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Romania: “Io, cittadino”

In Romania le proteste nelle strade vanno avanti da oltre una settimana. I cittadini chiedono le dimissioni del governo e nuove elezioni, mentre prosegue il dibattito online su cosa vogliono i manifestanti e sulle conseguenze del loro operato. Pur se sembra non ci sia ancora un vero e proprio leader, la loro voce si fa comunque sentire.

Lunedì scorso il Primo Ministro Emil Boc [en] ha licenziato il Ministro degli Esteri Teodor Baconschi [en], per aver scritto sul suo blog personale [ro, come i link successivi eccetto dove diversamente indicato] quanto segue:

Una cosa è ormai chiara agli occhi di tutti i rumeni dotati di buonsenso. Questa protesta è una questione di vita o di morte per i pilastri della vecchia Romania e quanti cercano di ricostruirla. L’opposizione ha finalmente sganciato le bombe del comunismo: criminali armati, disinformazione, propaganda d’odio. […] Questo sarà un anno cruciale per il nostro Paese. La scelta è semplice: riformismo, responsabilità e sicurezza da una parte, involuzione, populismo e oligarchia dall’altra. Per fortuna, la scelta verrà fatta dalla Romania giusta, in gamba, che si dà da fare e che guarda sempre avanti. Non dai violenti, non da quei poveri inetti tutti in linea come i minatori del passato, non come coloro che si nascondono dietro l’eredità del vecchio comunismo. [Securitate [en]].

Secondo il giornalista Bogdan Ciuclaru, il popolo è stanco di essere interpellato solo nel periodo elettorale. È giunto il momento di farsi sentire anche adesso:

Traian Basescu ha deluso anche me e di certo non permetterò alla coppia [PontaAntonescu, leader maggiori dell'opposizione USL/Unione Social Liberale] [en] di farmi fare la stessa fine. Basescu era l’ultimo rappresentante del Fronte di Salvezza Nazionale (primo partito nato dopo la rivoluzione del 1989 [it])di cui mi fidavo e che mi piaceva. Il 2004 è stato l'anno d’oro. Era un fenomeno, un politico capace, una valida scelta contro la criminalità… non dico che mi abbia ingannato, forse la parola giusta sarebbe deluso. Si, perché si è trasformato proprio in tutto ciò che cercava di condannare. Dopo l’esperienza Basescu, temo che la Romania abbia esaurito le sue ultime carte e che l’unica persona di cui posso fidarmi in questo momento sono solo Io, io cittadino intendo. Io non posso essere deluso a casa, in macchina o per strada. Non posso essere deluso in banca, non posso neanche pensare di esserlo. Per i cittadini la legge della delusione è molto più severa. Se vuoi stare bene con te stesso, allora continua a sottostare a questa legge e stai attento a non deludere i tuoi genitori, la tua famiglia, i tuoi colleghi, i tuoi capi e così via.
[…]La politica però sembra il modo più semplice per manifestare questa delusione al cento per cento. Se sei deluso hai due vie per dimostrarlo: votando o protestando. La trasformazione di Basescu e quella di coloro che l’hanno sostenuto mi ha fatto dubitare della prima opzione spingendomi a riflettere sulla seconda. Per me non basta farsi sentire una volta ogni quattro anni. È per questo che anch’io ho protestato… se non facessi niente, deluderei me stesso.

Credo che sia un bene che la gente abbia iniziato a manifestare e a mostrare il proprio malcontento a voce alta. Solo così le autorità si accorgeranno di noi e faranno qualcosa. Non serve avere il riscaldamento centralizzato o autobus che ti portano a spasso per la città se si è sempre oppressi dalla frustrazione di non essere ascoltati da coloro che noi stessi abbiamo votato.

Bucarest: raduno di manifestanti contro l'austerità del governo. Foto di GEORGECALIN, copyright © Demotix (19/01/12)

Bucarest: raduno di manifestanti contro le misure di austerità del governo. Foto di GEORGECALIN, copyright © Demotix (19/01/12)

La società rumena è stata piuttosto passiva negli ultimi ventidue anni, perciò il giornalista Vasile Ernu suggerisce di mostrare l’unità ritrovata “sbiancando” le proteste:

Sta diventando sempre più difficile far uscire la gente per strada. Magari riusciamo a radunarne duemila o cinquemila, forse persino quindicimila, ma è molto difficile. Perché? Per vari motivi. Prima di tutto abbiamo dimenticato come si protesta. In questi anni siamo stati spezzettati e abbiamo dimenticato cosa significa essere uniti e coraggiosi, abbiamo dimenticato che oltre all’interesse personale c’è anche quello comune che da un senso alla società. Siamo stati abituati ad essere umiliati dimenticando che anche noi abbiamo la forza di impaurire chi è al potere.
Possiamo ancora fare qualcosa… che succederebbe se indossassimo dei nastri bianchi o delle sciarpe dello stesso colore? Potremmo indossarli sulle giacche o sul petto, attorno al collo o alla vita. Tutti bianchi. Potremmo appenderli fuori dalle finestre e delle macchine. All’inizio saremo solo in cinquemila, dopo quindicimila e poi centomila fino a un milione. Saremo sempre di più. Non tutti scenderanno in piazza, ma un gesto come questo puo’ essere fatto da chiunque sia deluso dal governo. Certo inizialmente saremo timidi e spaventati, ma quando ci incontreremo sapremo riconoscerci. All’inizio ce ne saranno pochi, ma dopo il primo incontro diventeremo più uniti e coraggiosi. Un passo alla volta, da me a te, da un vicino all’ vicino, dal dimostrante al politico, sempre più gente indosserà i nastri bianchi. Un piccolo sforzo senza violenza. […]

Alcuni slogan sono contro l’intera classe politica. Tuttavia, alla fine dell’anno, chi sarà il vincitore delle nuove elezioni? Catalin Tolontan prova a immaginare come sarà la vita in Romania dopo le proteste:

Nessun partito politico ha la mia fiducia a priori. Dico solo che non possiamo permetterci di arrivare al punto in cui ci rifiutiamo di ascoltare le idee della classe politica solo perchè non e’ così perfetta come la vorremmo.
Viviamo tutti delle vite imperfette, eppure ci riteniamo diversi da chi è al potere e vive una vita impeccabile. In questo caso, noi, e non loro, siamo degli ipocriti. Tutti in quella piazza, donne e uomini, che ammiro per quello che stanno dimostrando, hanno il proprio punto debole. […]
[…]
Ho i miei dubbi su quanto detto dal leader dell’ opposizione Crin Antonescu, prossimo candidato alla presidenza. Secondo lui alla classe politica non manca niente rispetto a chi è sceso in piazza a protestare per tutta la Romania. I membri del partito dibattono ogni giorno nelle loro agorà virtuali e noi cosa dovremmo dirgli? Lasciateci stare, siamo impeccabili! Certo, possiamo continuare ad odiare le differenze tra noi e loro e poi aspettare il principe sul cavallo bianco. Ma guardiamo in faccia la realtà. In questo momento il bianco è sinonimo di neve, l’unica soluzione contro quelli al potere, è una neve fredda e compatta in cui disperdiamo noi stessi, puri, incontaminati e soli.

Infine, il giornalista Radu Tudor commenta una dichiarazione rilasciata da Antonescu. Il leader dell’opposizione ha ammesso che le dimissioni dal Parlamento dei membri dell’USL è solo una questione di giorni:

Per quanto mi riguarda, me lo sto chiedendo da un anno e mezzo. Dopo la nottataccia del 15 Settembre 2010, quando il Presidente della Camera dei Deputati Anastase Roberta Alma e gli ottanta membri parlamentari in carica hanno imbrogliato al voto per la legge sulla pensione, l’opposizione sembra aver capito, finalmente, che non si puo’ più stare fianco a fianco ai ladri dell’attuale regime. […]
Sono curioso di vedere se l’opposizione sarà in grado di onorare l’impegno preso.
Questo implicherà una solidarietà assoluta a tutti i rumeni scontenti che protestano per le strade.
Questo potrebbe essere l’ultimo scatto per vincere le elezioni.
Finalmente l’intelligenza si è sbarazzata della stupidità. Staremo a vedere…

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