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Dopo la violenta aggressione al leader dell'opposizione, i critici del regime serbo temono una discesa nel fascismo

Borko Stefanović

Il politico serbo Borko Stefanović mostra la sua camicia insanguinata dopo la conferenza stampa del 24 novembre 2018. Dall'account Twitter di Alleanza Serba.

Nella sera di venerdì 23 novembre 2018 un gruppo di delinquenti, a volto coperto e armati di sbarre di ferro, ha aggredito il presidente del partito d'opposizione Sinistra serba nonché fondatore di Alleanza Serba, Borko Stefanović.

Secondo le parole dell’Istionmer Vesti [hr], gli aggressori avrebbero attaccato violentemente anche due attivisti dell'ala sinistra serba; Boban Jovanović, che ha perso due denti e ha riportato una ferita al labbro, e Marko Dimić, il quale ha subito diverse percosse alla testa. I tre sono stati subito portati in ospedale per ricevere cure mediche. Quella sera Stefanović e i colleghi erano in procinto di partecipare ad una manifestazione politica nella città di Kruševac.

La Sinistra serba dichiara [en]:

“A group of attackers armed with rods intercepted Stefanović in front of Local Community Rasadnik in Kruševac, pinned him to the asphalt and brutally beat him. After Jovanović and Dimić tried to aid him, the attackers assailed them as well.”

“Un gruppo di aggressori armato di sbarre di ferro ha intercettato Stefanović di fronte al Rasadnik, nella città di Kruševac, lo hanno spinto sull'asfalto e picchiato brutalmente. Jovanović e Dimić hanno tentato di soccorrerlo, ma i malviventi hanno aggredito anche loro.

Dopo aver compreso la situazione, i membri dell'opposizione così come molti utenti in rete hanno iniziato a dare allarme sui social network circa gli sviluppi della vicenda, e immagini dell'avvenuta aggressione hanno cominciato a circolare. Il tweet di Dragan Djilas [en], l'ex sindaco di Belgrado [hr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]:

“L'attacco a Borko è un attacco a chiunque pensi liberamente e in modo diverso da questo governo. La chiamata al linciaggio da parte di Aleksandar Vučić e i suoi media è come un'apertura della stagione di caccia nei confronti di tutti noi. L'attacco a Borko è conseguenza diretta dell'inquietante atmosfera nella quale siamo costretti a vivere tutti”.

Secondo le parole di Srđan Milivojević, del Partito Democratico, l'evento a cui erano diretti Stefanović e i suoi colleghi era una manifestazione pubblica e comune organizzata dell'Alleanza Serba, che vedeva partecipi tutti i vari leader; l'aggressione, quindi, era diretta anche ai membri del movimento Dveri, al Partito Democratico, al Partito Popolare e verso tutti i partiti partecipanti. Milivojević ha dichiarato al giornale serbo Danas che ci sono stati altri tre feriti dall'aggressione.

L'Alleanza Serba ha attribuito questo atto ai suoi membri, sostiene che sia una violenta conseguenza della campagna diffamatoria messa in atto giornalmente dal presidente Aleksandar Vučić nei confronti degli oppositori politici.

La sera successiva, il corpo di polizia serbo ha dichiarato di aver arrestato i due sospettati, confermati solo dalle iniziali dei rispettivi nomi e dalle loro età. Sono stati trattenuti per 48 ore, dopodiché sono stati portati in procura dov'è stata presentata l'accusa penale.

Prima della dichiarazione ufficiale della polizia, il presidente Vučić ha indetto una conferenza stampa dove ha anticipato la notizia dell'arresto. “Lo stato ha reagito tempestivamente, il che dimostra che la Serbia non è una repubblica delle banane [it] che permette che chiunque aggredisca l'altro per qualunque ragione” ha detto, aggiungendo poi che lui non aveva alcun potere nel richiedere una sentenza più dura, poiché avrebbe interferito con l'indipendenza del potere giudiziario.

Il sabato mattina, durante la conferenza stampa dell'Alleanza Serba, Borko Stefanović è apparso fasciato dalle bende, e ha affermato che quest'aggressione dev'essere vista come un tentato omicidio, perché gli aggressori si sono serviti di sbarre di ferro e hanno mirato -intenzionalmente- alla testa, dopodiché gli hanno sferrato calci al capo coi loro stivali. “Il fatto era organizzato e premeditato”, ha detto.

Durante la conferenza, Stefanović ha mostrato la camicia che indossava durante la violenta aggressione. Ha ringraziato i suoi colleghi e collaboratori per tutto il sopporto dimostratogli, e ha aggiunto: “Dobbiamo lavorare sodo affinché la Serbia torni ad essere un paese senza camicie insanguinate, un paese dove non venga versato il sangue di chiunque si trovi in disaccordo col governo”.

Sui social media, molti serbi considerano quest'attacco come un chiaro segnale di una discesa del paese nel fascismo. Il celebre regista Srđan Dragojević scrive su Twitter: “Sembra di esser tornati al 1936, all'era del partito nazista [it] tedesco e ad un periodo di interconnessione tra stato e partito” [hr]:

“Quando qualcuno disse che questo era fascismo, gli avete riso in faccia”.

Molte opinioni simili sono state pubblicate, alludendo alle purghe del nazismo, che cominciò proprio con l'eliminazione di chiunque non andasse a genio:

Negli anni '90, l'attuale presidente serbo Aleksandar Vučić ricopriva il ruolo di Ministro dell'Informazione durante il governo dittatoriale di Slobodan Milošević. Un paragone molto chiaro tra i due regimi:

“La differenza tra il regime di Slobodan Milošević e quello di Aleksandar Vučić è rappresentata dal fatto che, mentre Milošević utilizzava la polizia e la sorveglianza statale per gestire i dissidenti, Vučić si circonda invece di criminali, hooligans, finti patrioti e teppisti di ogni genere. L'opposizione deve esserne consapevole e togliersi i ‘guanti bianchi’ una volta per tutte”.

Nella conferenza stampa di sabato, Borko Stefanović ha ribattuto le seguenti parole: “Dobbiamo gestire il problema tutti assieme! Attaccano nell'oscurità, ma se ci muoviamo insieme non riusciranno a colpirci alle spalle in questo modo”.

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