chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Egitto: dopo breve arresto, un gruppo di blogger riafferma il diritto alla libertà di parola

Il 22 gennaio scorso blogger e attivisti egiziani hanno tenuto una conferenza in difesa del diritto alla libertà di parola, dopo l'arresto di oltre 20 blogger egiziani all'arrivo del treno [in] che li portava alla città di massacro dei copti del 7 gennaio scorso [it]. I blogger sono stati rilasciati poco dopo e hanno raccontato l'esperienza [in] di come siano stati “rapiti” dalle autorità e sia stato loro impedito di porgere le condoglianze alle famiglie delle vittime della strage.

I blogger brevemente arrestati

I blogger brevemente arrestati

Wa7da Masrya, un'attivista arrestata con i blogger nella foto, ne ha scritto [ar] sul proprio blog:

ركبنا سيارة الترحيلات و كانت قذرة و مظلمة و ضيقة سيارة الترحيلات مكتوب عليها من برة تحت جنب النمرة “لنقل المساجين” في رأسي جاءت ميت فكرة و راحت “هو إحنا مساجين؟” “هو إحنا عملنا إيه؟” “هما حياخدونا فين” بالرغم من الاسئلة دي كلها لم ينتابني لحظة خوف واحدة لأني أعلم تماما أننا على حق
Siamo saliti sul pulmino e abbiamo visto in prima persona quanto l'ambiente fosse scuro e sporco. Sembrava di essere in una gabbia. Vicino alla targa c'era una scritta rossa che diceva “Per il trasporto dei prigionieri”, allora mi sono chiesta se anche noi fossimo prigionieri e non ho potuto fare a meno di chiedermi quali fossero le accuse contro di noi e dove ci avrebbero portati. Nonostante le centinaia di interrogativi che mi affollavano la mente, non ho mai avuto un attimo di paura o di dubbio, perché sapevo che avevamo tutto il diritto [di andare a Nagaa Hammady].

Anche il blogger egiziano Wael Abbas era tra gli arrestati di questo viaggio.  Abbas è stato fermato dalle autorità all'aeroporto del Cairo [in], poi ivi detenuto [in], e assalito a casa propria [in] da un poliziotto. Durante il rilascio, Wael ha saputo di una sentenza a suo carico che lo condannava a 6 mesi di reclusione [in]:

[Abbas] è stato condannato a 6 mesi di carcere e alla multa di 500 sterline egiziane (pari a circa 92 dollari Usa) per la cauzione, in base alla denuncia presentata da un cittadino e dal fratello poliziotto per il presunto danneggiamento di un cavo per l'accesso a Internet! Wael è stato sentenziato in absentia nel novembre scorso.

Abbas – una spina nel fianco per il governo – è stato intervistato durante il programma della BBC Hard Talk [Video in inglese] durante il quale ha racocntato dei blogger molestati, rapiti e costretti al silenzio. Ha raccontato la propria esperienza in prigione e ha risposto alle seguenti domande:

I blogger hanno una qualche influenza nel cambiare i regimi autoritari? È qui solo per cercare fama o per cambiare veramente le cose?

Dr Mostafa El Naggar ha pubblicato la Dichiarazione dei blogger egiziani [ar] sul diritto di parola e di poter raccontare la propria versione dei fatti:

ونؤكد كشباب مصري يعتز بوطنه وانتمائه ويعلي قيمة المواطنة أننا لم نكن يوماً من مثيري الشغب، وأننا لم نتجمهر في نجع حمادي ولم نكن ننوي التجمهر كما حاولوا التلفيق لنا، بل كانت زيارتنا لنجع حمادي مواساة لإخواننا الأقباط في مصابهم الذي هو مصاب مصر كلها، وأننا أحرص الناس على الوحدة الوطنية التي اتهمونا بمحاولة الإضرار بها. كما نعيد التأكيد على أن زيارتنا لم تكن منظمة من قبل أي حزب ولا حركة، وكل من يدعي خلاف ذلك فهو مجافٍ للصواب. جمع السجن بيننا كمسلمين وأقباط، لأننا مصريون في وطن واحد وسجن واحد، ولن يثنينا ما حدث لنا عن العمل كنشطاء مصريين مستقلين من أجل تعميق روح المواطنة وتحقيق معنى الوحدة الوطنية الحقيقي. دامت مصر بأمن وسلام
In qualità di giovani egiziani, orgogliosi e patriottici, crediamo nel vero significato di cittadinanza e dichiariamo di non essere agitatori né di voler cercare la fama. Quando ci siamo recati a Nagaa Hammady non stavamo né facendo né organizzando una rivolta, come ci hanno falsamente accusato; scopo della nostra visita era porgere le condoglianze ai nostri fratelli copti e rafforzare proprio quell'unità nazionale che ci hanno accusato di voler danneggiare. Vorremmo sottolineare, ancora una volta, che la nostra visita non è collegata a nessun partito o movimento, e chiunque sostenga il contrario sta mentendo. Noi, musulmani e cristiani insieme, eravamo rinchiusi nella stessa cella, abbiamo affrontato le stesse accuse e difeso la stessa nazione. Siamo uniti e nessuno ridurrà al silenzio la nostra voce di attivisti egiziani indipendenti. Ciò che è accaduto non ci distoglierà dalla nostra missione di rafforzare e rendere più profondo il senso di unità di questa nazione…lunga vita all'Egitto, in pace e salvezza.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.