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Tunisia: netizen rompono i tabù schierandosi contro l'omofobia

Molti tunisini hanno dato assalto alle loro tastiere per scagliarsi contro l'omofobia, dopo che il paese ha ospitato la sua prima conferenza sull'omosessualità. L'evento si è tenuto il 27 settembre al Ministero dei diritti umani, nella capitale Tunisi. La conferenza è stata condotta da esperti psicologi e dal più famoso sessuologo tunisino, Haithem Sherif [en]. Su Twitter, l'hashtag #TnGay è diventato molto popolare, arrivando quinto in classifica, due posti dopo Justin Bieber. Per un pelo.

A screenshot of Twitter trending topics on Sunday, 28th.

Una schermata degli argomenti popolari su Twitter lo scorso sabato (28 settembre).

Per chiarezza, l'obiettiva della conferenza era studiare “la visione della famiglia riguardo all'omosessualità nell'infanzia”. Gli organizzatori della conferenza hanno affermato che l'evento non intendeva mancare di rispetto all'omosessualità, ma piuttosto aprire un dibattito. Gli esperti volevano capire insieme ai partecipanti se le famiglie giocano un ruolo attivo nel formare l'orientamento sessuale dei loro figli. Sfortunatamente, la pagina Facebook creata per l'evento, che è si è subito riempita di commenti e post riguardanti l'argomento, è stata cancellata poche ore dopo la fine della conferenza.

Ciò non ha impedito che i tunisini esprimessero le loro opinioni a riguardo. Molti si sono sfogati su Twitter. La blogger Emna El Hammi, incredula, ha pubblicato questo tweet [fr]:

Una conferenza omofoba al Ministero dei diritti umani. Si è visto di tutto in questo paese.

L'utente @dahkys condivide la sua definizione di “normale”:

La “normalità” sarebbe sentirsi bene nella propria pelle e nella propria testa, in una società equilibrata e TOLLERANTE.

Un altro utente tunisino ha un punto di vista diverso [fr]:

State esagerando, questo è un paese MUSULMANO!!

Alla conferenza è stato mostrato un video a proposito dell'omosessualità nell'infanzia, in cui era presente il Ministro tunisino dei diritti umani e della giustizia transizionale, Samir Dilou. L'utente Monia Ben Hamadi cita Dilou dicendo [fr]:

Dilou: In un paese arabo la cui religione è l'Islam, la famiglia è un uomo, una donna e i loro bambini

Dilou ha ribadito la sua visione dellomosessualità. Già nel 2012, e pochi mesi dopo essere entrato in carica come ministro, aveva fatto riferimento all'omosessualità in un talk show tunisino come una “perversione psicologica da curare”. Allora, questa dichiarazione provocò lo sdegno [en] dei gruppi LGBT in Tunisia.

Altri utenti di Twitter hanno attaccato i leader islamisti e il loro atteggiamento riguardo l'omosessualità. L'utente Morsi Chaari scrive [fr]:

I diritti umani degli islamisti sono il diritto alla pietà, la clemenza, la comprensione, la non-violenza… a un trattamento medico.

La conferenza ha anche aiutato alcuni utenti Twitter sostentori dei diritti per la comunità LGBT a salire alla ribalta. L'utente @TNLGBT [fr-en], che era anche presente alla conferenza, non ha mancato l'occasione di rispondere a quelli che erano curiosi circa la conferenza o che avevano opinioni diverse. Questi utenti nascondono ancora la loro identità a causa della pressione sociale e le persecuzioni alla pratica dell'omosessualità.

E’ difficile catturare la reazione generale nei social media riguardo l'argomento, ancora taboo in Tunisia. Global Voices Online ha parlato con la giornalista di Tunisia Live [en], Farah Samti [en], che ha partecipato alla conferenza, e che scrive spesso articoli a riguardo. Le abbiamo chiesto se la conferenza ha avuto successo nel sollevare qualche tipo di dibattito importante sull'omosessualità. Lei non pensa sia così.

“Credo che l'obiettivo nascosto dietro alla conferenza era di provare a dimostrare che se ne parla, e che la cosa non è più un taboo. Ma non è stata particolarmente utile. E’ stata unilaterale e gli oratori non hanno risposto alle domande di quelli che contestavano il loro punto di vista”, ha risposto su Facebook

Ci si potrebbe chiedere se si parla abbastanza dell'argomento. I social media possono essere delle piattaforme efficienti per questo dibattito?

“Assolutamente no. Le persone hanno ancora paura, ovviamente. Ed questo è il motivo per cui la comunità LGBTQ ha difficoltà ha parlare di se stessa. Ecco perchè i social media sono la via principale in cui ci si può esprimere”, dichiara Samti.

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