan saying

L'allentamento da parte del governo giordano delle rigide restrizioni dello scorso anno ha portato alla rapida diffusione del COVID-19, ma le difficoltà economiche sono continuate. Questo graffito, immortalato in una strada di Amman, riporta ” Vaccinami [lett. alimentami]. Ho fame.” Foto di Flycatchr, Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).

Da sabato 13 marzo, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] nelle città di tutta la Giordania per chiedere conto delle negligenze riportate nel settore sanitario, l'abrogazione della draconiana Legge sulla Difesa e un cambio [ar] di governo.

La rabbia nei confronti del governo ha iniziato a diffondersi mesi fa a causa di politiche contraddittorie e della confusione politica. tuttavia, ciò che ha scatenato le proteste è stata la morte di nove persone, tra cui pazienti malati di COVID-19, a causa di un'insufficiente fornitura di ossigeno in un ospedale pubblico.

I manifestanti sono stati accolti con gas lacrimogeni, seguiti da arresti di massa.

Il giornalista locale Nidal Salama ha pubblicato questo video della repressione [ar]:

تفريق المحتجين في العقبة بالغاز pic.twitter.com/R1V98LopzK

— الصحفي نضال سلامه (@nidal_news) March 13, 2021

[La Polizia] disperde i manifestanti con gas lacrimogeni presso la città di Aqaba.

Durante le proteste, mentre i partecipanti trasmettevano gli eventi in diretta mediante distinti social media, gli utenti di tutto il Paese hanno riscontrato un rallentamento della connessione internet  e un'interruzione di alcune funzionalità specifiche, come la trasmissione in diretta su Facebook. La limitazione della rete è divenuta una pratica abituale in tutti i casi di disordine sociale. In questo frangente, neanche la maggior parte dei media locali sono riusciti a coprire i disturbi nel corso del loro verificarsi, con conseguente blackout dei media [ar]:

الشعب يريد اسقاط الدفاع
#يسقط_قانون_الدفاع pic.twitter.com/p7ce8XjF7v

— Abood_road (@AboodRoad) March 14, 2021

Le proteste si sono svolte in sincronia con il primo anniversario dell'emanazione della famigerata legge giordana sulla difesa, che riconosceva al Governo ampi poteri per dettare ordini con il pretesto di contenere la diffusione del virus, ma la legge si è rivelata inefficace: tra la metà di marzo e la fine di settembre dello scorso anno, la Giordania ha registrato un totale cumulativo di 61 decessi e 11.825 casi  confermati di COVID-19. Il 17 marzo 2021, esattamente un anno dopo dalla promulgazione della legge di difesa, nel regno sono stati registrati 56 decessi e 9.535 casi confermati di COVID-19 in un solo giorno.

Il Paese elogiato in un primo momento per la sua gestione della pandemia, sta raggiungendo ora il massimo della capienza nei propri ospedali pubblici e privati, altro motivo per cui i manifestanti si sono riuniti in tutto il regno.

Un nuovo governo in piena pandemia

L'inefficacia della legge di difesa è stata una delle questioni principali che ha irritato il popolo, ma con l'economia nazionale duramente colpita dalla pandemia e tassi di disoccupazione prossimi al 25%, l'applicazione selettiva della legge paralizzante è stata un peso ulteriore.

All'inizio di ottobre, il Parlamento è giunto alla fine del mandato dei quattro anni, che ha portato al suo scioglimento, seguito dalle dimissioni ordinarie del Primo Ministro e del suo gabinetto, come previsto dalla Costituzione.  Successivamente è stato nominato un nuovo Primo Ministro, ex consigliere del re, Bisher Al-Khasawneh, il quale, il giorno successivo ha annunciato che il Paese sarebbe stato soggetto a un confinamento totale per quattro giorni. Molti hanno messo in dubbio la determinazione del governo a portare avanti le elezioni, nonostante l'aumento dei casi di COVID-19.

A metà novembre si è formato un nuovo Parlamento, all'ombra della pandemia. Al termine delle votazioni, il confinamento di quattro giorni è stato avviato, ma nonostante ciò, quando si è venuti a conoscenza dei risultati, i vincitori delle elezioni hanno infranto [ar] le regole del confinamento e si sono riversati in massa nelle strade per festeggiare con canti, balli e spari. Tutto ciò ha suscitato indignazione da parte dell'opinione pubblica, tanto da spingere il Primo Ministro ad ordinare le dimissioni del neoeletto ministro degli interni e al personale di  sicurezza a porre fine rapidamente alle manifestazioni di massa.

Salma Nims, a tal proposito, ha scritto su Twitter [ar]:

Domanda: Dato che stiamo vedendo video dei festeggiamenti [post-elezioni] ovunque, potreste lasciarci passeggiare per il quartiere con i nostri figli?

Un altro utente di Twitter ha deriso la risposta di scusa del Primo Ministro Al-Khasawneh alle critiche:

Ci scusiamo con i cittadini che si sono attenuti alla legge [del confinamento].

Nel giugno 2020, il precedente Ministro della Salute, aveva dichiarato che la COVID-19 era “morta e sepolta”, il nuovo governo ha continuato ad indebolire il confinamento nei mesi di gennaio e febbraio. Nonostante l'aumento dei casi, il governo ha continuato ad allentare le restrizioni, aprendo scuole e centri sportivi, oltre ad annullare la normale chiusura del venerdì. Da metà febbraio, quando i casi hanno iniziato ad aumentare rapidamente, il governo ha emesso un annuncio tardivo per ripristinare [r] il coprifuoco notturno e la chiusura del venerdì.

Altri fallimenti ministeriali

Poco dopo, il nuovo governo ha subito un nuovo fallimento. Il 28 febbraio 2021, il Ministro della Giustizia, Bassam Talhouni e il Ministro dell'Interno, Samir Mubaideen sono stati costretti a dimettersi a seguito di uno scandalo: i due Ministri, hanno presieduto ad una cena seduti ad un tavolo con più di sei persone, violando così le disposizioni di salute e sicurezza messe in atto per limitare la diffusione del  virus.

Dopo un breve periodo, il re ha nominato Tawfiq Kreishan e Ahmad Ziadat rispettivamente come Ministro degli interni e della giustizia. Mubaideen non è stato nominato fino a fine novembre, dopo che Tawfiq Halalmeh è stato costretto a dimettersi per non aver attuato correttamente un confinamento post-elettorale.

Il 7 marzo, è avvenuto un altro rimpasto di governo per accelerare le riforme guidate dal Fondo monetario internazionale. Di conseguenza, il Primo Ministro Khasawneh ha rimpastato egli stesso il suo gabinetto, nominando nuovi ministri, tra cui un nuovo ministro degli interni, Mazen Faraya. Prima della sua nomina come ministro degli interni, Faraya era vicepresidente del Centro nazionale per la sicurezza e la gestione delle crisi, una delle unità governative che si occupa della gestione della pandemia. Tuttavia, resta da verificare se Faraya ricopra ancora la carica di vicepresidente.

Prendendo in giro il rapido turnover e il riciclaggio dei governi e dei membri del gabinetto, gli utenti di Twitter giordani hanno postato nuovamente sulla piattaforma questo commento, risalente al 2012, ma considerato valido ancora oggi:

Tre giordani entrano in un bar. Il re destituisce il Primo Ministro e scioglie il Parlamento. É così che finiscono tutte le storie in Giordania.

Il nuovo gabinetto dei ministri ha prontamente annunciato l'imposizione di un coprifuoco più rigido a partire dal 13 marzo, proprio per contenere la rapida diffusione del virus, l'allarmante aumento delle infezioni tra gli operatori sanitari e l'occupazione di posti letto nelle unità di terapia intensiva [ar].

Ancora una volta, il Governo ci ha sorpresi con decisioni dell'ultimo minuto. Ciò porterà ad un aumento del contatto tra persone e le fughe a cui assisteremo nei prossimi due giorni significheranno un aumento dei casi di COVID. La prossima settimana saranno imposte ulteriori restrizioni ai cittadini per contenere questa massiccia diffusione. Paghiamo troppo spesso il prezzo di questa improvvisazione.

Scandalo per mancanza di ossigeno

Nelle prime ore di sabato 13 marzo, si è saputo che delle persone erano decedute a causa di un'interruzione di erogazione di ossigeno della durata di due ore, nei reparti dell'ospedale pubblico della città di Al-Salt, a ovest della capitale Amman. Tra questi erano presenti pazienti COVID-19.

La polizia circonda l'ospedale di Al-Salt mentre i pazienti muoiono per mancanza di ossigeno

Al mattino presto mi giunse la triste notizia del decesso della mia cara zia a causa del COVID-19. Poco dopo, anche la notizia dell'ennesimo fallimento del governo di Giordania. Lei era una delle pazienti decedute per mancanza di ossigeno all'ospedale pubblico di Al-Salt.

La conseguenza a ciò è stata lo scatenarsi di uno scompiglio a livello nazionale, che ha dato il via a una serie di eventi: in primo luogo, il re ha licenziato il Ministro della Salute, Nathir Obeidad, nominando come suo sostituto Faraya, già Ministro degli Interni e vicepresidente del Centro nazionale per la sicurezza e la gestione delle crisi. É attualmente in corso un'indagine per determinare le ragioni alla base della mancata fornitura di ossigeno nell'ospedale, nei tempi stabiliti.

Un utente giordano, ha sarcasticamente postato su Twitter, la reazione del Primo Ministro Faraya, alla caotica gestione della pandemia e delle morti da parte del governo:

https://t.co/pjoqhjgiKM pic.twitter.com/cFo97Fw5rW

— Abuhawash (@Abuhawash10) March 14, 2021

Dopo un anno di confinamento e coprifuoco di scarso o nullo sollievo socio-economico per i cittadini, il Paese non è in buone condizioni per una ripresa a lungo termine dalla pandemia. Con misure più severe all'orizzonte, la rabbia pubblica in aumento e il Ramadan che si avvicina, c'è molta incertezza su ciò che accadrà.

Secondo il giornalista Basil Alrafaih:

Le autorità ricorreranno a violenze maggiori come espressione dell'aggravarsi della crisi, del fallimento e dell'incapacità nel trovare soluzioni. Non si affronterà il dilemma, ma ci si preoccuperà di negarlo e di affrontarne le conseguenze.

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