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I motori di ricerca sono al sicuro dalla censura russa?

Immagini elaborate da Kevin Rothrock.

Immagine elaborata da Kevin Rothrock.

Dopo le controverse leggi sul divieto di oscenità nei film, il no all'adozione degli orfani russi da parte di coppie straniere e le restrizioni sulla “propaganda gay”, Elena Mizulina, la parlamentare russa che ne è stata l'artefice principale, torna alla carica [ru, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato]: stavolta se la prende con i motori di ricerca sul web, che dovrebbero essere ritenuti responsabili dei contenuti che indicizzano.

Stando a quanto dichiara la deputata della Duma, le leggi russe sulla tutela dei minori andrebbero applicate anche a Google, Yandex e i loro concorrenti. La Mizulina fa notare che lo Stato russo, così come le forze dell'ordine, hanno la facoltà di chiudere i siti web giudicati pericolosi per bambini e ragazzi, nel cui novero rientrano non solo i siti di pornografia infantile (illegali praticamente in tutto il mondo), ma anche i contenuti che rimandano a suicidio, droga e omosessualità.

Nel novembre del 2012, il Roskomnadzor, l'autorità federale per la supervisione sui mezzi di comunicazione, aveva respinto la possibilità di considerare i motori di ricerca responsabili dei contenuti indicizzati. Qualche settimana fa, la stessa Mizulina ha dichiarato che, a suo parere, l'agenzia manca ormai di carattere e che non è ancora troppo tardi per inasprire le leggi vigenti in materia.

Я понимаю, что на 2012 год, когда закон только вводился в действие, было много страха, но сейчас ситуация иная, к тому же международный опыт свидетельствует четко о том, что нужно вводить более жесткие требования.

Capisco che nel 2012, quando la legge era stata appena varata, ci fossero molte paure. Ora, però, la situazione è cambiata e la nostra esperienza internazionale ci ha mostrato chiaramente che è necessario porre ulteriori restrizioni [sui media digitali].

Sebbene la Mizulina non specifichi cosa intenda per “esperienza internazionale”, il Roskomnadzor ha già fatto sapere che prenderà in considerazione la proposta. Il vicedirettore dell'agenzia, Maksim Ksenzov, ha addirittura promesso che sottoporrà di nuovo la questione al Ministro delle Comunicazioni.

Non è ancora chiaro quali saranno le conseguenze in Russia se la legge dovesse essere estesa alle politiche di indicizzazione dei vari motori di ricerca. Certo è che le recenti vicissitudini di Google con l'Unione Europea non fanno altro che imbrogliare la matassa. Nel maggio del 2014, la Corte di Giustizia europea ha emesso una sentenza decisiva a favore del “diritto all'oblio” [it]. La sentenza ha stabilito che Google dovesse mettere a punto un sistema che consenta, ai cittadini europei che lo richiedano, di rimuovere dalle ricerche i risultati contenenti informazioni personali non aggiornate o ritenute non più “rilevanti”. Anche se i contenuti, in questo caso, sono di natura del tutto diversa, l'episodio ha sollevato gli stessi interrogativi sulla responsabilità degli intermediari dell'informazione.

Oleg Jašin, vicepresidente di Scudo Russo, un'associazione in difesa della proprietà intellettuale, ha svelato quali potrebbero essere le modifiche previste. Una possibilità potrebbe essere che i motori di ricerca provvedano a eliminare o discriminare i risultati contenenti siti bloccati o dati illegali. A detta di Jašin, Yandex starebbe già testando diversi meccanismi per filtrare i risultati delle ricerche, meccanismi che, a quanto ci è dato supporre, verranno poi messi alla prova dallo stesso Roskomnadzor.

Elena Mizulina si è detta preoccupata soprattutto dai risultati che offrono agli utenti pornografia infantile e informazioni su droghe e suicidio, sottolineando che in Occidente molti colossi di Internet si stanno muovendo nella stessa direzione ed enfatizzando il discorso con una domanda retorica: “Forse i nostri figli non meritano la stessa protezione?”.

Mentre aziende come Microsoft e Google si adoperano [it] per bloccare l'accesso ai contenuti pedopornografici, l'idea di concedere un più ampio potere di censura al governo russo desta non poche preoccupazioni, visto che la legislazione russa in materia di Internet è stata di recente rivista da Mosca, secondo un'interpretazione che limita fortemente le libertà personali online.

Il 29 maggio scorso, i legislatori hanno presentato un progetto di legge per l'introduzione del “diritto d'oblio” in Russia, che prevede che i motori di ricerca cancellino i link a dati personali su richiesta dei diretti interessati. Mentre Mail.ru e Google si sono astenuti dal commentare l'iniziativa prima di conoscerne i dettagli, Yandex ha dichiarato al portale d'informazione Meduza che una legge simile violerebbe il diritto costituzionale all'informazione e addosserebbe ai motori di ricerca oneri legali insensati e inusuali. Le informazioni offensive, fanno sapere da Yandex, rimarranno comunque online, disseminate, ad esempio, nei meandri dei social network.

In Russia, l'era dell'Internet Governance è iniziata circa tre anni fa, quando il Presidente Putin ha istituito, con una legge ad hoc, un registro statale dei siti web bloccati. In origine, questa “lista nera” era prevista per contenuti particolari, apolitici e di carattere generale, ma le successive modifiche e integrazioni alla legge hanno prodotto un giro di vite sempre più serrato su fonti di vario genere, siti di opposizione al governo e risorse ucraine in primis. Se in Russia i motori di ricerca fossero obbligati a censurare i risultati sulla base di questa lista nera, che peraltro è in continua crescita, accedere a notizie e opinioni provenienti da fonti alternative potrebbe diventare estremamente complicato.

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