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Un palazzo su trampoli: il romanziere guyanese Wilson Harris torna in vita nel Carnevale di Trinidad e Tobago

Tekel “Salti” Sylvan rappresenta “Il Pavone Diventa la Finestra dell'Universo”, progettato da Alan Vaughan nella presentazione nel Carnevale di Trinidad e Tobago 2019 da parte di Moko Sõmõkow, ispirata da “Il Palazzo del Pavone” di Wilson Harris. Si è classificata seconda nella competizione per il Re del Carnevale. Fotografia di Maria Nunes, usata con permesso.

Di Andre Bagoo

Il grande poeta e romanziere Wilson Harris [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] è morto esattamente un anno fa. Ne siamo sicuri? Come uno dei suoi personaggi, Harris è tornato. Lo ha fatto nelle sembianze di un gruppo di moko jumbies  – una strana accozzaglia di spiriti pitturati che camminavano sopra le nostre teste con dei trampoli di legno, girovagando per la giungla d’asfalto di Port of Spain e infestando il Carnevale di Trinidad.

Si chiama “Il Palazzo del Pavone” ed è una mascherata (mas) del gruppo Moko Sõmõkow di Alan Vaughan, basata sul bel romanzo eccezionalmente ambizioso di Harris che porta lo stesso nome.

Guardando i moko jumbies che lasciano il campo di Erthig Road a Belmont si percepisce chiaramente l'atmosfera del romanzo di Harris. Come nel libro, il gruppo di crociati si mette in marcia per una missione epica, così questi uomini in maschera vanno alla volta della grande distesa di verde al centro della città, Queen's Park Savannah.

Perché un romanzo? Perché portare una “mas” basata su un libro? E per di più un libro di un autore dalla scrittura densa come quella di Wilson Harris?

Perché? Perché è un libro che ci insegna a levitare.

In ogni pagina del libro di Harris ci viene chiesto di guardare in alto. Il cielo, il sole, i cancelli che si chiudono, gli alberi, gli uccelli, le cascate, le stelle, le comete, i cappi pendenti, le scale, persino case costruite su palafitte. Allo stesso modo guardiamo i moko.

Ma come accade spesso con Harris, niente è mai esattamente come sembra. Quel che è morto è anche vivo; quel che è su è anche giù: “Gli alberi bisbiglianti fanno vorticare le foglie che cadono improvvisamente a terra, proprio dove il terreno sembrava nella mia mente farsi più leggero e avvicinarsi per incontrarle a mezz'aria” (“Palace of the Peacock”, pag. 28).

La trama del libro è stata oggetto di un interminabile dibattito critico. In apparenza, un gruppo di avventurieri sono in missione, in viaggio attraverso le foreste pluviali della Guyana alla ricerca di Mariella, una donna leggendaria, un simbolo, forse una Elena [it], una figura patriarcale di fantasia che mette tutto in subbuglio.

Tuttavia, come avverte il personaggio di nome Donne, “Ogni linea di confine è un mito” (22). Ci troviamo in un paesaggio mentale, un “caos di sensazioni” (24), una “mascherata di apparenze” (13). Per dare un senso alle parole de “Il Palazzo del Pavone” dobbiamo tagliarlo trasversalmente o finiremmo per annegarvi.

Il libro surreale di Harris non è prosa. Si tratta di un poema lungo come un libro; un ricco pelau in cui i gemelli di passato e presente appaiono sfocati, allo stesso modo in cui i Mayani potrebbero opacizzarli. Le persone appaiono, ognuna una “maschera-personaggio”, ognuna sia morta che viva.

Dice il narratore: “Sognavo di svegliarmi con un occhio morto, ma vedente e l'altro vivo, ma chiuso”. Sognare e svegliarsi, viaggiare senza spostarsi. Lentamente il romanzo rivela il proprio segreto. Il suo oggetto emerge proprio alla fine, come il pavone con la coda ricoperta di stelle che dà il titolo al libro, chiarendo che abbiamo appena letto un autoritratto in forma di mas scritta.

Questo è un libro che sfida l'idea di romanzo, trasformandolo in un Carnevale dell'anima. Adesso, attraverso questo gruppo di moko jumbies, va in cerca di un nuovo pubblico. Trovandolo.

Il designer di Moko Somõkõw Alan Vaughan in “Il Sole Sorge e Inonda il Peccatore” durante le fasi preliminari del Re del Carnevale di Trinidad e Tobago a Queen's Park Savannah, il 21 febbraio 2019. Fotografia di Shaun Rambaran, usata con permesso.

Durante la prima serata della competizione per Re e Regine del Carnevale alla Savana di Queen's Park, Vaughan attraversa il palcoscenico. Ha estrapolato un'unica riga del romanzo e su di essa ha costruito un costume. “Il Sole Sorge e Inonda il Peccatore” è una metafora di abbacinante bellezza che strizza l'occhio a “Sinnerman” di Nina Simone. Come una versione sgargiante del dipinto del 2007 di Peter Doig “Uomo Vestito da Pipistrello”, Vaughan è bellissimo, raggiante eppure gloriosamente ambiguo mentre ci guarda dall'alto, una falena gigante tempestata di gioielli e occhi striati di rosso. Il sangue scorre più rapido.

Vaughan non procede al round successivo, ma i suoi compagni sì. Una vincerà il titolo di Regina del Carnevale, un altro si classifica secondo assoluto. Il segnale di una rinascita?

I moko jumbies hanno una lunga storia. La parola moko è stata collegata con tradizioni Orisha [it] in Nigeria, Togo, Benin, Guinea, e Senegal. Moko è una dea del fato e del sacrificio, mentre i jumbies, o fantasmi, sono forse da intendere come una variazione della regione di Trinidad. I moko jumbies hanno fatto la loro comparsa come personaggi popolari nel Carnevale di Trinidad del Novecento.

Ma mentre i moko rimuginano sulle loro tradizioni afro-occidentali, camminare su trampoli è oggi accessibile a tutti all'interno della società multiculturale di Trinidad. Si può perfino imparare a camminare su trampoli, con gruppi come #1000mokos che tengono lezioni regolari nello spazio di arte contemporanea Alice Yard a Woodbrook, Port of Spain.

Negli ultimi anni i designer hanno spinto l'arte dei moko jumbies al limite. Nel 2015, Stephanie Kanhai è diventata la prima a vincere il titolo di Regina del Carnevale con “Le Dolci Acque dell'Africa”  progettato da Vaughan. L'anno successivo, Peter Minshall ha fatto ritorno nello stupore generale alla competizione per il Re del Carnevale con “La Morte del Cigno: Ras Nijinsky in Pavlova”

La forza del design di Minshall era il modo in cui integrava i rigidi trampoli di legno parte della mas, trasformandoli nelle gambe di una ballerina en pointe fondendo le tradizioni africane ed europee in modo da sottolineare l'eccentricità del Carnevale.

La Regina del Carnevale 2019 di Trinidad e Tobago: Shynel Brizan che rappresenta “Mariella, Ombra della Coscienza” da “Il Palazzo del Pavone” di Moko Sõmõkow. Fotografia di Maria Nunes, usata con permesso.

Quest'anno ha vinto il titolo di Regina del Carnevale la regina del Pavone “Mariella, Ombra della Coscienza” interpretata da Shynel Brizan, diventata una sorta di Madonna dando fisicità al personaggio del romanzo. Al tempo stesso intraprendente, ma vulnerabile, uno spettro.

E accanto a lei cammina Teket “Salti” Sylvan, che si piazza secondo nella competizione per il Re del Carnevale con “Un Pavone Diventa la Finestra dell'Universo”, un caleidoscopio di blu, viola e oro coronato dal tocco finale di un mas di bei marinai: una finestra deformata a parabola per formare una strana corona. Durante le fase preliminari, il volto di Sylvan viene dipinto di bianco con un rosso acceso sulle labbra.

In questa santa processione c'è anche Russell Grant, in una moko che potrebbe essere Vigilanza, un altro personaggio indigeno del romanzo che fa da portinaio e osservatore. Quando il gruppo si mette in marcia nel lunedì e martedì di Carnevale, ci sono truppe fidate per dargli supporto a terra.

I moko jumbies forse guardano al passato, ma il fatto che questo gruppo trovi tanto spazio nel romanzo di Harris apre nuove possibilità. Una perfetta unione tra due mondi immaginari; una sorta di metaromanzo o travestimento artistico portato all'estremo. E a che bella processione assistiamo!

Gli interpreti balzano via dalla mente dell'autore e affollano le strade piene di gente, come Mosè che separa le acque.

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