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Israele: “disastroso evento PR” il raid contro la Freedom Flotilla

I gravi scontri tra i membri della Freedom Flotilla e i militari dell'IDF (Israel Defense Forces, it) continuano a essere seguiti da testate e blog di tutto il mondo. Enormi proteste sono state organizzate per richiedere giustizia e perché vengano presi provvedimenti contro Israele. Non è ancora chiara la sequenza degli eventi. Cos'è successo all'alba, a 60 miglia dalla costa israeliana, quando le forze dell'IDF hanno assaltato le navi della flottiglia?

Molti post dipingono la seguente immagine: “I soldati dell'IDF sono piombati sulla nave degli attivisti uccidendone 9 e ferendone molti altri.” Mentre ciò è nominalmente vero, la dichiarazione è eccessivamente semplificata e manca di contesto. in questo post proviamo a fornire tale contesto e mettere in risalto una diversa serie di prospettive da parte dei media locali israeliani e dalla blogosfera ebrea. Speriamo di dimostrare come il quadro non può essere certamente o bianco o nero, e che un simile episodio ha effettivamente diviso la società israeliana.

I terribili esiti dell'operazione lasceranno una macchia nera sul futuro di Israele. Potrebbe essere ricordato come il giorno in cui Israele ha assistito al suo più grande disastro di pubbliche relazioni. Sarà anche ricordato come la giornata in cui le relazioni tra Israele e Turchia hanno subito un altro duro colpo. Infatti la Turchia ha ritirato il suo ambasciatore in Israele [en, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato], ha richiesto una seduta d'emergenza delle Nazioni Unite ed anche bloccato di fatto i voli tra Tel-Aviv e Istanbul.

Cosa è successo esattamente?

L'operazione

La Flotilla è partita per Gaza un paio di giorni fa. Israele ha continuamente offerto di trasferire i beni via terra attraverso il porto israeliano di Ashdod. Dopo i ripetuti rifiuti, le forze militari hanno deciso di intercettare la flottiglia prima che si avvicinasse alla costa di Gaza. Appena calatisi sulla nave, i soldati dell'IDF sono stati attaccati con mazze e coltelli‘ e sono stati quasi linciati dalla folla di passeggeri. Guardate questa terrificante documentazione dei soldati che vengono picchiati appena raggiungono il ponte dell'imbarcazione:

Visto che gli scontri si intensificavano, gli ufficiali dell'IDF hanno dichiarato di non avere altra scelta che utilizzare armi caricate con munizioni vere. Ecco la traduzione di tutta la serie di eventi [heb] descritta da Ron Ben Yishai, giornalista israeliano presente su una delle imbarcazioni dell'IDF durante l'operazione:

Il piano originale era sbarcare sul ponte superiore, e da lì andare sul ponte della nave e ordinare al capitano della Marmara di fermarsi.

I militari avevano previsto che i passeggeri avrebbero offerto qualche resistenza, e forse anche un certa violenza; per questa ragione, il comandante dell'operazione aveva deciso di portare l'elicottero direttamente sopra il tetto. La prima corda utilizzata dai soldati per scendere sulla nave è stata strappata dagli attivisti, molti dei quali Turchi, legata intorno a un albero nella speranza di tirare giù l'elicottero.

I commando della marina sono scivolati giù sulla nave uno ad uno, ed ecco che è successo qualcosa di imprevisto: i passeggeri che li stavano aspettando sul ponte hanno tirato fuori bastoni, mazze e fionde con biglie, prendendo ad aggredire ogni soldato appena toccava terra. I militari sono stati sorpresi uno ad uno e picchiati brutalmente, pur tentando di controbattere.

Tuttavia, per loro sfortuna, erano dotati soltanto di fucili da simulazione utilizzati per disperdere le piccole proteste, come quelle tenutasi a Bilin. Questi fucili ovviamente non hanno avuto effetto sugli attivisti, che hanno continuato a picchiare le truppe, cercando anche di strappare loro le armi.

Un soldato accorso in aiuto di un compagno è stato catturato dai rivoltosi e colpito brutalmente. I commando avevano con sè le pistole, ma gli era stato ordinato di utilizzarle solo in caso di rischio della vita. Mentre scendevano dall'elicottero, continuavano a dirsi l'un con l'altro “non sparare, non sparare,” anche se subivano numerosi colpi.

La prevista corsa verso il ponte della nave si è così fatta impossibile, anche quando è arrivato un secondo elicottero con un altro gruppo di soldati. Le forze militari hanno scagliato delle granate, ma i rivoltosi sul ponte superiore, il cui numero era nel frattempo aumentato arrivando a 30, continuavano a picchiare i circa 30 commando che continuavano a cercare di farsi strada uno ad uno dall'elicottero. Ad un certo punto, gli assalitori hanno preso un commando, gli hanno strappato la pistola, e l'hanno gettato dal ponte superiore a quello inferiore, circa 10 metri sotto. Il soldato ha subito una grave ferita alla testa e ha perso conoscenza.

Solo dopo questa caduta le truppe dell'IDF hanno richiesto il permesso di aprire il fuoco. Il comandante ha approvato. I soldati hanno tirato fuori le pistole e hanno iniziato a sparare alle ginocchia dei rivoltosi, una mossa che alla fine li ha neutralizzati. Nel frattempo, i rivoltosi hanno cominciato a sparare contro i commando.

Nella confusione, un altro commando è stato accoltellato. Più tardi, durante una perlustrazione a bordo della Marmara, i soldati hanno trovato parecchi bastoni, mazze, coltelli e fionde utilizzati dai rivoltosi all'arrivo dell'IDF. Sembrava che gli attivisti fossero ben preparati per uno scontro. Solo dopo 30 minuti di sparatorie e assalti brutali con mazze e coltelli, i soldati sono riusciti a raggiungere il ponte e assumere il controllo della Marmara.

Sembra che l'errore nel pianificare l'operazione sia stato quello di pensare che i passeggeri fossero difatti attivisti politici e membri di gruppi umanitari che cercavano una provocazione politica, ma che non sareberro ricorsi alla violenza brutale. I soldati pensavano di dover fronteggiare una violenza tipo quella avvenuta a Bilin, e invece, era stile Bangkok. Le forze sbarcate dall'elicottero erano poche; solo una dozzina di militari – non abbastanza per affrontare il largo gruppo che li stava aspettando.

Il secondo errore è stato che i commando non hanno considerato troppo seriamente il fatto che un gruppo di persone li stesse aspettando sul ponte superiore. Se lo avessero fatto, avrebbero potuto lanciare gas lacrimogeni e granate di fumo dall'elicottero per creare una sorta di barriera che avrebbe permesso loro di portare a termine la missione, senza finire dritti nelle mani dei rivoltosi.

Il risultato

Nove passeggeri della flotilla sono stati uccisi e molti da entrambi le parti sono rimasti feriti. Vi sono state intense critiche sia internazionali che nazionali nei confronti di Israele. È stato poi assicurato il controllo di tutte le imbarcazioni e dirette verso il porto di Ashdod, dove sono state sottoposte a ispezione e i passeggeri interrogati prima di essere rimandati in patria.

Provocazione, non aiuto umanitario

Molti in Israele credono che la flotilla sia riuscita ad attirare il Paese in un'altra disastrosa trappola di pubbliche relazioni. Una mossa provocatoria ben pianificata è riuscita a riunire il supporto di tutto il mondo contro Israele. In un’intervista su un canale televisivo turco, Tzipi Livni ha detto:

Bisognava impedire a queste navi dal raggiungere Gaza, perchè non era una missione umanitaria. Vorrei ricordare a tutti che Israele si è offerta di trasferire tutti i beni via terra.
Alcune navi hanno deciso di fermarsi e trasferire i beni umanitari, mentre solo una ha deciso di continuare. Ciò mi ha fatto capire che si trattava di una provocazione e di propaganda, più che di una missione di aiuti umanitari.

Danny Carmon, inviato di Israele presso le Nazioni Unite, difende l'intervento dell'IDF mettendo in dubbio alcune questioni:

“Che tipo di attivisti per la pace insistono nello scavalcare l'ONU, la Croce Rossa e altre note organizzazioni internazionali? Che razza di attivisti per la pace si portano dietro coltelli, bastoni e altre armi per attaccare i soldati? La risposta è chiara. NON erano attivisti per la pace!”

Il Ministero degli affari esteri ha pubblicato le immagini delle armi trovate a bordo della Marmara:
Militari dell'IDF sul ponte dell nave

Ze'ev Goldstein descrive i motivi [heb] per cui la Flotilla mirava a una provocazione, non a portare aiuti umanitari:

Chi viene per fornire aiuti umanitari non arriva armato per una battaglia, ma piuttosto arriva armato di sacchi di riso e frumento. È chiaro che la flotilla voleva provocare, visto che invece potevano consegnare gli auti via terra.
Perchè? Il loro obiettivo doveva essere consegnare gli aiuti, non la rotta della consegna.

Qualsiasi altra persona avrebbe evitato ritardi e avrebbe fatto il possibile per consegnare gli aiuti il più velocemente possibile a Gaza. Tuttavia questi messaggeri di giustizia sono venuti armati per una battaglia, ben addestrati e organizzati. Non avevano altra intenzione che creare un confronto.

Un disastro di pubbliche relazioni per Israele

Mentre alcuni appoggiano e altri attaccano con veemenza quest'operazione, la maggior parte del pubblico concorda sul fatto che sia stato un totale e completo fallimento di pubbliche relazioni per Israele. Fallimento nell'essere i primi a riportare cosa stava accadendo e fallimento nel reagire mentre gli eventi venivano rilanciati in tutto il mondo.

Youval Gazith discute i molti aspetti falliti di quest'operazione:

Anche l'estrema destra concorda sul fatto che l'operazione è stata un fallimento terribile; un fiasco completo. Il punto principale dell'operazione erano le pubbliche relazioni. Si poteva impedire alle navi di avvicinarsi alla costa, fermarle e poi trascinarle via, senza bisogno dell'intervento dei soldati.

Fallimento dell'Intelligence – dove era il Mossad? Non ci si imbarca in un'operazione del genere senza informazioni precise.
Fallimento funzionale – i soldati dell'IDF ne sono usciti picchiati e feriti, 10 persone uccise, ma dai!
Fallimento delle pubbliche relazioni – in un mondo che vive e respira in tempo reale, diffondere materiale alla stampa con 22 ore di ritardo è un'eternità! Una conferenza stampa in ebraico per la stampa straniera è una presa in giro!
Fallimento della leadership – il nostro Primo Ministro non si è neanche disturbato a lasciare un messaggio in diffusione radiotelevisiva. La colpa è condivisa dagli apparati politici e militari…

Amos Harel e Avi Issacharoff riflettono [heb] sull'enorme fallimento di pubbliche relazioni rivelato da quest'operazione:

Israele sapeva di dover fronteggiare la situazione da una posizione relativamente debole – le foto di soldati armati contro dei dimostranti non verranno mai ricevute bene. La risposta decisa era – cercare di interrompere la trasmissione dalle navi, e allo stesso tempo lasciare che i giornalisti invitati (locali + internazionali) a bordo di una delle navi dell'IDF ne fornissero la cronaca, ma solo dopo aver raggiunto la costa a operazione conclusa. Anche i loro cellulari erano spenti.

Il piano è fallito miseramente. Dimostranti e giornalisti sono riusciti a caricare immagini e aggiornamenti su Internet. Invece i giornalisti arrivati con le forze armate israeliane lo hanno fatto solo nel tardo pomeriggio. La risposa ufficiale israeliana è arrivata circa cinque ore dopo questi eventi. Il Ministero degli affari esteri è stato esposto in tutta la sua debolezza.

In un’intervista sulla TV israeliana, il dottor Guy Bechor ha parlato del ruolo della Turchia nel sostenere la flotilla:

Questa non è un'operazione internazionale, ma è turca. Erdogan (il Primo Ministro turco è in rottura con Israele dai bombardamenti di Gaza nel gennaio 2009) sta usando Gaza come uno strumento per danneggiare Israele e aumentare il supporto verso i propri interessi.
Questa non è una flotilla pro-palestinesi, ma è principalmente anti-israeliana.
Una delle navi è stata fornita dal governo turco. Questa è una flottiglia con alle spalle una nazione, non internazionale.

Continua a descrivendo un poster creato dal suo gruppo con la scritta ‘Erdogan’ uguale ‘Ahmadinejad’. Un poster simile è stato anche utilizzato [heb] durante una manifestazione fuori dall'ambasciata turca a Tel-Aviv.

Critiche interne a Israele

Pesanti critiche riguardo l'operazione sono arrivate dall'interno di Israele. Molte proteste nelle università e fuori dai quartieri generali militari a Tel Aviv hanno attratto folle enormi [heb]. Urlando “Pericolo, pericolo, Governo di guerra” e altri slogan, la gente è scesa in strada per mostrare opposizione all'intervento governativo.

Lisa Goldman ha parlato di pirateria, riferendosi all'attacco di Israele in acque internazionali:

Mentre Roy Rotman [heb] critica le tattiche dell'IDF :

È assurdo pensare che dopo aver optato per l'intervento militare, non sono riusciti a trovare un modo più intelligente per agire. Buon Dio, l'unità speciale dell'IDF è rimasta sorpresa nel trovare resistenza su una nave di cui volevano prendere il controllo in acque internazionali? Sono rimasti sorpresi che ci fossero persone che cercavano di colpire i soldati con dei bastoni? Ma sono davvero così stupidi? Cosa si aspettavano coloro che hanno pianificato l'operazione? Che i soldati venissero accolti con fiori e riso?
A proposito, c'è una specie di paradosso: se vi ha sorpreso quella resistenza, significa che non ve l'aspettavate, quindi non pensavate che queste navi trasportassero terroristi pericolosi e armati; se pensavate davvero che la situazione fosse così pericolosa, come avete fatto a lasciarvi sorprendere così?

I prossimi passi

Qui abbiamo sintetizzato il punto di vista di voci locali provenienti dal territorio israeliano, e prima anche dai Paesi arabi in Medio Oriente [it]. Continueremo a proporre voci e posizioni diverse su quest'incresciosa situazione.

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