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Brasile: ancora in limbo le rivendicazioni sui territori indigeni

La Corte Suprema del Brasile (STF) ha deciso di postporre la sentenza riguardo il territorio di Raposa Serra do Sol [in] conteso da contadini e tribù indigene, mentre la prossima settimana voterà su un caso meno complesso relativo alle demarcazioni territoriali. Sará dunque la risoluzione sul caso dei territori Caramuru-Paraguaçu nello stato di Bahia [it] a stabilire un precedente legale per le quasi altre 150 rivendicazioni di terre indigene che avrebbero dovuto invece essere risolte con la sentenza su Raposa Serra do sol. Si tratta di un caso meno complesso ma non meno importante, almeno per i Pataxó Hã-Hã-Hãe [in] che attendono la decisione da oltre 26 anni.
La decisione è stata fissata per il 24 settembre [port] e i blogger vanno sempre più interessandosi alla vicenda. Anarquista Amador [port] commenta così:

Esperar 26 anos por uma decisão não é sério. Este papo de que a justiça tarda mais não falha é barato demais. As pessoas envelhecem, morrem. As decisões não vêm e não há suspensão ou garantias. E longe de termos um Estado fraco, omisso, temos um Estado forte que garante que as decisões não sejam tomadas em prazos reais.

Non è certo serio dover attendere attendere una risoluzione per 26 anni. Troppo facile dire che la giustizia è lenta ma infallibile. Le persone invecchiano e muoiono. Le decisioni non arrivano e mancano le garanzie. Altro che Stato debole e silenzioso, il nostro é uno Stato forte che si assicura che le decisioni non vengano prese nei tempi prestabiliti.

Questa data segna un mese esatto da quando il futuro di Raposa Serra do Sol fu collocato nel limbo. Nell'udienza dello scorso 27 agosto, giorno previsto per la legiferazione della Corte Suprema del Brasile, per la prima volta nella storia della Corte Suprema brasiiana un avvocato indigeno ha difeso il proprio popolo. Joênia Batista de Carvalho, della tribú Wapichana, ha preso la parola e si è presentata davanti ai 11 giudici per difenderne il diritto al territorio di Raposa Serra do Sol e denunciando la morte di 21 leader a causa dei conseguenti conflitti:


“Siamo accusati di essere ladri nella nostra stessa terra. Siamo stati diffamati e discriminati, e tutto ciò deve finire.”

Dopo aver parlato per circa due ore, il relatore nominato, il giudice Ayres, è stato il primo a votare perché Raposa Serra do Sol rimanga territorio indigeno, fatto considerato come una forte rassicurazione dei diritti degli indigeni brasiliani. Un altro giudice ha però chiesto l'aggiornamento della seduta per consentire ulteriori indagini; ciò significa che al momento il caso rimane sospeso finché non verrà stabilita la prossima sessione. Intanto sui blog ferve la discussione al riguardo, e sia l'emozionante difesa dell'avvocato Joenia sia la sorprendente votazione del giudice Ayres vengono variamente criticati, lodati o commentati:

D. Bertrand de Orleans e Bragança [port], lontano pronipote dell'ultimo imperatore del Brasile Dom Pedro II sempre in viaggio per il Paese a tenere conferenze per agricoltori e imprenditori in difesa della proprietà privata e della libera impresa, sostiene che: “L'intervento della dottoressa Joenia è stato esclusivamente emotivo”.

Com essa argumentação, a Dra. Joênia não vai conseguir grande coisa. Será mesmo ir contra a inteligência dos senhores Ministros do Supremo querer chamar de racista a defesa dos produtores rurais, que são apoiados pela maioria dos índios da Serra do Sol, os quais, por sua vez, são em maior número que os da Raposa. Racistas seriam os índios que querem separar-se do País através da ocupação de uma imensa área, para ali, sentados sobre riquezas incalculáveis, serem os maiores latifundiários brasileiros, se bem que em posse coletiva. Um privilégio racista, esse sim.

La Dott.sa Joenia non otterrà granché con questi argomenti. Definire razzista la difesa dei produttori rurali va persino contro l'intelligenza del Gran giudice e la maggior parte degli Indiani di Serra do Sol, più numerosi dei Raposa, sono a favore di tale difesa. I razzisti della comunità finirebbero per essere invece gli Indiani, che vogliono separarsi dal Paese occupando una zona assai vasta e ricca, per divenire così i più grandi proprietari terrieri del Brasile. Un vero e proprio privilegio razzista.

Amanda Vieira [port] è orgogliosa dell'intervento tenuto dall'avvocato Wapichanan:

Joênia Batista de Carvalho, nós temos orgulhos de você. Por ser índia, mulher, advogada, por fazer uma defesa tão brilhante, por nos fazer acreditar que a luta pela diversidade no Brasil vale a pena e dá muito certo. Salve Joênia! Contamos com sua sabedoria e seu exemplo.

Joênia Batista de Carvalho, siamo orgogliosi di te. Per essere Indiana, donna e avvocato, per aver tenuto una difesa eccellente e perché crediamo che in Brasile bisogna lottare per tutelare la diversità e ciò accadrá ancora in futuro. Brava Joenia! Contiamo sulla tua saggezza e sul tuo esempio.

D'altra parteYashá Gallazzi [port] non appare convinta dei diritti degli indigeni nel 21 secolo:

Devo presumir que tanto Joênia, como as ONG's (nacionais e internacionais), bem como alguns ministros do STF, prefeririam que tudo continuasse como era nos tempos antigos quando os aborígenes (essa foi a palavra usada por Ayres Brito) viviam em harmonia com a mãe terra. O problema é que em tal realidade idílica não haveria espaço para algumas faces próprias do progresso, como uma universidade, por exemplo. Elogiar uma descendente de índios que se formou em Direito e chegou ao ápice de fazer uma sustentação oral no STF é algo muito digno e válido. Contudo, isso há que ser resultado da capacidade técnica e jurídica da pessoa, não de sua origme étnica. A advogada índia é expressão da democracia e do sistema de liberdades democráticas próprios das sociedades ocidentais.

Presumo che Joenia, come le ONG (nazionali e internazionali) e alcuni ministri della STF [Corte Suprema del Brasile], preferirebbero che tutto rimanesse come un tempo quando gli Aborigeni (parola utilizzata da Ayres Brito) vivevano in armonia con madre Terra. Il problema è che in questa realtà idilliaca non ci sarebbe spazio per angoli di progresso, come ad esempio le università. È molto onesto e giusto lodare un discendente indigeno che si é laureato in legge e ha raggiunto uno dei punti più alti intervendo a difesa [degli indigeni] davanti alla STF. Tuttavia, ciò deve tener conto della capacitá tecnica e legale di tale persona e non le sue origini. Un avvocato indiano è il simbolo della democrazia e del sistema di libertà democratica delle societá occidentali.

Foto su Flick di Talita Oliveira
“Gli indigeni hanno fatto resistenza per 508 anni, per il rispetto delle proprie vite, culture e territori”. Una dimostrazione di solidarietá con le popolazioni indigene di Raposa do Sol nelle strade di Rio Branco – Acre, nello stesso giorno della decisione della Corte Suprema brasiliana.
Foto di Talita Oliveira

Prevedendo possibili violenze in seguito al verdetto al di là del suo esito, nella regione sono stati inviati oltre 200 poliziotti federali armati. Molto probabilmente la nuova sessione si terrà prima di fine anno, sperando che le parti coinvolte non debbano attendere altri 26 anni. Forse non sarà così, suppone Maria Rachel Coelho Pereira [port], che il 27 agosto era presente in aula:

As evidências da sistemática aliança entre abusos de poder político-econômico e impunidade em torno da causa anti-indígena, já abundantes no passado, parece continuar ainda hoje. No dia 27 de agosto passado ao sairmos do STF fomos surpreendidos com um boato de que o julgamento seria estrategicamente “empurrado” para o final de 2009.

Le prove di legami sistematici tra l'abuso del potere politico-economico e le impunità dei comportamenti anti-indigeni, che sono stati numerosi in passato, sembrano persistere ancora. Lo scorso 27 agosto lasciando la STF siamo rimasti colpiti da una voce secondo cui la sentenza verrebbe “strategicamente rimandata” alla fine del 2009.

Foto su Flick di Talita Oliveira

Una dimostrazione di solidarietá con le popolazioni indigene di Raposa do Sol nelle strade di Rio Branco – Acre, nello stesso giorno della decisione della Corte Suprema brasiliana.
Fotografia di Talita Oliveira

Parlando dell'abuso di potere politico-economico, Luiz Valério [port] cita un recente caso di intimidazione dei mezzi di comunicazione riguardante la questione di Raposa Serra do Sol. Ci narra di uno scontro avvenuto lo scorso 8 settembre tra Paulo Cesar Quartiero, agricoltore e politico fra l'altro accusato di aver attaccato un villaggio indigeno Makuxi [in] e il giornalista Leandro Freitas, del movimento “Nos Existimos”, che cercava di intervistarlo:

Buscando ouvir a versão de Quartiero para a denúncia foi feita formalmente por 65 lideranças indígenas da Raposa Serra do Sol, protocolada e encaminhada à Funai em Roraima e Brasília, ao Ministério Público Federal, ao Ministério da Justiça e ao Conselho Indígena de Roraima, o jornalista foi tratado de forma desrespeitosa, assim como veículo de comunicação para quem ele trabalha. Esta não é a primeira vez que Paulo Quartiero age com desrespeito contra jornalistas. No primeiro semestre também foi ele o protagonista de outro atentado à liberdade de imprensa e livre exercício da profissão de jornalista em Roraima, quando determinou a captura de equipamentos de filamagens e fitas de vídeo de uma equipe da TV Ativa, que cobria o conflito na região da Raposa Serra do Sol.

Mentre il giornalista tentava di ascoltare la versione di Quartiero riguardo la denuncia formale di 65 leader indigeni di Raposa do Sol – depositata e inoltrata alla FUNAI [la Fondazione Nazionale Indiani del Brasile] a Roraima e Brasilia, al Pubblico Ministero, al Dipartimento di Giustizia e sl Consiglio Indigeni di Roraima – Paolo Quarteiro ha trattato di malo modo sia il giornalista che il veicolo della sua testata. Non è la prima volta che Paulo Quarteiro manca di rispetto ai giornalisti. Nella prima metà [dell'anno] si rese protagonista di un altro attacco alla libertà di stampa e alla libertà di fare informazione a Roraima, ordinando il sequestro delle apparecchiature di trasmissione e delle videocassette di una troupe di Active TV che stava facendo la cronaca del conflitto nella regione di Raposa Serra do Sol.

Una dimostrazione di solidarietá con le popolazioni indigene di Raposa do Sol nelle strade di Rio Branco – Acre, nello stesso giorno della decisione della Corte Suprema brasiliana.
Fotografia di Talita Oliveira


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Qui altre foto della dimostrazione .

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