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#nonunadimeno sei anni dopo: conquiste e nuove richieste in Argentina

Copertina della raccolta di richieste per l'anniversario di Non una di meno presentata il 3 giugno 2021, immagine utilizzata con autorizzazione.

Lo scorso 3 giugno è stato celebrato il sesto anniversario del movimento Non una di meno, un movimento femminista [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] che nacque in Argentina e si diffuse su vasta scala nel resto dell'America Latina e in molte altre regioni del mondo. In questa data, più di duecento organizzazioni femministe argentine si sono accordate su una nuova raccolta di richieste sotto il titolo “Vogliamo essere vive, libere e senza debiti!”. Il punto ora si concentra sui diritti economici e giuridici delle donne, facendo propria una prospettiva LGBTI+.

Numerose iniziative sono state organizzate dal 3 giugno 2015, giorno in cui le donne si chiamarono a raccolta in più di 80 città argentine in segno di protesta contro la violenza di genere e il femminicidio. La marcia nazionale denominata Non una di meno è cresciuta rapidamente convertendosi in un movimento regionale e globale.

Da quella prima protesta, iniziata nelle reti social e diffusasi in seguito nelle strade per rinnegare il femmicidio di Chiara Páez, una giovane argentina di 14 anni assassinata da Manuel Mansilla, il suo ragazzo di 16 anni, l'allora nuovo collettivo Non Una di Meno ha posto le basi per un gran numero di richieste.

Una di queste fu la creazione di un Registro dei Femmicidi della Giustizia, istituito dalla Corte Suprema argentina appena un giorno dopo la protesta. A questa misura si aggiunse immediatamente la creazione dell’Unità di Registrazione, Sistematizzazione e Controllo dei Femminicidi promossa dalla Segreteria dei Diritti Umani argentina e che ha l'obiettivo di compilare un elenco quantitativo dei casi di violenza di genere che permetta l'elaborazione di statistiche e la loro analisi da utilizzare al momento di avanzare delle proposte.

Immagine tratta dal video El siglo Web/Youtube della mobilitazione contro il femminicidio a Buenos Aires, Argentina, il 3 giugno 2015.

Nel novembre dello stesso anno, ma anche grazie alla petizione avanzata dal movimento, si decise la creazione del Corpo di Avvocate e Avvocati per le Vittime della Violenza di Genere, formato da professionisti con abilitazione nel campo della prospettiva di genere, per offrire patrocinio legale gratuito completo a persone che subiscono violenza domestica e abusi sessuali.

Anche se le cifre in Argentina continuano ad essere più che allarmanti – in media, una vittima ogni 35 ore – la visibilità di questa violenza e degli omicidi aggravati dal genere ha dato avvio ad altri movimenti che sono sfociati in altre conquiste, tra le quali l'approvazione della Legge Micaela nel dicembre 2018, che stabilisce l'abilitazione obbligatoria in tema di genere e violenza contro le donne per tutte le persone che ricoprono ruoli pubblici a tutti i livelli gerarchici, la creazione del Ministero della Donna nel dicembre 2019, con l'obiettivo di rappresentare le donne e le dissidenti nelle politiche pubbliche, e l'approvazione della Legge per l'accesso all'Interrunzione Volontaria di Gravidanza (IVG) [it] nel dicembre 2020.

Cartellone #Nonunadimeno, foto per gentile concessione di Estela Fares.

Le richieste del movimento nel 2021 includono, tra le altre: una legge nazionale di quote e inclusione lavorativa per travesti, transessuali e transgender, l'aumento salariale e dei sussidi per i lavoratori con l'intento di combattere la crisi sanitaria ed economica che colpisce il paese e una riforma della giustizia secondo una prospettiva di genere e femminista che garantisca la vicinanza dello Stato alle realtà delle donne e persone LGBTI+.

Inoltre, il collettivo di attiviste femministe Non Una di Meno ha invitato le persone a un'azione propagandistica da svolgersi in tutto il paese proponendo slogan da condividere nei social o da stampare e attaccare sulle porte e finestre delle case, per dar luogo a una giornata di attivismo nel rispetto delle restrizioni sanitarie.

“Sono passati sei anni da quando è nata questa onda femminista, questa struttura collettiva che ci ha cambiato la vita”, sottolinea il movimento su Instagram. “La lotta femminista ci supporta, ci considera, ci sostiene. Vogliamo essere sempre più libere, più vive e con maggiore autonomia.”

 

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