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Brexit: ho il cuore spezzato ma io non mi spezzo

Brexit? London, UK 2016. PHOTO: Tomek Nacho (CC BY-ND 2.0)

Brexit? Londra, Regno Unito 2016. FOTO: Tomek Nacho (CC BY-ND 2.0)

L'incredulità ha lasciato spazio alla tristezza. Sono addolorata, come lo sono almeno 16 milioni di persone intorno a me. Non solo per l'Unione Europea che, solidale con gli altri stati, combatte contro gli orrori del mondo di oggi, ma sono addolorata anche per il paese nel quale sono cresciuta.

È stato estenuante seguire lo spoglio del referendum. Sentirmi agitata appena qualcuno nella stanza nominava L’UKIP [it] o la Brexit [en, come tutti i link seguenti]. Essere quella che dice “ma sono dei razzisti” e sentirmi rispondere “ma le loro idee di economia hanno senso” da gente che un tempo rispettavo, e poi realizzare giorno dopo giorno che molti di noi non hanno nessun problema a fingersi bigotti quando gli fa comodo. Essere consapevole del fatto che, se questo momento politico si fosse verificato negli anni '70, quando i miei genitori emigrarono dal Bangladesh, molto probabilmente io non sarei mai stata in grado di crescere nel Regno Unito, e non avrei mai avuto le opportunità delle quali invece ho goduto durante la mia infanzia.

“. . . se questo momento politico si fosse verificato negli anni '70, quando i miei genitori emigrarono dal Bangladesh, molto probabilmente io non sarei mai stata in grado di crescere nel Regno Unito, e non avrei mai avuto le opportunità delle quali invece ho goduto durante la mia infanzia.”

È stato strano osservare dall'estero questo sentimento xenofobo che prendeva piede nel Regno Unito. All'inizio ho provato ad ignorarlo. Io sono una privilegiata: vivo a Berlino, quindi non mi tocca più di tanto. Lentamente, però, ne ho preso più consapevolezza. Ho iniziato a parlarne con gli amici online, e ieri, all'ultimo minuto, ho preso un volo per andare a dare una mano alla “campagna per Restare” durante la giornata elettorale. Sono fiera di averlo fatto e dispiaciuta al tempo stesso di non essermi interessata prima alla situazione.

Ho il presentimento che molte persone in questo momento si sentano come me. Ignorare cosa stava accadendo nella politica del nostro paese è il motivo che ci ha portato qui oggi. Ci sentivamo troppo tranquilli e assolutamente non coinvolti nelle scelte politiche che avrebbero avuto un enorme impatto sulle nostre vite. Non ci rendevamo conto di quanto avevamo da perdere, o quanto avevamo bisogno di proteggere attivamente quei diritti dei quali godiamo, al di là dell'orientamento politico.

Ieri, parlando con degli amici, è venuto fuori che molti di loro hanno iniziato a parlare di politica su Facebook proprio in occasione di questo referendum. Molti di noi sono cresciuti con una forte sfiducia nel sistema politico britannico. Osservare, guarda caso, che a scalare le gerarchie politiche fino ad arrivare a governare il paese sono sempre stati uomini bianchi che hanno studiato ad Eton o ad Oxford, ti fa questo effetto. Molti dei miei conoscenti sono abbastanza soddisfatti del loro status quo. Non proprio estasiati, ma stanno bene; magari hanno qualche difficoltà nel comprare una casa, ma hanno un lavoro, e piano piano stanno ripagando il loro debito studentesco. Lo ripeto, un privilegio, chiaramente non condiviso dalle tantissime persone emarginate e private ​​dei diritti civili, che hanno approfittato di questa occasione per far sentire finalmente la loro voce.

“Molti dei miei conoscenti sono abbastanza soddisfatti del loro status quo. Non proprio estasiati, ma stanno bene; magari hanno qualche difficoltà nel comprare una casa, ma hanno un lavoro, e piano piano stanno ripagando il loro debito studentesco… un privilegio, chiaramente non condiviso dalle tantissime persone emarginate e private dei diritti civili, che hanno approfittato di questa occasione per far sentire finalmente la loro voce.”

Il paese è diviso. Il voto lo dimostra. Le divisioni sono nette anche per età, livello di educazione e posizione geografica. I partiti politici c'entrano poco. Le bugie e la disinformazione che si sono diffuse durante questa campagna elettorale sono state velenose, orrendamente false ed irresponsabili, nel più profondo senso della parola.

È stato difficile restare a guardare quello che è successo. Questa è la campagna elettorale più sporca e feroce che io abbia mai visto. L'assassinio di Jo Cox è stato un colpo ulteriore e devastante, ma come ha scritto Alex Massie, non puoi dire di essere sul punto di rottura ancora e ancora, e poi sorprenderti se qualcuno lo rompe davvero. Sono triste per il risultato, sono triste per come è stata condotta la campagna elettorale, e anche affranta per questa ondata di sentimento nazionalista che si sta diffondendo tra la gente. Questo non è il paese nel quale sono cresciuta.

 

E adesso? Ci è servito tanto tempo per realizzare quello che stava succedendo, per capire che la minaccia era seria, per non spingere verso un cambiamento ma impegnarsi a difendere quello a cui teniamo molto; è qualcosa che dobbiamo ricordare per far sì che non accada di nuovo. Abbiamo perso molto ieri, ed il nostro paese non potrà mai più essere lo stesso.

Non è affatto quello che avrei voluto, ma non abbiamo nient'altro da perdere, e adesso dobbiamo solo dare il meglio di noi. Non importa quale sia l'orientamento politico, tutti quelli che si schierano contro il bigottismo, la discriminazione e l'idiozia vera e propria, devono rimanere uniti. Sono in lutto, ma sono anche conscia del ruolo attivo che dobbiamo giocare per evitare che succeda di peggio.

Come ha scritto la mia amica Sarah stamattina: ho il cuore spezzato, ma io non mi spezzo.

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