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Trinidad e Tobago dovrebbe autorizzare il rimpatrio delle famiglie dei militanti dell'ISIS?

Screenshot di un video caricato su YouTube da ABC News (Australia) e intitolato “Visita al campo siriano di al-Hawl, dove sono detenute migliaia di mogli dei militanti dello Stato Islamico”, che mostra le condizioni di vita di migliaia di donne e bambini all'interno del campo.

L'ISIS, una propaggine di al-Qaeda, che in passato controllava ampie zone dell'Iraq e della Siria con metodi brutali, oppressivi e violenti [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] ha perso il controllo di questi territori nel gennaio 2019. Da allora, le famiglie di molti militanti dell'ISIS non hanno più uno stato.

Circa 130 cittadini della nazione caraibica di Trinidad e Tobago hanno a suo tempo deciso di lasciare il loro paese per unirsi all'ISIS. Poiché si tratta del più alto numero pro capite di reclute del gruppo militante nell'emisfero occidentale, Trinidad e Tobago è diventata una delle protagoniste del dibattito sull'opportunità di rimpatriare o meno i familiari delle reclute dell'ISIS.

L'esodo di combattenti provenienti da questa piccola nazione caraibica è diminuito dopo che le forze siriane e americane hanno dichiarato di aver sconfitto l'ISIS. Molti dei militanti, soprattutto gli uomini, sono stati arrestatiuccisi, lasciandosi alle spalle mogli e figli. Queste famiglie oggi sono rifugiate e sostenute nei campi di detenzione in Siria e in particolare nel campo rifugiati di al-Hawl nel nord est della Siria.

Quando, durante l'udienza del Parlamento di Trinidad e Tobago dello scorso 2 luglio 2019, è stato chiesto al Senatore Mark Wade se il governo era disposto o meno a facilitare il ritorno delle famiglie dei militanti stranieri che si erano uniti all'ISIS, il Ministro della sicurezza nazionale, Stuart Young, ha risposto di non aver ancora ricevuto conferma del fatto che ci fossero cittadini di Trinidad e Tobago nel campo.

Il gruppo CMTT (Musulmani preoccupati di Trinidad e Tobago), che asserisce che ci sono almeno 40 bambini e 16 donne nel campo di al-Hawl che hanno legami con Trinidad e Tobago, ha chiesto al governo di fornire assistenza per il rimpatrio di questi cittadini. Tuttavia, il Ministro Young ha esplicitamente dichiarato che il paese seguirà i protocolli di sicurezza prima di prendere decisioni in merito al loro ritorno:

This al-Hol refugee camp houses persons who fled from ISIS war zones, and the first thing the government has to do is a verification exercise. The government has policies and procedures which we have implemented, including the use of Team Nightingale, which is a multi-agency task force comprising the Children's Authority, Counter Trafficking Unit, counter-terrorism units, TTPS, TT Defence Force, Immigration, persons from Ministry of National Security and other agencies [and] our intelligence services.

Il campo rifugiati di al-Hawl ospita persone che sono fuggite dalle zone di guerra dell'ISIS. Quindi, la prima cosa che il governo deve fare è condurre le dovute verifiche. Il governo ha implementato politiche e procedure, tra cui l'uso del Team Nightingale, che è una task force formata da più agenzie, tra cui membri dell'Ente per i minori, l'Unità contro la tratta di esseri umani, le unità anti terrorismo, TTPS, le Forze della difesa TT, l'Immigrazione, nonché da persone del Ministero della sicurezza nazionale, di altre agenzie e dai nostri servizi di intelligence.

Young non è stato in grado di dire quanto sarebbe durato il processo, ma alcuni membri della comunità musulmana locale hanno espresso preoccupazioni in merito alle condizioni delle donne e dei bambini, che vivono in condizioni inaccettabili nel campo. L'Imam Sheraz Ali di Trinidad e Tobago, recentemente intervistato in un programma televisivo, ritiene che si tratta di una crisi umanitaria ed ha affermato che molte donne e bambini si sono trasferiti in Siria contro la loro volontà.

In un rapporto del marzo 2019, The New York Times ha riferito che il campo in questione ospitava al momento 72.000 persone. Da recenti indagini di France 24 è emerso che da allora il numero di persone che vive nei campi e nelle aree circostanti è salito a 100.000 persone. Nel campo di al-Hawl vivono persone di tutto il mondo, di cui alcune si rifiutano di tornare a casa, mentre altre lo vogliono disperatamente.

Solo alcuni rapporti indicano che il numero di donne e bambini di Trinidad e Trobago non è noto. Tuttavia, agli inizi del 2019 una madre di Trinidad è stata finalmente riunita con i suoi giovani figli che erano stati rapiti dal padre e portati in Siria. La missione di salvataggio è stata organizzata da Clive Stafford Smith, un avvocato che si occupa di diritti umani, che ha successivamente criticato il governo di Trinidad e Tobago per il suo mancato supporto, benché il Ministero della sicurezza nazionale avesse dichiarato in un comunicato stampa che il governo aveva avuto un ruolo nell'operazione di salvataggio. Stafford Smith ha definito il comunicato stampa “un'idiozia oltraggiosa” affermando che il team speciale del governo, che aveva il compito di negoziare con i siriani si è rivelato “del tutto inefficiente”, e che non è stato di alcun aiuto alla madre che cercava i propri figli.

Benché molti cittadini abbiano accolto con gioia il ritorno dei ragazzi, altri sono scettici sull'opportunità di autorizzare il ritorno di altre persone, e soprattutto le donne, dal campo. Altri paesi, come la Francia, hanno deciso di rimpatriare solo i bambini e di effettuare ulteriori indagini sugli adulti prima di decidere se autorizzare o meno il loro rientro in patria:

Dovremmo schernire questi due giovani, probabilmente profondamente traumatizzati, a causa delle azioni dei loro padri? Non ha senso.

Alcuni membri della comunità musulmana locale continuano a presentare appelli. Tuttavia, finché non verrà determinato il numero ufficiale di persone da rimpatriare e verranno definite strategie appropriate, il futuro di tutte le donne e i bambini di Trinidad e Tobago rimane incerto.

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