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L'Italia ha bisogno di giovani, ma demagogia e ignoranza bloccano lo Ius soli/Ius culturae 

Foto di gruppo dal flash mob #100palloncini organizzato a Roma davanti al Pantheon il 21 giugno 2017. Foto dalla pagina Facebook di Italiani senza cittadinanza.

Da quasi un'anno è ferma al Senato la legge sull'acquisizione della cittadinanza italiana. In un commento ben documentato, ilpost.it spiega le diverse forme di acquisizione della cittadinanza italiana:

Ius soli (ma temperato)
Il testo della nuova legge prevede il riconoscimento della cittadinanza per nascita a chi è nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di 5 anni…

Ius culturae (ma con successo)
Il nuovo testo prevede che si possa ottenere la cittadinanza se il minore straniero, nato in Italia o arrivato in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età, abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli scolastici. L’emendamento introdotto in commissione prevede che il ciclo delle scuole primarie (cioè le elementari) si concluda «in modo positivo»: se il minore viene bocciato non può ottenere la cittadinanza (o, comunque, dovrà aspettare la promozione). Inoltre per fare richiesta di cittadinanza si dovrà dimostrare anche la residenza legale dei genitori.

Naturalizzazione
Oltre alle prime due ipotesi, il testo introduce la naturalizzazione, categoria che riguarderà soprattutto i minori stranieri che abbiano fatto ingresso nel territorio italiano tra il dodicesimo e il diciottesimo anno di età. I requisiti necessari per ottenere la cittadinanza sono: l’arrivo in Italia prima del compimento della maggiore età, la residenza legale da almeno sei anni, la frequenza regolare e fino a conclusione di un ciclo scolastico sul territorio nazionale.

Il ritardo nell'approvazione di questa legge mette in serie difficoltà più di un milione di ragazzi nati e cresciuti in Italia, che si sentono italiani sia per la cultura che per i legami di amicizia che hanno intessuto con i compagni di scuola o di lavoro, e spesso non conoscono neanche il paese di origine dei genitori.

La giornalista  spulciando dati della XXVI edizione del Rapporto Immigrazione 2016 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes rivela le ingiustizie che questo stato di precarietà provoca:

Negli atenei italiani (a.a. 2015/2016) su 271.000 studenti, gli immatricolati di cittadinanza non italiana sono il 5% (erano il 3,7% di 257.100 l’anno precedente), soprattutto romeni (14,7%), albanesi (12,6%) e cinesi (9,2%). Tipicamente italiano è però il fenomeno dell’overeducation, ossia l’eccesso di laureati non assorbiti dal mercato del lavoro o costretti a occupazioni che richiedono minori qualifiche. Per gli italiani rappresenta il 19,9%, tra gli stranieri è il 65,9% e sono impiegati come operai (39,2%), domestici (22,3%), soprattutto filippini e ucraini…

Patiscono però, rispetto agli italiani, una certa “segregazione occupazionale” rimanendo confinati solo in alcuni settori.

Italia e problemi demografici (presenti e futuri)

Eppure l'Italia è tra i fanalini di coda in materia di crescita demografica. Con 1,35 figli per ogni madre, è dopo il Portogallo il paese europeo più lontano dalla soglia di 2,1 bambini nati da ogni donna per poter assicurare il mantenimento della sua stabilità demografica.

Michele Bocci,  su Interessanti 47, cerca di dare un'idea di cosa potrebbe succedere nel giro di pochi anni se questa tendenza fosse mantenuta:

La riduzione della natalità già andava a passo sostenuto, ora sta diventando una corsa e i dati pubblicati ieri dall’Istat riguardo alla prima parte del 2016 disegnano un futuro davvero fosco dal punto di vista demografico. Certo, sono i primi sei mesi, teoricamente da luglio a dicembre potrebbe cambiare qualcosa in meglio ma appare molto difficile che si risalga troppo la china, vista la tendenza avviata ormai da molti anni. E del resto potrebbe anche accadere il contrario, cioè esserci una riduzione più sostenuta. Se si analizza quanto accaduto nel 2015, ad esempio, il calo rispetto al 2014 dopo i primi sei mesi era di circa il 2% e alla fine dell’anno è arrivato al 3, portando il dato assoluto a 485mila nati, per la prima volta nella storia d’Italia sotto il mezzo milione. Ebbene, se si proiettano i numeri disponibili per il 2016 su tutto l’anno ci si ferma tra i 450 e i 460mila nuovi italiani. Sono solo stime ma danno l’idea di cosa possa succedere nel giro di un lustro se si continua ad andare avanti di questo passo.

Nello stesso articolo Bocci rivela, per sottolineare la gravità della situazione, che al rapido aumento della denatalità corrisponde un'altrettanto preoccupante aumento della mortalità:

 Il 2015 era stato anche l’anno del boom della mortalità, con ben 49mila decessi in più rispetto al 2014 (+8,2%).

In un post citato da  riportando quanto dice Gian Carlo Blangiardo, professore ordinario di Demografia all’università Milano Bicocca, scrive su LInkiesta:

La gravità della situazione è evidente: continuando nella stessa direzione, per assurdo, nel 2031 le nascite saranno azzerate.

Inoltre la popolazione italiana è tra quelle con la percentuale di persone anziane più elevata al mondo. Dal 2002 al 2016, l'età media è passata da 41,4 a 44,2 anni. Il numero di persone di più di 65 anni di età è passato da 10.654.649 a 13.369.754 nello stesso periodo.

Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano, spiega le conseguenze immediate e future in una intervista concessa a  su Linkiesta:

E l’immagine dell’Italia che ci arriva dal futuro è quella di un Paese dominato dai capelli grigi. Entro il 2030 ci sarà una regione in più, grande quanto la Toscana, composta solo da over 65. Che saranno ancora al lavoro, mentre i 40enni manderanno ancora curriculum. «La popolazione italiana diventa anziana. E anche l’immigrazione, che finora ha in parte bilanciato l’invecchiamento, va via via diminuendo per via della crisi economica…

Italiani emigrati all'estero e immigrazione: i dati

A complicare ulteriormente la crisi demografica del paese, c'è l'emigrazione degli italiani, soprattutto giovani con una laurea o una qualifica professionale, ma l'esodo riguarda anche meno giovani, rivela Patrizia Caiffa su La Voce Tempo:

Sono 107.529 gli italiani emigrati all’estero nel 2015: continua il trend in aumento, con 6.232 partenze in più. Il 69,2% (quasi 75mila italiani) si è trasferito in altri Paesi europei. In totale al 1° gennaio 2016 sono 4.811.163 gli italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero), il 7,9% della popolazione complessiva (60.665.551), con una crescita del 3,7%  rispetto allo scorso anno….

Sono soprattutto i giovani “millennial” dai 18 ai 34 anni ad emigrare, freschi di studi e molto specializzati, delusi da una Italia che offre loro poche speranze lavorative. Pur concependo la mobilità come un percorso non determinato a priori, che cambia a seconda delle opportunità incontrate all’estero, per loro la scelta non è tanto “se partire” quanto piuttosto “se restare”.

Nel seguente video di Fanpage lo scrittore Roberto Saviano smentisce le bufale sui migranti e lo Ius soli, riportando i dati reali e le modalità di gestione del governo. Sarebbe ora arrivato il tempo di occuparsi seriamente di queste persone e soprattutto dei loro figli, italiani di origine diversa che si trovano oggi tutti sotto la stessa bandiera tricolore.

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