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Anche in Cile i netizen criticano le celebrazioni per i 200 anni d'indipendenza

Il 18 settembre scorso il Cile ha celebrato i 200 anni dell’Indipendenza dalla Spagna. La ricorrenza ha generato una marea di post e commenti sui blog dove vengono criticate le celebrazioni a cui verrà dato il via, mentre gli indigeni Mapuche [it] continuano il loro sciopero della fame contro la legge antiterrorismo [en]), un atto che ha messo in luce temi come l’identità e la discriminazione nella società cilena nel clou delle celebrazioni dedicate alla Patria.

Discussioni, critiche, attivismo, memoria e resistenza sono parte, quindi, del bilancio dei festeggiamenti del bicentenario cileno.

Alonso Núñez, blogger e cantante, chiede su Medio a Miedo [es]: “Siamo davvero così tanto interessati al bicentenario?” E su SSCC Debates [es], Matías Valenzuela incalza: “Lo festeggiamo proprio tutti?”

Anche Tomas Bradanovic si interroga: “Cosa stiamo celebrando il 18 settembre?“:

No puedo evitar enrabiarme por esta tontera del “bicentenario” La historia que nos enseñan es una colección de fábulas, llenas de héroes que se rasgan la camisa para poner el pecho, pero en realidad la mayoría fueron ineptos, tontos y comidos por la ambición, sus actos los retratan mejor que sus discursos. La mala clase de nuestros padres fundadores es pecado original en toda América Latina, una mochila que cargamos hasta el día de hoy.

Non posso non arrabbiarmi per questa baggianata del “bicentenario”. La Storia che ci insegnano è una raccolta di favole, piene di eroi che si strappano la camicia per battersi il petto; in realtà la maggior parte di questi eroi furono degli inetti, ottusi e divorati dall’ambizione, le loro azioni li ritraggono meglio dei loro discorsi. I nostri cattivi Padri della Patria sono il peccato originale dell’intera America Latina, un peso che ci portiamo dietro fino ai nostri giorni.

Riprendendo il tweet di Patricia Ojeda (@patiojedamayorg), altri utenti come Javier Sánchez (@sanchez_javier) criticano le celebrazioni:

64 días en huelga de hambre los presos Mapuches y los chilenos se preparan para celebrar el BICENTENARIO… NADA QUE CELEBRAR.

64 giorni di sciopero della fame dei Mapuche e i cileni si preparano per festeggiare il BICENTENARIO….NON C’E’ NIENTE DA FESTEGGIARE!

LOsorio (@aqui_leo) commenta un altro tweet rilanciato in giro, facendo una valutazione delle ultime notizie circolate sulla rete cilena:

Cada vez me gusta menos este Pais Bicentenario, casos: Mapuches, Mineros, Jumbo, infiltrados en marchas, Barrancones, y un largo etc.

Questo Paese Bicentenario mi piace sempre meno, alcuni esempi: Mapuche [en], Minatori [en], Jumbo [supermercati], infiltrazioni durante le proteste [en], Barrancones [progetto di energia termale, it] e un lungo ecc. ecc.

Memoria e resistenza

La celebrazione è stata messa in ombra anche da un altro conflitto indigeno, questa volta con i Rapa Nui [en], gli aborigeni dell’ Isola di Pasqua [it] i quali, come riporta Ricardo Silva (Caio) [es] nel suo blog, stanno chiedendo che lo Stato restituisca loro le terre ancenstrali usurpate.

Su questo tema Metiendo Ruido [es] osserva che i Rapa Nui hanno iniziato ad occupare la terra alcuni giorni dopo un'eclisse, “un fenomeno naturale che ha portato gli abitanti dell’Isola di Pasqua a vivere una catarsi collettiva che si è concretizzata nella formazione di un movimento per reclamare le terre ancestrali, date precedentemente in concessione allo Stato cileno [en].”

Hector Ramirez Estay (@hectorm81)  rilancia un tweet che mette in relazione questo tema a quello del Bicentenario:

RT @TerraChile Parlamento Rapa Nui: “Acá no nos interesa nada del Bicentenario” http://bit.ly/br6jcO // Mapuches y Rapa Nui… ay ay ay…

RT @TerraChile Parlamento dei Rapa Nui: “Qui non ci interessa del Bicentenario” http://bit.ly/br6jcO // Mapuches e Rapa Nui…ahi ahi ahi…
Marly Rayen (@marlyrayenpg) condivide una prospettiva interessante:

desde fuera se ve muy extraña la celebración del bicentenario, con los mapuches en huelga de hambre, y peor todos culpándose

Dall’esterno la celebrazione del Bicentenario sembra molto strana: i Mapuche che portano avanti uno sciopero della fame e, cosa ancor più brutta, siamo tutti contro tutti.

In un vecchio video pubblicato da CiberAmerica-Chile [es], il poeta Mapuche Elicura Chihuailaf [es] sottolinea il fatto che il dialogo tra i Mapuche e il Cile non è interrotto perchè in realtà tale dialogo non esiste. Afferma, inoltre, che la società cilena deve confrontarsi con la loro affascinante morenidad (pelle e capelli scuri), caratteristica tipica dei nativi.;

I toni del dibattito si sono accesi per via di alcune affermazioni come quelle di Tere Marincovic, che in un post definisce i Mapuche “i viziati” [es] a causa delle proteste che stanno portando avanti. Il post ha ricevuto oltre 1000 commenti.

Valutazioni bicentenarie

Nella blogosfera sono circolate molte riflessioni e valutazioni su questa ricorrenza. Su Distrito Digital [es]  Miguel Jesús Pedreros scrive in un post dal titolo “Mapuche: rifiuto bicentenario” :

Y no solo es el estado, es un país completo el que les da la espalda a los pueblos originarios, en especial al pueblo mapuche. El desinterés evidente que reina sobre la situación del pueblo mapuche, sobre esta huelga de hambre, sobre su cultura, lo confirma. Somos un país desarraigado porque no nos interesa mirar el pasado, sino, solo cuando está lleno de vana gloria. Sin embargo, nuestra historia como seres, está llena de altos y bajos, de alegrías y dolores…como dije antes, chile tiene una asquerosa memoria selectiva, olvidamos que los mapuches fueron el único pueblo indígena que se resistió totalmente a la dominación española, eso, ya es heroico.

Non è solo lo Stato, è un intero Paese che sta voltando le spalle ai popoli indigeni, in particolare al popolo Mapuche. Lo conferma il disinteresse evidente che regna sulla questione dei Mapuche, sullo sciopero della fame che è in atto, sulla sua cultura. Siamo un Paese senza radici perchè non ci interessa guardare al passato, se non quando questo è pieno di vana gloria. Tuttavia la nostra storia di esseri umani è piena di alti e bassi, allegria e dolore…come ho detto prima, il Cile ha un’orribile memoria selettiva, dimentichiamo che i Mapuche sono stati l’unico popolo indigeno che ha resistito alla dominazione spagnola. Questo è, di per sè, già un fatto eroico.

Dal punto di vista dell’attivismo, il blog IMC: Information Mapuche Chile [es] segnala [la diffusione di un manifesto con i festeggiamenti del Bicentenario cileno] :

Del mismo modo, hacen un llamado a la ciudadanía en medio de estas fechas de esparcimiento popular a la reflexión y conminan a quienes llevan la conducción pública del estado a terminar con situaciones de injusticia, atropellos y desigualdades. En la misma línea, hacen un ferviente llamado a los sectores democráticos respetuosos de los Derechos Humanos A NO SER PARTE DE ACTOS PUBLICOS DE FESTOJO DEL BICENTENARIO, por respeto a la situación humanitaria que enfrenta el Pueblo Mapuche. BICENTENARIO: Mucho Por Cambiar, Todo Para Transformar

Nel corso di queste ricorrenze di divertimento popolare, alcune associazioni Mapuche e organizzazioni socio-ambientali esortano i cittadini alla riflessione e la classe politica di governo a mettere fine alle ingiustizie, alle sparatorie e alle disuguaglianze.

Sulla stessa linea, cercano di persuadere i settori democratici rispettosi dei Diritti Umani A NON PRENDERE PARTE A FESTEGGIAMENTI PUBBLICI DEL BICENTENARIO, in rispetto dell’emergenza umanitaria che colpisce popolo Mapuche. BICENTENARIO: C’è molto da cambiare, Tutto da trasformare.

Per concludere, Francisca Skoknic, redattrice del Center for Journalistic Investigation and Information (CIPER) [es], analizza [es] il motivo per cui alcuni cileni guardano con indignazione ai festeggiamenti del bicentenario:

El problema es que esto no es personal. La gente se informa por los medios. Sin ellos no existen los mineros, no existen los mapuche. Internet y las redes sociales en algo ayudan, pero no nos engañemos, aún no llegan a todos….Entonces se siente la indignación del bicentenario. Esa que aflora cuando las cosas no se pueden ocultar. De pronto están ahí y todos las vemos. Y no es lindo como nos quieren hace creer.

Il problema è che [l’indignazione] non è individuale. La gente si informa tramite i media. Senza i mezzi di comunicazione non esistono i minatori, non esistono i Mapuche. Internet e i social network aiutano, ma non prendiamoci in giro, questi non sono ancora alla portata di tutti… Ed ecco che allora cresce l’indignazione del per il bicentenario. Quella che affiora quando le cose non si possono nascondere. All’improvviso emergono e le vediamo tutti. E non è tutto così bello come vogliono farci credere.

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