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Morte per burocrazia? I regolatori russi colpiscono un sito di notizie indipendente con una multa astronomica

Evgenija Al’bats è una giornalista investigativa, scienziata politica, scrittrice e conduttrice radiofonica russa. La sua rivista, The New Times, è stata pesantemente multata per non aver fatto rapporto in tempo all'organo di controllo mediatico del governo russo. Foto di Evgenij Isaev (CC 2.0)

The New Times [en], un sito web indipendente ed ex rivista con una voce significativamente critica, è stato colpito da una multa record di 22 milioni di rubli (294.090 euro).

Questa è una cifra insostenibile per un piccolo media russo. Per fare un confronto, il giornale investigativo MediaZona, che è simile per dimensione e portata a The New Times, raccoglie poco meno di un milione di rubli (13.367 euro) al mese, cifra appena sufficiente a coprirne i costi operativi.

Alexej Venediktov, caporedattore dell’ Eco di Mosca, la prima rete radiofonica indipendente della Russia post-sovietica, ha diffuso la notizia sul suo canale Telegram [ru]:

Журнал Нью Таймс и Евгения Альбац оштрафованы решением мирового суда на 22 миллиона рублей за несвоевременное предоставление сведений в Роскомнадзор.

Это, конечное, разорение и закрытие журнала.

[…]Информация о штрафе от адвоката журнала и Альбац Вадима Прохорова.

La rivista The New Times e Evgenija Al’bats (il redattore capo del giornale) sono stati multati dalla pretura per 22 milioni di rubli per non aver presentato rapporto al Roskomnadzor [it] (organo di controllo del governo russo).
Questo significa, ovviamente, bancarotta e chiusura imminente per la rivista.
[…] Ho saputo della multa dall'avvocato del giornale e di Al’bats, Vadim Prochorov.

Venediktov ha ricordato ai suoi follower che Evgenija Al’bats aveva condotto un'intervista sull’ Eco di Mosca ad Alexej Naval’ny, principale attivista dell'opposizione russa.

The New Times è stato multato con una legge raramente utilizzata nel codice amministrativo russo, che richiede ai media di segnalare qualsiasi fonte di finanziamento estera al Roskomnadzor, il regolatore dei media russi. Non sono disponibili statistiche su altri casi del suo utilizzo, ma MediaZona osserva [ru] che simili violazioni della legge da parte dei media hanno permesso di raccogliere dal 2015 un totale di poco più di 7 milioni di rubli in multe (93.574 euro).

La legge richiede ai media russi che accettano sovvenzioni o donazioni straniere di presentare rapporti trimestrali a Roskomnadzor; ma a volte non gli viene neanche dato il tempo per farlo. All'inizio di quest'anno, The New Times ha ricevuto una richiesta dall'ufficio della procura generale russa di fornire un rapporto dei suoi finanziamenti esteri. La richiesta è stata emessa il 10 maggio, ma la scadenza per presentarlo era il 7 (maggio).

Introdotta alla fine del 2015, la legge è entrata a far parte di un pacchetto di misure legislative dirette ai media indipendenti, ai gruppi della società civile e alle ONG. All'interno della struttura normativa russa sempre più labirintica è diventato fin troppo facile per le organizzazioni scontrarsi con la regola del “tre scioperi e perdi la licenza di trasmissione”, o far fronte a multe per cose come non chiarire che l'ISIS è un'organizzazione terroristica bandita in Russia, ogni qual volta viene menzionata in un articolo.

Sebbene queste leggi e regole siano state scritte come parte di un programma per prevenire il terrorismo, l'estremismo e altri gravi crimini, la loro applicazione da parte delle autorità suggerisce che il il vero obiettivo potrebbe essere stato il giornalismo indipendente: nessun media pro-Cremlino è stato ammonito o sanzionato secondo queste norme.

Se unita alla riluttanza degli inserzionisti ad acquistare annunci da pubblicazioni politicamente rischiose, i piccoli media come The New Times, che non sono di proprietà diretta o indiretta del governo russo, si trovano ad essere sempre in bilico al limite della sopravvivenza.

In Russia, rimangono relativamente poche le vie legali per guadagnare attraverso la pubblicità o la vendita di copie stampate. The New Times ha interrotto la propria edizione cartacea all'inizio del 2017, diventando completamente digitale a seguito dei continui problemi con la distribuzione, e infine dopo aver accettato alcune donazioni dall'estero, affrontando così la possibilità di una morte lenta a causa della burocrazia.

E accanto a questi impedimenti normativi alla propria attività, c'è il costante flusso di violenza, minacce e intimidazioni contro i giornalisti indipendenti russi, come gli orribili “doni” della settimana scorsa, consegnati alla porta [it] di un altro noto periodico, la Novaja Gazeta.

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