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Russia: le popolazioni indigene contro trivellazioni e incendi

L'articolo originale è stato scritto da Yulia Makliuk in russo e tradotto in inglese da Kateryna Boyko e Roman Horbyk per 350.org. Viene pubblicato su Global Voices in base a un accordo di condivisione contenuti.

Aleksandr Aypin mostra il muschio bruciato dopo gli incendi. Foto: Aleksandr Aypin per 350.org

Aleksandr Aypin mostra il muschio bruciato dopo gli incendi. Foto: Aleksandr Aypin per 350.org

Le popolazioni indigene russe lottano per il proprio territorio, facendo valere i loro diritti su quelli delle compagnie petrolifere, e sollevando questioni di giustizia ambientale ed economica. Riusciranno ad indurre i loro compatrioti a rivalutare il costo reale di un'economia basata sulle risorse?

Quando ho contattato per la prima volta Aleksandr Aypin, era appena tornato da una riserva di cervi che appartiene alla sua famiglia. “La situazione si sta facendo seria,” mi ha detto, “i petrolieri ci stanno addosso, e cercano di obbligarci ad accettare le trivellazioni. Finora siamo stati abbastanza forti per resistere, ma il nostro futuro è incerto.”

Io e Sasha (un diminutivo di Aleksandr in russo) decidiamo di discuterne quando arriverà in città, a Surgut, per dare degli esami, e riattacchiamo.

I luoghi sacri

Sasha è un imprenditore trentenne che sta cercando di promuovere il turismo eco-sostenibile nella terra in cui è nato. Inoltre, Sasha è un Khanty. Probabilmente è per questo che capisce, a differenza della maggior parte dei russi, che una delle maggiori economie mondiali non può basarsi a lungo solo sullo sfruttamento delle sue risorse naturali.

Eppure, oggi, lui e la sua famiglia perdono gran parte del loro tempo rivendicando i propri diritti sui terreni da pascolo familiari. Gli Aypin, noti anche come il Clan del Castoro, appartengono al popolo indigeno Khanty, che vive in Siberia, a nord-ovest della Russia. Questo piccolo gruppo indigeno è formato da circa 30.000 uomini e donne, e molti di loro praticano ancora attività tradizionali come l'allevamento delle renne, la caccia e la pesca. Gli Aypin adorano una dea locale, la Madrina di Agan, e si prendono cura di molti luoghi, nei boschi e sulle rive del fiume Agan, considerati luoghi sacri dai Khanty. La sfortuna dei Khanty è che i loro luoghi sacri si trovano proprio accanto ad un altro tipo di “tempio”. Questa zona della Siberia, infatti, fornisce attorno alla metà del petrolio totale estratto in Russia, la principale risorsa che fa restare a galla la classe dirigente del Paese.

I genitori di Sasha, Semion e Liubov

I genitori di Sasha, Semion e Liubov, all'accampamento nomade Enel Uri nei pressi del fiume Agan. Foto: Aleksandr Aypin per 350.org

L'accordo fallito

“Il popolo Khanty non può vivere senza i suoi animali (cervi e renne), e gli animali non possono vivere senza il loro muschio,” dice Sasha, spiegando l'origine del conflitto. A causa delle trivellazioni e degli incendi, Semion, il padre di Sasha, ha già dovuto costringere la famiglia a lasciare la loro casa e accampamento almeno cinque volte, per trasferirsi in un'altra zona. Non si vogliono più spostare, e non si possono più spostare.

La primavera scorsa, la Lukoil West Siberia, per facilitare le trivellazioni, ha deciso di costruire una strada che passa proprio attraverso l'ultimo insediamento (degli Aypin). La strada ovviamente distruggerebbe il fragile ecosistema del muschio mentre le trivellazioni e gli scarichi di petrolio inquinerebbero ciò che resta di boschi e fiumi, che un tempo costituivano il microcosmo Khanty. Per di più, l'estrazione di petrolio e il suo uso intensivo peggiorano il riscaldamento globale, che verosimilmente aumenterà la probabilità di incendi boschivi in grande scala.

L'azienda possiede un'autorizzazione pubblica per le trivellazioni, ma la procedura attuale prevede anche l'obbligo di raggiungere un accordo con le popolazioni indigene. Per quanto possa sembrare grottesco, si dice che spesso il risarcimento proposto fosse una cassa di vodka.

Nonostante ciò, gli Aypin hanno deciso di imporre a Lukoil le loro condizioni. Hanno assunto un avvocato, hanno richiesto 150.000 dollari di indennizzo per la costruzione della strada, pretendendo che l'azienda assumesse l'obbligo formale di non trivellare i luoghi sacri, che costituiscono circa la metà della superficie identificata come “area di produzione”. L'azienda ha mostrato il suo impegno a dialogare in un modo peculiare. Una notte, hanno trasferito sul posto le loro macchine da costruzione e hanno cominciato con i lavori. Apparentemente, avevano deciso di non sprecare nemmeno il denaro della vodka.

Il fuoco distrugge il muschio di una zona di pascolo Khanty

Il fuoco distrugge il muschio di una zona di pascolo Khanty. Foto: Aleksandr Aypin per 350.org

Le popolazioni indigene cominciano a riflettere

Gli Aypin non sono gli unici ad averne abbastanza di perdite di petrolio e incendi.

In totale, circa 60 famiglie della zona sono scontente della situazione e recentemente hanno chiesto aiuto al difensore civico dei diritti umani del Paese.

Sasha Aypin in una manifestazione

Sasha Aypin partecipa ad una manifestazione simbolica durante la conferenza delle popolazioni indigene. Screenshot di una trasmissione locale.

Conflitti simili si registrano anche in altre zone della Federazione Russa. Una dichiarazione redatta da Greenpeace e firmata da 10 grandi organizzazioni indigene recita:

The peoples of the North will not tolerate the barbaric way in which oil companies destroy our land; we will not fling ourselves at their mercy. We urge for a ban on oil extraction on the Arctic sea shelf and declare a moratorium on the developing on-ground sites in the North until the companies assume responsibility for the damage they have already incurred to the nature.

Noi, popolazioni del nord, non accetteremo il modo barbaro in cui le compagnie petrolifere distruggono le nostre terre; non resteremo in balia della loro volontà. Richiediamo con urgenza una proibizione delle estrazioni di petrolio sulla piattaforma Artica e dichiariamo una sospensione dei diritti delle compagnie petrolifere sulle zone di sfruttamento del Nord finché non assumeranno le loro responsabilità per i danni già inferti alla natura.

Grazie all'attivismo della famiglia Aypin e all'aiuto di Greenpeace, questo minuscolo conflitto, lontano 2.400 km dalla capitale russa, ha attirato l'attenzione dei media nazionali. Molti hanno iniziato a riflettere sulla situazione attuale russa: la storia delle relazioni tra stato e piccole popolazioni indigene, il costo reale del petrolio, la distribuzione dei profitti, e la stabilità dell'economia nazionale. Finora, tuttavia, le decisioni prese dal procuratore locale sono state a favore della Lukoil ed è difficile sapere se il sogno di Sasha di un turismo eco-sostenibile e di una Russia indipendente dal petrolio un giorno si potrà realizzare.

Segni di incendi e inquinamento

Questa foto è stata scattata in estate nelle terre degli Aypin, però gli alberi sono già ingialliti a causa di incendi e inquinamento. Foto: Aleksandr Aypin per 350.org

Si può leggere la versione integrale di questa storia, corredata da un'analisi economica della dipendenza russa dal petrolio e dell'attacco dell'industria petrolifera alla legislazione ambientale russa su 350.org [en].

P.S.: Una buona notizia! Mentre stavamo traducendo questo articolo, il governatore della regione autonoma Khanty-Mansi ha appoggiato le rivendicazioni degli Aypin e la Lukoil ha annunciato la sua decisione di ritirarsi dall'area ‘nonostante ingenti perdite finanziarie’. La compagnia petrolifera cercherà delle ‘opzioni alternative’ per lo sviluppo della produzione di petrolio. Non è chiaro, tuttavia, se queste ‘opzioni’ lasceranno vivere in pace gli Aypin sul loro territorio. Per aiutare gli Aypin a difendere i loro diritti o dare il tuo supporto al progetto imprenditoriale di Sasha, contatta 350.org via e-mail: Yuliya [@] 350.org.

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