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Con una decisione storica, una corte marziale del Libano decreta che l’omosessualità non è un crimine

Manifestanti reggono cartelli durante la Marcia delle Donne a Beirut, in Libano, il 10 marzo 2019. Foto di Beirut By Dyke. Usata con autorizzazione.

Il 30 marzo 2019, una corte marziale libanese ha decretato che l’omosessualità non è un reato [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] e ha rifiutato di perseguire quattro individui accusati di questo ‘crimine’. Questa decisione storica è il primo caso in cui una corte marziale rifiuta di considerare l’omosessualità un crimine, sebbene ci siano stati precedenti in alcuni tribunali civili.

Nonostante questa decisione, l’esercito ha comunque congedato i quattro individui coinvolti nel caso.

Nel codice penale libanese, l’articolo 534 ha permesso in passato la persecuzione legale degli omosessuali. Attivisti e avvocati che supportano i diritti LGBTQ+ hanno lavorato per abolire l’articolo.

L’articolo 534 punisce i “rapporti sessuali contro natura” con fino ad un anno di prigione. Siccome il concetto di omosessualità non è espresso esplicitamente, i giudici più progressisti hanno potuto interpretare la legge e riscattare chi è stato perseguito per atti come la sodomia.

Screenshot del post dell’Associazione degli Studiosi Musulmani prima che fosse rimosso. Il titolo del post è “La sodomia è un crimine”. Nel post, l’associazione chiede alla corte di riconsiderare il suo verdetto per dare giusta retribuzione ai quattro uomini.

Tuttavia, le autorità libanesi e molti leader religiosi non vedono di buon occhio queste decisioni e scelgono piuttosto di perseguitare ed ostracizzare la popolazione LGBTQ+ del Libano. Ad esempio, la Lega degli Studiosi Musulmani (Ulemas) in Libano ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook sostenendo che “La Sodomia è un Crimine”.

La stessa lega aveva minacciato di intervenire con delle proteste, se gli eventi del Beirut Pride 2017 avessero avuto luogo. Alla fine la manifestazione si è svolta in formato ridotto [it] ed è stata cancellata nel 2018, dopo aver ospitato appena qualche evento.

L’esercito ora progetta di portare il caso davanti ad una corte d’appello, in modo che i quattro individui coinvolti siano accusati del ‘crimine’.

Il primo precedente per una corte d’appello ha seguito il giudizio di una corte inferiore nel luglio 2018.

Un’altra corte d’appello, il 14 novembre 2018, ha a sua volta scagionato tre uomini [ar] sotto accusa per crimini legati all’omosessualità. In questa occasione uno degli individui, un siriano, era stato torturato durante l’arresto, fatto che il giudice ha sottolineato nel caso.

Legal Agenda, un’organizzazione non governativa libanese, ha evidenziato [ar]:

وفيما تضمن قرار المحكمة حيثيات هامة على صعيد حماية الفئات المهمشة، فإن أحد أعضائها (وهو القاضي ربيع معلوف) ارتأى الذهاب أبعد من ذلك، وذلك في المخالفة التي دوّنها في أسفله. وقد تميزت المخالفة في جانبين: الأول، التأكيد صراحة على عدم جواز تجريم المثليّة في لبنان، والثاني، التأكيد على وجوب إبطال إجراءات التحقيق في محاولة لمواءمة أصول المحاكمات الجزائية مع الحقوق الأساسية، لا سيما الحق بالخصوصية والحماية من التعذيب.

Per quanto riguarda la sentenza della corte sulle importanti implicazioni verso la protezione dei gruppi marginalizzati, uno dei suoi membri [il giudice Rabih Maalouf] ha deciso di andare oltre nella violazione menzionata più sotto.

L’offesa è caratterizzata in due modi: primo, intende confermare esplicitamente che criminalizzare l’omosessualità non è ammissibile; secondo, intende enfatizzare che i procedimenti investigativi dovrebbero essere annullati, così che le procedure penali possano coesistere con i diritti umani, in particolare con il diritto alla privacy ad alla protezione dalla tortura.

La lotta LGBTQ+ per la normalità continua

Gli ostacoli ad una vita normale per gli indivui LGBTQ+ in Libano non sono solo legali. Come riportato da Global Voices, le persone LGBTQ+ si trovano ad affrontare immense discriminazioni sociali e pratiche mediche socialmente obsolete come la cosiddetta terapia di conversione [it], considerata una forma di tortura dalla maggioranza degli esperti di salute sessuale.

Nonostante la natura discriminatoria di queste pratiche, la Lebanese Medical Association for Sexual Health (LebMASH) ha riportato nella sua terza conferenza annuale sulla salute [ar,en] nel marzo del 2019 che i medici libanesi continuano regolarmente a rifiutarsi di trattare persone LGBTQ+ [ar]:

حتى اليوم يوجد أطباء وممرضون ومعالجون نفسيّون يرفضون تقديم الخدمات الصحية والرعاية لمجتمع الميم معرضين أفراد هذا المجتمع للتمييز

Ancora oggi, ci sono dottori, infermiere e psicologi che si rifiutano di offrire assistenza medica e cure alle persone della comunità LGBTQ+, sottoponendoli di fatto a discriminazione.

Ha affermato inoltre che il 60% dei medici libanesi credono che l’omosessualità sia una malattia, in accordo con la mentalità che apparentemente domina nella società in genere. Secondo un sondaggio del 2015 condotto dal Gender and Sexuality Resource Center (GSRC) e dalla Arab Foundation for Freedoms and Equality (AFE): “il 64,6% ritiene che gli omosessuali non dovrebbero essere accettati all’interno della società e la maggioranza (75,9%) non è d’accordo con l’idea che sarebbe benefico per la società riconoscere l’omosessualità come normale, con più di metà (51,5%) fortemente convinta della propria opinione”.

Nonostante questi ostacoli, sono stati fatti dei progressi verso la parità legislativa e verso l’accettazione sociale. Come menzionato prima, alcuni giudici delle corti civili hanno preso decisioni simili in passato.

Inoltre, nel 2013, la Società Psichiatrica del Libano lo ha reso il primo Stato a denunciare la credenza che l’omosessualità sia un disturbo mentale. D’altra parte, Index on Censorship nel 2014 ha riportato: “In un Paese intriso di settarismo, le discussioni sull’omosessualità sono facilmente respinte in nome della religione, e gli omosessuali sono accusati di promuovere la dissolutezza”.

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