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Lo Zimbabwe riuscirà a revocare il divieto sul commercio di avorio?

Foto di Pawan Sharma su Unsplash.

Lo Zimbabwe, insieme ad altre tre nazioni dell'Africa meridionale, ha presentato una proposta [en, come i link seguenti] per modificare la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di fauna e flora selvatica (CITES), per permettere il commercio di avorio. La proposta è stata dibattuta durante l’assemblea della Conferenza delle Parti (CoP) CITES, che si è svolta in Svizzera dal 17 al 28 agosto. Lo Zimbabwe ha minacciato che recederà da CITES se la proposta sarà rifiutata.

L'argomentazione della proposta è che l'Africa meridionale è ricca di elefanti, lo Zimbabwe ha infatti la seconda maggiore popolazione mondiale, e che altrove si autorizza la continuazione del commercio di avorio. Lo Zimbabwe, a corto di liquidità, ha anche una riserva di avorio confiscata ai bracconieri, stimata sui 300 milioni di dollari, soggetta al divieto di monetizzazione secondo la legislazione attuale. L’emendamento proposto mira ad autorizzare il commercio di avorio intagliato e di “avorio grezzo registrato”, compresi “i pezzi e le zanne intere”, salvo il rispetto di determinate condizioni. Include una disposizione che stabilisce che i proventi dal commercio dell'avorio dovranno essere “usati esclusivamente per la salvaguardia degli elefanti, la tutela delle comunità e lo sviluppo di programmi nell'ambito dell'habitat degli elefanti, o ad esso correlati.”

Globalmente non c'è un consenso sulla migliore soluzione per salvaguardare gli elefanti. È in corso anche un acceso dibattito politico sulla questione se lo scambio commerciale di avorio andrà a beneficio degli animali o no. Alcune nazioni e organizzazioni sono in favore di un “uso non a scopo di consumo”, mentre altre (compreso lo Zimbabwe) credono che gli animali selvatici dovrebbero pagare i costi per la propria salvaguardia.

Per comprendere il contesto, è importante esaminare l'attuale situazione degli elefanti conformemente a CITES e, inoltre, le soluzioni che sono attualmente valutate per salvaguardarli dai bracconieri e dall'estinzione.

Conformemente a CITES, gli elefanti africani sono elencati in due diverse appendici: Appendice I e Appendice II. Le specie elencate in Appendice I possono essere negoziate a livello internazionale, ma non per fini commerciali. Le specie in Appendice II non sono necessariamente considerate “a rischio” e possono essere scambiate per finalità commerciali, compresi gli animali sportivi e la caccia sportiva, ma sono monitorate per rilevare le variazioni nell'impatto del commercio sulla loro sopravvivenza. Entrambe le appendici proibiscono lo scambio commerciale di avorio.

In che modo la domanda di avorio è andata fuori controllo?

Appena alcuni decenni fa, più di un milione di elefanti vivevano nel continente africano. Oggigiorno, in seguito alla domanda di avorio, gli elefanti sono in via di estinzione; la popolazione odierna stimata è di circa 625.000 esemplari.

Per capire come siamo arrivati a questa situazione, dobbiamo riportare l'orologio indietro agli anni '70, quando la domanda di avorio è salita alle stelle. In risposta, CITES ha ufficialmente vietato il commercio di avorio nel 1989, ma nel 1990 e 2008 ha autorizzato la vendita una tantum delle riserve di avorio di proprietà dei governi delle nazioni in Appendice II ai partner commerciali designati, Giappone e Cina.

L'obiettivo dell'operazione era di inondare il mercato di avorio, nella speranza di ridurne la domanda, ma ha ottenuto l'effetto opposto, provocando un'intensificazione del bracconaggio di elefanti. Molto probabilmente questa nuova proposta, se accettata, farà lo stesso. Le nazioni dell'Africa meridionale, infatti, stanno già vivendo una crisi del bracconaggio e un aumento del commercio illegale.

Lo Zimbabwe può recedere da CITES?

Non c'è niente che impedisca allo Zimbabwe di recedere da CITES, qualora la proposta sia respinta. L'affermazione del governo, che lo farà, non è stata tuttavia ben recepita dagli ambientalisti, in particolare considerando le ragioni di fondo.

Mentre il Botswana è stato recentemente al centro di angosce correlate agli elefanti… cattive notizie arrivano anche dallo Zimbabwe. Vogliono vendere le loro riserve di avorio e permettere a CITES di farlo. È tremendo!

L'articolo XXIV di CITES prevede che ciascuna Parte possa recedere dalla convenzione, attraverso una procedura di denuncia. Nell'intera storia della Convenzione soltanto una nazione lo ha fatto, gli Emirati Arabi Uniti, che sono receduti nel 1988 e poi hanno siglato di nuovo l'accordo nel 1990.

Qualora lo Zimbabwe receda, potrebbe teoricamente vendere la sua riserva di avorio senza l'interferenza delle norme di CITES, ma dovrebbe affrontare gravi ostacoli. Lo Zimbabwe potrebbe, ad esempio, apprendere che i potenziali acquirenti hanno vietato lo scambio commerciale dell'avorio (come ha fatto la Cina nel 2017), oppure sono soggetti attraverso CITES a sospensioni che vietano lo scambio commerciale.

Inoltre, le dinamiche di potere soggette a CITES sono tali che le nazioni ricche e potenti possono punire quelle minori. Non sono comunque soltanto le nazioni occidentali a opporsi contro l'emendamento proposto dallo Zimbabwe. Anche la Coalizione africana per gli elefanti (AEC), un consorzio di 32 Stati africani guidato dal Kenya, è fortemente contraria.

Affinché la proposta sul commercio dell'avorio sia approvata, lo Zimbabwe avrebbe bisogno di un voto a maggioranza di due terzi durante l'assemblea di CoP18 di quest'anno. Le proposte sono già state respinte in passato, e si potrebbe ritenere che questa abbia ancora più probabilità di fallire, poiché il commercio illegale continua.

Zimparks DG, Fulton Manwanya implora di fare tutto il possibile per coinvolgere la comunità internazionale, al fine di bloccare un tentativo di abusare della procedura di CITES interferendo nella gestione sostenibile della fauna selvatica, in particolare gli elefanti, la cui popolazione è di 84.000 esemplari in Zimbabwe.

Appartenere a CITES significa che uno Stato rinuncia ai suoi diritti sovrani e diventa giuridicamente vincolato alle decisioni di CITES. Non è un segreto, tuttavia, che la salvaguardia è molto costosa. L'Autorità di gestione dei Parchi e della fauna selvatica dello Zimbabwe (Zimparks) non dispone di risorse finanziarie e non è finanziata dal governo. Una carenza di personale, in particolare le guardie forestali sul campo, rende la fauna selvatica estremamente vulnerabile al bracconaggio.

“Chiediamo a chi ci proibisce di vendere (avorio) di darci il denaro per gestire i nostri parchi,” ha detto Tinashe Farawo, il portavoce di Zimparks in una recente intervista con Agence France Presse. “CITES dovrebbe regolamentare il commercio delle specie di fauna minacciate, ma se non esiste più un commercio, non ha più nessuna utilità.”

L'argomentazione è che invece di proibire semplicemente allo Zimbabwe di vendere il suo avorio, si dovrebbe offrire una soluzione praticabile. Una soluzione potrebbe essere la creazione di un fondo specifico per assistere le nazioni povere nella gestione delle loro popolazioni di elefanti. In tal caso, le parti di CITES dovrebbero concordare come acquisire i fondi, stabilendo le misure per assicurare che le parti riceventi usino i fondi per la salvaguardia degli elefanti.

Un voto di sfiducia?

La questione è molto dibattuta online in Zimbabwe. Alcuni richiedono di approvare un voto di sfiducia contro CITES sulla base dell'inefficacia. Mentre la Convenzione è in applicazione dal 1975, i firmatari affermano che il commercio di animali selvatici è molto intenso al giorno d'oggi.

Voto di SFIDUCIA… Per troppo tempo… hanno agevolato i crimini della #Cina sulla #Natura .. #Petizione .. Agisci #CITES … Per favore firma RT … il messaggio di #Cop 18 deve essere forte e chiaro … > @CITES .. #ZimCommercioSpecieSelvatiche

Tuttavia, la gente deve comprendere anche come funzionano le Convenzioni internazionali e il lavoro legislativo internazionale. CITES è un accordo globale tra governi, e non un'organizzazione. Il suo campo di azione è molto limitato, circoscritto soltanto alla regolamentazione del commercio internazionale delle specie di flora e animali selvatici elencate, ma non protegge gli habitat. Uno non può deliberare un voto di sfiducia in CITES e sperare così che la Convenzione si sciolga, poiché il suo scioglimento è governato da un trattato.

Sotto CITES, l'Unione Europea (UE) esercita un peso notevole come blocco votante, con i suoi 27 Stati membri, e potrebbe essere davvero il fattore decisivo in qualunque proposta. Nelle precedenti assemblee CoP, la UE ha espresso l'opinione che si dovrebbe assumere una “posizione equilibrata” e che le nazioni dell'area interessata dovrebbero essere deferite, suggerendo di non essere assolutamente contraria al commercio dell'avorio, purché non faciliti il commercio illegale di animali selvatici.

Per quanto riguarda l'attuale proposta, comunque, la UE ha espresso con chiarezza la sua posizione, dichiarando in un recente comunicato stampa:

“On 8th June the Council of Environment Ministers agreed to support the transfer of the African elephant to Appendix I of CITES and called on the Commission to propose measures for an immediate import ban on ivory.”

“Il giorno 8 giugno 2019 il Consiglio dei Ministri dell'Ambiente ha concordato di sostenere il trasferimento dell'elefante africano ad Appendice I di Cities e ha invitato la Commissione a proporre provvedimenti per una proibizione immediata dell'importazione di avorio.”

Se la proposta sul commercio di avorio sarà accettata, o se lo Zimbabwe recederà da CITES in caso contrario, si vedrà quando l'assemblea CoP si concluderà il 28 agosto 2019. Comunque, al centro di tutto c'è la popolazione di elefanti in calo in Africa — per cui l'avorio è, letteralmente, una questione di vita e morte.

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