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Russia: proteste anti-governative ignorate dalle testate tradizionali ma rilanciate dai netizen

Il 30 gennaio si sono radunati nelle strade di Kaliningrad, la città più a ovest del Paese, almeno 7.000 manifestanti [in] per chiedere, tra le altre cose, le dimissioni del governatore regionale Georgi Boos [in] e del primo ministro russo Vladimir Putin. Ma non contate sui principali media russi per saperne qualcosa.

I più importanti e popolari canali TV si mantengono silenziosi. Quotidiani e stazioni radio ignorano la manifestazione passando alle consuete notizie come se non fosse successo niente. Ma è sufficiente una rapida occhiata ai post più popolari sulla Rete russa (RuNet) per rendersi conto come sia la protesta a Kaliningrad l'argomento più caldo della giornata. Noti leader politici, giornalisti e assidui cittadini della Rete hanno invaso la blogosfera con le proprie opinioni sulla manifestazione.

Boris Nemtsov (ovvero l'utente di Livejournal b-nemtsov), ex vice-primo ministro russo, ha scritto un coinvolgente post dal titolo “Kaliningrad è la speranza della Russia libera”, dove ha sottolineato l'unicità delle proteste di Kaliningrad [ru]:

Такого грандиозного митинга я не видел лет так 10. На митинге четко и ясно были выдвинуты политические требования: отставка Путина и губернатора Бооса.

Исключительной особенностью калининградского феномена стало участие всех оппозиционных сил области в протестной акции.

Non ho mai visto una manifestazione di queste dimensioni negli ultimi dieci anni. Nelle strade la gente ha espresso le proprie richieste politiche: le dimissioni di Putin e del governatore Boos. L'unicità del fenomeno Kaliningrad è la partecipazione alla protesta di tutti i gruppi d'opposizione della regione.

Il blogger olegmakarov ha aggiunto [ru] che, a differenza del passato, le forze di polizia presenti nella città non hanno nemmeno tentato di impedire alla gente di protestare. Nemtsov ha poi parlato dell’insolita gentilezza della polizia di Kaliningrad in un breve video [ru] girato durante la detenzione a Mosca il 31 gennaio. Ilja Yashin (ovvero l'utente di Livejournal yashin), attivista politico e giornalista per il periodico d’opposizione Novaya Gazeta [it], interpreta così [ru] l'atteggiamento moderato della polizia:

Совершенно спокойно вела себя милиция. Никакой агрессии, четкое соблюдение законов, ОМОН мирно дремал в автозаках, припаркованных в стороне. Причина очевидна: когда на площади собирается больше десяти тысяч человек – милиция с народом. Потому что разогнать сто человек легко. А 12 тысяч сами кого хочешь разгонят, если понадобится.

Le forze di polizia hanno mantenuto la calma. Nessuna aggressione, hanno seguito la legge, le squadre speciali riposavano pacificamente nei furgoni parcheggiati di lato. Il motivo è ovvio: quando oltre 10.000 persone si radunano in piazza, la polizia sta dalla parte della gente. Perché è facile disperdere 100 persone. Ma 12.000 persone possono a loro volta disperdere chiunque, se necessario.

Le centinaia di commenti pubblicati su questi blog coprono una vasta gamma di sentimenti. Molti sembrano credere che la protesta possa cambiare in meglio la situazione nel Paese. La grande maggioranza dei blogger sono d'accordo con l'affermazione come qualcosa di simile fosse inimmaginabile qualche anno fa, quando l'indice di approvazione di Vladimir Putin era ai massimi. Parecchi consdierano la manifestazione un segnale per grandi cambiamenti nel panorama politico del Paese.

Ma non tutti nella blogosfera condividono quest'ottimismo. Nikolai Troitsky (l'utente di Livejournal _kutuzov), analista politico per l'agenzia stampa RIA Novosti [it], non appare altrettanto entusiasta [ru] per l'esito della manifestazione:

Много народу вышло протестовать в Калининграде, немало недвольных выходили во Владивостоке, может выйти на улицы хоть весь Тамбов, Липецк, Петропавловск-Камчатский – всё это неважно.

Ничего не сдвинется и не изменится, пока на массовые акции протеста не начнут выходить в Москве. И не 9-12 тысяч, это чепуха, это мало, а хотя бы тысяч 50 для начала. Как это было в 1989-91 годах

Molte persone hanno protestato a Kaliningrad, molti altri insoddisfatti erano scesi in piazza a Vladivostok, le intere città di Tambov, Lipetsk e di Petropavlovsk-Kamchatsky possono radunarsi per le strade. Ma tutto ciò non è così importante. Niente si muoverà e niente cambierà fino a quando le proteste di massa non cominceranno ad aver luogo a Mosca. E non con 9.000-12.000 persone. È un’inezia. Troppo poco. Per cominciare ce ne vogliono almeno 50.000. Così com’è accaduto nel 1989-1991.

L'utente di Livejournal clen_lj, risponde così [ru] a Troitsky:

Большое начинается с малого. Пару лет тому назад трудно было представить выход десятка тысяч человек различных политических взглядов в том числе и под лозунгом отставки Путина.

Tutti i grandi fenomeni iniziano con una piccola cosa. Un paio d'anni fa, era difficile immaginare che diecimila persone di diverse opinioni politiche avrebbero potuto radunarsi sotto lo slogan delle dimissioni di Putin.

Ma Troitsky continua a pensarla diversamente:

Так еще лет 10-15 будет начинаться с малого.

Ci vorranno altri 10-15 anni perché qualcosa di grande possa realizzarsi a partire da questa piccola cosa.

Nella blogosfera sono emersi di tanto in tanto anche i post sulla carenza d'informazione delle testate tradizionali sull'evento.
Il blogger kt-withlove scrive [ru]:

Почему митинг с 10 000 человек освещен только вLenta.ru [ru] ?

rian молчит vesti.ru молчит… Чувствуется цензурка то)))

Perché la protesta di 10.000 persone è stata ripresa solo da Lenta.ru? L’agenzia Novosti è rimasta silenziosa. Vesti.ru [sito web di un notiziario del canale televisivo “Russia”] è rimasto silenzioso. Si respira aria di censura ))).

Sembra comunque che simili censure sui media tradizionali non influiscano sul libero accesso all’informazione online, dove i russi possono facilmente praticare la libertà di espressione. È però vero che, mentre la blogosfera russa va diventando gradualmente un fenomeno di massa, occorre chiedersi quanto tempo impiegherà il governo per cominciare a trattarla nel modo in cui tratta tutti gli altri media.

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