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26 gennaio, Australia Day: patriottismo, proteste e sciopero della Rete

Il 26 gennaio gli australiani hanno celebrato l’Australia Day [in, come tutti gli altri link segnalati], festa nazionale che commemora l'arrivo dei coloni britannici, oltre due secoli fa, nel continente “downunder”. È una giornata che suscita sentimenti contrastanti, se si pensa che gli aborigeni d'Australia, ricordando il giorno in cui i britannici occuparono i loro territori, lo chiamano  ‘Invasion Day’.

L'Australia Day è un evento che si svolge di solito senza clamore nella stagione estiva, e vede famiglie e comitive di amici ritrovarsi intorno a una grigliata bevendo birra, prima di tornare al solito tran tran di scuola e lavoro.

“Eccesso di patriottismo”

Quest'anno, però, la ricorrenza ha fatto registrare un boom di patriottismo e di dibattiti intorno all'identità e al futuro del Paese. Le bandiere australiane sono state insolitamente numerose, fatto nuovo per la celebrazione di questa festa nazionale. Davanti alle case, nei negozi e nelle auto, le bandierine erano esposte ovunque. Anche Twitter ha vissuto un picco di orgoglio patriottico, e per svariate ore, nel corso della giornata, l’Happy Australia Day è diventato argomento di punta.

A riassumere l'atmosfera di questa festa nazionale proponiamo il seguente tweet:

MEG Mclachlan @ megasaurus_x: @ Pink Happy Australia Day per ieri! Spero ce l'abbiate avuta tutti la bandierina per festeggiare il paese che vi AMA di più.  Mi sono fatta una birra in vostro onore!

Fra i tanti blogger stupiti per gli eccessi di patriottismo, c'è Eva Cox che scrive su Crikey!:

E’ l'uso improprio dei simboli, unito all'eccessivo patriottismo, a farmi temere per cos'è diventata questa festa. Pare abbia cominciato a mutare subito dopo il bicentenario, per diventare emblema sempre più problematico  della frammentazione dell'identità. Come abbiamo fatto a tramutarla in qualcosa che una volta avremmo definito pacchiano?

Cinque anni fa il più eloquente esempio di teppismo nazionalistico era rappresentato dai disordini di Cronulla. ora la bandiera sventola dappertutto! Ma il cambiamento non è genuino e si imitano piuttosto gli Stati Uniti, sempre lì a esporre bandiere, con la loro festa dedicata proprio al vessillo nazionale! Mi oppongo alle bandiere esposte sulle automobili, disegnate sui volti, sulle magliette, sugli asciugamani e magari persino sui profilattici! Le immagini di Cronulla dovrebbero ricordarci che l'abuso dei simboli può essere inelegante e pericoloso e aprire la via a quella legge del branco che fomenta il totalitarismo.

Il nazionalismo e il patriottismo hanno un proprio ruolo, storicamente e nel presente, ma non vanno usati come istanze di aggregazione per l'inclusione o l'esclusione di questo o quel gruppo sulla base di grossolane presunzioni di comunanza e lealtà. Credo si possa benissimo vivere in Australia, senza bisogno di certi slanci iperbolici. Difficile a dirsi cosa s'intenda per ‘valori australiani’, visto che per lo più si tratta di valori del tutto comuni a qualsiasi collettività che si reputi civile.

Stesse sensazioni riporta il blogger Wah Club in un post dal titolo “Smettiamola di prendere tanto sul serio l'Australia Day”:

Fino a ieri, l'unica volta che mi è capitato di [celebrarlo] è stato a Londra, quando vivevo là.  Da allora mi annovero fra i cinici che criticano il patriotismo esasperato, vedono nel 26 gennaio il giorno che segna l'invasione dell'Australia aborigena  e guardano di traverso il tramutarsi di questa festa nazionale in una scusa per esprimere idee xenofobe.

L'estrema sinistra, così come l'estrema destra, ce l'hanno messa tutta per cambiare corso a questa festa, che innesca ogni volta lo stesso repertorio di dibattiti, in cui si spazia dall'idea di una Repubblica australiana al numero degli immigrati…

Avendo concluso l'Australia Day in un ristorante vietnamita di St Albans, ho pensato a come ci si diverte nel fare cose che di solito si danno per scontate. Ecco cosa dovrebbe celebrare l'Australia Day. Piuttosto che dargli un orientamento teso a evidenziare i problemi e l'agenda politica – cosa che si può  fare sempre e comunque  – dovremmo utilizzarlo per riflettere su tutto il bello dell'Australia e dell'essere australiani. Non dev'essere un giornata di cui vergognarsi, ma neanché la giornata del nazionalismo e dell’ esclusione sociale.

Non tutti i post sono stati ostili alla festa nazionale, però. Ecco quello di un tassista di Sidney, Cablog, che racconta la propria giornata di lavoro in Australia:

Stamattina presto un passeggero ubriaco mi ha detto: “Australia Day? Non so neanche cos'è che stiamo celebrando.” Al che l'altro che l'accompagnava ha replicato, “Qualsiasi cosa sia, vero dio che la inaugureremo con un bel botto, vero?” E giù a ridere al solo pensiero.

Benché la ricorrenza sia un retaggio degli inglesi, gli auguri ieri sera arrivavano da gente di svariate nazionalità, e persino da chi non ha cittadinanza. I proprietari turchi del ristorante in cui cenavo mi hanno augurato buona commemorazione, e lo stesso hanno fatto due bariste di turno, una argentina e l'altra colombiana.

Queste le istruzioni di Re Giorgio III al Governatore Filippo per porre le basi dei primi insediamenti bianchi. Principi fondanti in contrasto con l'idea che vorrebbe i primi coloni bianchi invasori e predatori, incuranti degli indigeni.

I lodevoli intenti della Corona verso gli aborigeni. Ecco cosa celebrare in questa giornata. Avrei potuto dare questa di spiegazione ai miei passeggeri di prima, perplessi sul significato dell'Australia Day, mentre aspettavano di farsi una sniffata.

La protesta contro la censura di Internet

Questa giornata commemorativa non ha mancato di suscitare la sua buona dose di polemiche anche sul tema del grande internet blackout che ha investito il Paese. Centinaia di siti web australiani si sono auto-oscurati durante questa ricorrenza in segno di protesta contro la decisione del governo australiano di imporre il filtraggio obbigatorio della Rete a scopi censori, come accade in Cina.

Fra i siti coinvolti anche quello dei Verdi australiani, il terzo maggior partito politico del Paese, i fornitori di servizi Internet, le testate d'informazione online, i blogger e anche gruppi di pressione, come la Electronic Frontiers Australia.

Fra i tanti tweet celebratori dell'Australia Day, non sono mancati quelli critici sul governo per la decisione di censurare la Rete:

Symod J. Urich symodhcn @: Quindi è ovvio che l'Australia sarà la prossima Cina. Buon Australia Day! Buon Australia Day! Vorrei che non aveste il governo che avete… … thegreataustralianinternetblackout #

La varietà delle reazioni registrate ci rimanda una nazione giovane che ha ancora bisogno di trovare direzione e scopo. Infatti risulta ancora difficile poter delineare un'identità australiana unitaria e inclusiva. Non è per niente semplice  cercare di conciliare le origini aborigene con il passato coloniale anglosassone e il presente multiculturale.  Per ora, diciamocelo, si può solo tirare a indovinare.

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