chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Proteste artistiche dei cittadini che chiedono il rilascio di Shahidul Alam, prigioniero di coscienza del Bangladesh

Persone riunite in piazza Shahbag a Dhaka, capitale del Bangladesh, indossano maschere per protestare contro la detenzione di Shahidul Alam, fotografo di fama internazionale, e di altri studenti. Immagine di Pranabesh Das. Uso autorizzato.

Al fotoreporter bengalese detenuto, Shahidul Alam, è stata nuovamente negata la libertà su cauzione [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] in seguito a una causa presentata ai sensi della Legge su Informazione, Comunicazione e Tecnologia (ICT), per aver istigato degli “studenti a portare avanti un (recente) movimento contro il governo” e “diffuso una propaganda contro il governo”. Alam e i suoi conoscenti negano queste accuse.

Nel frattempo continuano proteste in patria e all'estero per chiedere il rilascio del fotografo e altri studenti. Una parte di loro ha ottenuto la libertà provvisoria qualche settimana fa, ma un'altra non ben precisata resta tuttora in carcere.

Alam è stato fermato il 5 agosto 2018, ufficialmente arrestato il giorno seguente e infine denunciato a i sensi della Legge ICT, per cui i suoi avvocati hanno presentato un'istanza di cauzione il 28 agosto.

Il 4 settembre, un paio di membri dell'Alta Corte hanno provato “imbarazzo” nell'accogliere la richiesta di cauzione di Alam. Nella prassi giudiziaria bengalese, a volte i giudici possono sentirsi in imbarazzo a dover accogliere processi che richiedono una giusta e imparziale amministrazione della giustizia, specialmente se ogni parte in causa è conosciuta personalmente, in modo diretto o indiretto, o se temono di essere minacciati o intimiditi. Gli avvocati di Alam si sono appellati all'Alta Corte, che ha ordinato al tribunale di prima istanza occupatosi del processo, di liberarsi del ricorso entro martedì.

Giudici dell'Alta Corte del Bangladesh si sentono in imbarazzo nell'accogliere la richiesta di cauzione del fotografo Shahidul Alam, arbitrariamente detenuto, dopo un giorno di ritardo per consentire al procuratore generale di deporre a favore del governo. Così l'ingiustizia mette radici!
—————

Giudice dell'Alta Corte si sente in imbarazzo… Martedì la Divisione dell'Alta Corte ha rifiutato di accogliere la domanda di cauzione per l'acclamato fotografo Shahidul Alam, in seguito al ricorso di un giudice che si sentiva…

Arrestato per aver espresso le sue opinioni

Alam è stato arrestato ad agosto dopo aver diffuso le proteste studentesche contro leggi inefficaci sul traffico in Bangladesh, attraverso il suo profilo Facebook e Twitter e discusso delle proteste in una diretta Facebook.

Il 29 luglio, migliaia di liceali sono scesi in piazza nella capitale Dhaka in lunghe proteste durate più di una settimana, chiedendo maggiore sicurezza stradale e l'applicazione delle regole, dopo che due loro compagni di classe sono stati uccisi dalla guida spericolata di un autobus pubblico.

Oltre alla sua diffusione mediatica delle proteste, Alam ha rilasciato un’ intervista televisiva ad Al Jazeera dove ha parlato della recente situazione in Bangladesh e criticato il governo.

Un tribunale bengalese ha respinto la cauzione per il fotografo Shahidul Alam, che era stato arrestato dopo aver rivolto critiche al primo ministro Sheikh Hasina in un'intervista. Ecco un esempio del suo pluripremiato lavoro.

——-

“Appartiene al mondo”: la potente opera di un reporter bengalese incarcerato. Il fotoreporter e attivista Shahidul Alam ha contribuito alla crescita di una generazione di fotografi nell'Asia meridionale. È stato incarcerato il mese scorso…

Sdegno mondiale, protesta originale

Una serie di enti internazionali, Premi Nobel, fotografi professionisti, giornalisti e organizzazioni per i diritti umani hanno esortato il governo bengalese a rilasciare Alam.

11 Premi Nobel e 17 illustri cittadini chiedono il rilascio incondizionato del Dott. Shahidul Alam in Bangladesh. Per leggere la dichiarazione integrale si legga il link.

Sono felice di apprendere che il Ministero degli Esteri stia sensibilizzando le autorità in merito alle violazioni dei diritti umani in Bangladesh, come risposta alla mia lettera “Libertà per Shahidul Alam” al ministro Mark Field. Mi chiedo se questo governo repressivo sarà capace di farla franca ora che gli occhi del mondo sono puntati sui Rohingya.

Lo scrittore indiano Arundhati Roy, il linguista americano Noam Chomsky, l'autrice canadese Naomi Klein, la drammaturga americana Eve Ensler e il giornalista indiano Vijay Prasad hanno lanciato il loro secondo appello al governo del Bangladesh affinché faccia cadere le accuse contro Alam.

Quando cerchi in giro per il mondo chi sono i maestri della fotografia documentaristica non c'è nessun altro più importante di Shahidul Alam, specialmente nella tua zona – Professore di fotografia all'Università RMIT, Alan Hill.

——

Professore di Melbourne arrestato in Bangladesh per diffusione di “propaganda”. Il Dott. Shahidul Alam, professore di fotografia, si trova in carcere da più di un mese.

Amnesty International ha dichiarato Shahidul Alam prigioniero di coscienza.

In Bangladesh sono state organizzate numerose proteste e manifestazioni di solidarietà nelle scorse settimane, per chiedere il rilascio incondizionato di Shahidul Alam ed altri manifestanti arrestati.

Nuovi graffiti al campus dell'Università di Dhaka con i quali si chiede il rilascio del noto fotografo Shahidul Alam.

Le mie mani sono legate da catene invisibili, le mi lacrime ti offuscano. Sir, non ho potuto fare niente per te. Shahidul Alam è a Keranigonj adesso.

Il 4 settembre la Drik Gallery ha ospitato una mostra di foto scelte di Alam intitolata “Una lotta per la democrazia”, per valorizzare le sue battaglie e onorare il fatto che di aver fondato la galleria 29 anni fa.

Una lotta per la democrazia, una mostra fotografica di Shahidul Alam alla Drik Gallery.  La mostra ha lo scopo di protestare contro la detenzione del fotografo. Sarà aperta a tutti, dalle 15 alle 18 tutta la settimana, fino al 10 settembre 2018. Indirizzo: Drik Gallery house 58, Road 15 A, Dhanmondi Dhaka 1209. Foro di Mishuk Ashraful Awal.

Alam è anche il fondatore del Pathshala South Asian Media Institute, una scuola di fotografia e giornalismo multimediale, e il Chobi Mela, un Festival Internazionale di Fotografia con cadenza biennale.

Il 9 settembre, una manifestazione pubblica intitolata “Liberate la democrazia” si è svolta in piazza Shahbag a Dhaka, per contestare la reclusione di Alam insieme a numerosi altri studenti. Alcune delle foto scattate si possono trovare in questo post su Instagram:

“Liberate la democrazia” una manifestazione pubblica per contestare la reclusione di Shahidul Alam e altri studenti. 9 settembre 2018: Shahbag Dhaka.

I partecipanti hanno usato l'arte e delle performance per esprimere le loro lamentele.

Una donna indossava un sacchetto di carta con su scritto “Non dovremmo avere la testa” e “Non abbiamo lingua o parole”. Un altro manifestante cantava e suonava la chitarra mentre indossava una gabbia improvvisata. Davanti alla gabbia erano stati messi un casco e un martello, a significare gli agenti pro-governo che aggredivano gli studenti manifestanti usando martelli e indossando caschi.

Una macchina fotografica legata con nastro adesivo è stata esposta insieme a uno striscione con la scritta “Liberate la democrazia”.

“Liberate la democrazia”. Una protesta originale in piazza Shahbag a Dhaka, che invoca il rilascio di Shahidul Alam. Foto di Pranabesh Das. Uso autorizzato.

Solidarietà da tutto il mondo

Manifestazioni solidali sono state organizzate anche all'estero in città come Londra, New York, e Washington DC:

“Dite a tutti di essere forti. Io lo sono”. Bello sentirlo dire dagli amici di Shahidul, i colleghi e la sorella maggiore durante la protesta a Londra.

Siamo solidali con il forografo bengalese Shahidul Alam a Washington DC. Alam è stato arrestato nella sua casa a Dhaka il 5 agosto, qualche ora dopo aver pubblicato un video su Facebook riguardo alle manifestazioni nella città. Immagini di @mdedora

Amici fotoreporter condividete, vi prego! Il mio amico Lionel Faucher ha scattato questa immagine di fotoreporter che stasera da ogni parte del mondo mostrano cartelli per chiedere il rilascio di Shahidul, il quale martedì comparirà davanti alla corte in Bangladesh. Shahidul Alam è un fotoreporter, insegnante e attivista bengalese. È un fotografo da più di quaranta anni e “le sue fotografie sono state pubblicate su tutti i principali organi di stampa occidentali”…

Proteste visive su Instagram

La nipote di Alam, Sofie Karim, che vive a Londra, ha scatenato il potere visivo di Instagram per protestare contro l'arresto di suo zio:

View this post on Instagram

My uncle loves the world and the world loves him. Friends at @visapourlimage International photojournalism festival (France), NY, Washington DC and London – thank you so much. Love and truth beat torture and repression. Break the dark machinery of paranoia with your light. #freeshahidulalam – For my incarcerated uncle @shahidul001, prisoner of conscience. Link to petition in my bio. Please share this post freely. @hansulrichobrist @tate @liverpoolbiennial @whitechapelgallery @alessio_antoniolli @annemcneill215 @impgalleryphoto @icp @thephotographersgallery @bobandrobertasmith @fionabradleyxx @francesmarymorris @cammockhelen @joe_scotland @johnakomfrah @ikongallery @lubainapics @mahtabhussain @martinparrstudio @martinparrfdn @aceagrams @polly.staple @nicholascullinan @rachelwords @ranabegumstudio @autographabp @nadavkander @mack_books @loubuck01 @theartnewspaper.official @artnet @guardian @thetimes @jamesestrin

A post shared by SOFIAKARIM (@_sofiakarim_) on

Mio zio ama il mondo e il mondo lo ama. Amici al Festival Internazionale di fotogiornalismo (Francia), a New York, a Washington DC e a Londra – grazie mille. L'amore e la verità sconfiggono la tortura e la repressione. Spezzate l'oscuro meccanismo della paranoia con la vostra luce – per mio zio incarcerato, prigioniero di coscienza. Link alla petizione nella mia biografia. Per favore condividete questo post.

View this post on Instagram

Arrow Through the Heart of Bangladesh Art: Screenshot of article in today’s The Art Newspaper @theartnewspaper.official with my imprisoned uncle’s @shahidul001 punjabi shirt trim. Artist friends please read this important article. @shahidul001 is one of Bangladesh’s leading art and humanitarian activism figures, with international reach. His (and hundreds of others’) treatment by the state of Bangladesh, changes everything for the art scene there. The state wants silence, but forcibly mute art has little credibility. @theartnewspaper.official @nytimes @washingtonpost @time @thetimes @financialtimes @skynews @guardian @itvnews @bbc @channel4 @cnn @dhakatribune @newage_bd2011 @dhakaartsummit @dailystarbd @bdnews24.comm @unitednewsofbangladesh@indiartfair @kochibiennale @kochibiennalefoundation @the_hindu @indianexpress @kathmandupost.official @lemondefr @indiaartfair @india.today @amnesty @peninternational @tatemodern_official @themuseumofmodernart @thephotographersgallery @photographmag @royalphotographicsociety @commonwealthinstitute @autographabp #freeshahidulalam #censorship #bangladesh #bangladeshprotest #asianart #contemporaryart #photography #royalphotographicsociety #blackphotography

A post shared by SOFIAKARIM (@_sofiakarim_) on

Una freccia dritta al cuore dell'arte in Bangladesh: screenshot di un articolo su The Art Newspaper di oggi, con una decorazione della maglietta in stile punjabi di mio zio incarcerato. Amici artisti leggete questo articolo fondamentale. Shahidul è una delle figure cardine dell'arte e dell'attivismo umanitario in Bangladesh, dalla portata internazionale. Il trattamento a lui riservato (come a centinaia di altri) da parte dello stato bengalese cambia tutto sullo scenario artistico locale. Lo stato vuole il silenzio, ma l'arte forzatamente muta ha poca credibilità.

View this post on Instagram

‘Tell Someone’ (for my incarcerated uncle, photographer @shahidul001). When I was a child my uncle taught me: “if someone does anything bad to you, the best thing is to tell as many people as possible straight away. Don’t hide it, fearing others may not believe you. It won’t go away. Your best protection is to let people know and tell the perpetrator you are letting people know. But be transparent. Say what you say in front of everyone, including the perpetrator”. When he shouted that statement about his blood stained punjabi in those few moments he had, in front of the police, in front of the world, I knew he was applying that theory. He told the world and he let the perpetrator know that he told the world. (My son’s painting of the Bangladesh flag, on my aunt Rahnuma Ahmed’s sari). #freeshahidulalam @theartnewspaper.official @nytimes @washingtonpost @time @thetimes @financialtimes @skynews @guardian @itvnews @bbc @channel4 @cnn @dhakatribune @newage_bd2011 @dhakaartsummit @dailystarbd @bdnews24.comm @unitednewsofbangladesh@indiartfair @kochibiennale @kochibiennalefoundation @the_hindu @indianexpress @kathmandupost.official @lemondefr @indiaartfair @india.today @amnesty @peninternational @tatemodern_official @themuseumofmodernart @thephotographersgallery @photographmag @royalphotographicsociety @commonwealthinstitute @autographabp #freeshahidulalam #censorship #bangladesh #bangladeshprotest #asianart #contemporaryart #childrensart #photography #royalphotographicsociety #blackphotography#humanrights #prisonerofconscience

A post shared by SOFIAKARIM (@_sofiakarim_) on

“Ditelo a qualcuno” (per mio zio in carcere, il fotografo Shahidul Alam). Quando ero una bambina mio zio mi diceva: “Se qualcuno ti fa del male, la cosa migliore è dirlo immediatamente a più persone possibili. Non nasconderlo, temendo che gli altri non ti credano. Non se ne andrà. La miglior difesa è farlo sapere alle persone, e dire al carnefice che lo stai facendo sapere a loro. Ma sii chiara. Dì quello che hai da dire di fronte a tutti, anche al carnefice”. Quando ha urlato quella frase sul suo punjabi macchiato di sangue in quei pochi attimini che aveva, di fronte alla polizia, di fronte al mondo, sapevo che stava mettendo in pratica questo insegnamento. Ha parlato al mondo e ha fatto sapere al carnefice che il mondo sapeva. (La bandiera del Bangladesh disegnata da mio figlio sul sari di mia zia Rahnuma Ahmed).

Altri esempi della protesta artistica sono disponibili profilo Instagram di Karim e attraverso la sua intervista alla British Broadcasting Corporation (BBC).

Il consulente legale bengalese, il Dott. Rayhan Rashid, che vive a Londra, ha espresso le sue reazioni su Facebook in merito al respingimento della cauzione per Alam:

‪Disgraceful cowardice on the part of the judiciary and the ruling Awami League government in Bangladesh! When a regime is governed by nothing but fear, it is often a sign that the regime might have lost its plot. Weaponising fear as a tool to govern citizens, or trying to act tough – do not hide who are the afraid ones here!

Vergognosa vigliaccata da parte della magistratura e del governo della Lega Awami in Bangladesh! Quando un sistema politico è governato da nient'altro che la paura, è spesso un segno che questo sistema potrebbe aver perso terreno. Strumentalizzando la paura come arma per controllare i cittadini o per agire in modo violento – non nascondete che è veramente spaventato!

Una manifestazione nazionale è stata indetta da organizzazioni studentesche per il 17 settembre, se Shahidul Alam e gli altri studenti non venissero rilasciati.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.