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Il governo indiano ha chiesto a Twitter di rimuovere i profili che ‘diffondono dicerie’ sul Kashmir

An Indian paramilitary soldier stands alert in Srinagar after administration imposed curfew in parts of Kashmir valley. Image published on May 25, 2019. Via Instagram account of Ieshan Wani. Used with permission.

Un paramilitare indiano di guardia a Srinagar dopo che l'amministrazione ha imposto il coprifuoco in alcune parti della valle del Kashmir. Immagine pubblicata il 5 maggio 2019. Dall'account su Instagram di Ieshan Wani. Usata previa autorizzazione.

Il 5 agosto, il governo dell'India guidato dal partito BJP ha revocato l'Articolo 370 della Costituzione indiana che concedeva lo status di autonomia speciale allo stato conteso Jammu e Kashmir [it] dividendolo in due territori federali – Jammu & Kashmir e Ladakh. Temendo disordini, proteste e opposizione, le autorità hanno messo agli arresti domiciliari centinaia [en,come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] di leader politici e i loro aiuti e sospeso l'accesso alle reti internet mobile e fissa.

Urgente: gravi interruzioni di internet registrate in #Srinagar, #Kashmir con accessi principali bloccati dall'India dalle 18.00 UTC, il blocco dell'informazione pone rischi immediati alla sicurezza e ai diritti degli individui; incidente in corso.

Con il blackout delle comunicazioni in Kashmir, i netizen al di fuori della regione hanno fatto ricorso a Twitter per condividere la notizia. Questo ha spinto il governo indiano a scagliarsi contro alcuni account di Twitter accusati di diffondere notizie false in relazione alla sua controversa mossa sul Kashmir.

Il 12 agosto, i media locali hanno riportato che il Ministro dell'Interno indiano ha chiesto a di ”sospendere” otto account per diffusione di ”disinformazione e voci con l'intento di disturbare la pace e la calma” nel Kashmir. Il governo ha accusato gli account di “essere coinvolti in una campagna anti India riguardo al Kashmir e all'Articolo 370” in violazione della legge sull'Information Technology, Sezione 69A che vieta contenuti ritenuti minacciosi per ”la sicurezza dello stato, la sovranità, integrità o difensa dell'India”.

Infatti, il governo indiano e i suoi sostenitori hanno denunciato che le poche informazioni che stanno emergendo circa la situazione in Kashmir sono ”false” o sono frutto di operazioni di propaganda dell'Agenzia di Spionaggio del Pakistan o del suo Esercito. L'India ha per lungo tempo accusato il Pakistan di aiutare i militanti a infiltrarsi in Kashmir per condurre attività sovversive. Il Pakistan ha risposto alla revoca dello status di regione indipendente al Kashmir con la sospensione dei commerci con l'India e il declassamento dei legami.

Per esempio, la copertura sul caso della BBC è stata messa in discussione dopo che il 9 agosto era stato riportato che la polizia aveva aperto il fuoco e usato gas lacrimogeni per dispendere i manifestanti a Soura, Srinagar. Il governo indiano ha affermato che la protesta non aveva mai avuto luogo e alcuni troll hanno allora usato Twitter per attaccare la BBC accusandola di diffondere ”fake news” (notizie false). Nel mentre, le Forze di polizia della riserva centrale (CRPF), la polizia di Jammu e Kashmir, e altre agenzie di sicurezza hanno avvertito gli utenti dei social indiani di non credere alle ”fake news” diffuse sui social media.

La lista degli account di Twitter presi di mira per la rimozione include gli account dell'attivista del Kashmir con sede a Islamabad, Madiha Shakil Khan (@Red4Kashmir), il giornalista pakistano, scrittore e presentatore televisivo Arshad Sharif (@arsched), la giornalista freelance britannica Mary Scully (@mscully94), e Voci del Kashmir (@kashmir787), che è uno degli account della piattaforma social con sede in Pakistan Our Voice Matter. In seguito alla revoca dell'Articolo 370 da parte dell'India, questi account hanno pubblicato post su Twitter per denunciare le politiche e le pratiche indiane in Kashmir ed esprimere supporto all'autonomia della regione. Twitter non è intervenuta contro questi account e al tempo della pubblicazione i quattro profili erano ancora accessibili dall'India.

Twitter mantiene una policy per “l'oscuramento di contenuti”, sotto la quale la compagnia può censurare specifici tweet o account solo all'interno di un paese, in risposta a ordini governativi che dimostrino che i tweet sono illegali secondo le leggi locali. Le autorità indiane hanno mandato una richiesta di rimozione a Twitter secondo questa policy. Secondo il Report sulla Trasparenza della compagnia, nella seconda metà del 2018, Twitter ha ricevuto 667 richieste di rimozione dalle autorità indiane che hanno riguardato 2228 account. La piattaforma ha soddisfatto il 2% di queste richieste.

Secondo dei rapporti della stampa, altri quattro profili Twitter presi di mira per la rimozione dal governo indiano erano @sageelaniii,@sadaf2k19, @RiazKha613 e @RiazKha723. Il profilo di @sageelaniii stava postando sotto il nome di  Syed Ali Geelani, un leader separatista del Kashmiri, sebbene sia stato riportato che quello non fosse il suo vero profilo. Gli account @sageelaniii e @sadaf2k19 sono stati sospesi da Twitter per violazioni delle regole della piattaforma, sebbene non sia chiaro quali siano queste regole. La ricerca del profilo @RiazKha613 non ha dato risultati, mentre la ricerca di @RiazKha723 ha mostrato che questo profilo ”non esiste”.

Contattato da Outlook India, un'agenzia di media, Twitter ha affermato di non voler commentare circa la cancellazione di profili individuali. Secondo quanto riferito dal portavoce di Twitter:

We do not comment on individual accounts for privacy and security reasons. Legal requests made to Twitter are published bi-annually in our Twitter Transparency Report.

Non commentiamo circa i singoli account per ragioni di sicurezza e privacy. Le richieste legali sono pubblicate ogni due anni sul nostro Rapporto sulla Trasparenza di Twitter.

Mentre l'accesso a internet e a rete cellulare rimane sospeso in Kashmir, i cittadini della regione in giro per il mondo e coloro che sostengono la loro lotta per l'autonomia, hanno continuato a rivolgersi a Twitter e altre piattaforme di social media per esprimere la loro solidarietà. Il governo indiano può richiedere a Twitter di censurare gli account che violano la legge, rimane però da vedere quanti effettivamente riuscirà a mettere a tacere.

”Ci sono ancora molte voci potenti che parlano su Twitter e FB contro il colonialismo indiano & l'occupatione & #StandingWithKashmir” (stiamo col Kashmir), ha scritto su Facebook Mary Scully, il cui profilo è tra gli otto account presi di mira per la rimozione.

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