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Emergenza COVID-19 in Italia: l'impegno di medici, infermieri, sanitari e la solidarietà civile per sconfiggere il virus

Coronavirus, dottoressa che culla l'Italia, immagine di Franco Rivolli

Immagine simbolica dell'illustratore Franco Rivolli, condivisa dall'Arma dei Carabinieri. Una dottoressa, in mascherina e con le ali dietro al camice, culla l'Italia febbricitante. Fonte: Artstation.

Un'immagine dell'illustratore Franco Rivolli, postata dall'Arma dei Carabinieri, è diventata virale sui social media italiani. Raffigura una dottoressa con mascherina che culla l'Italia, febbricitante e avvolta nel tricolore italiano. Le ali sulle spalle simboleggiano gli operatori sanitari come angeli custodi dei loro pazienti. L'idea è nata dal desiderio di ringraziare i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari, impegnati in prima linea nella lotta all'epidemia del nuovo coronavirus che sta mettendo in ginocchio il Paese.

La pandemia di COVID-19 del 2019-2020 [it, come tutti i link seguenti] ha raggiunto l'Italia nelle ultime settimane. Si tratta di una malattia respiratoria COVID-19 causata dal coronavirus SARS-CoV-2, che può evolversi in polmonite. Non è una semplice influenza che affligge solo gli anziani con patologie. Può evolversi in una polmonite interstiziale bilaterale. Come spiega il Ministero della Salute italiano, i sintomi più comuni sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono avere indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

Mappe e aggiornamenti sul COVID-19 in Italia e nel mondo

Il 30 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che questa epidemia rappresenta un’emergenza internazionale di salute pubblica. L’OMS in data 11 marzo 2020 ha dichiarato che il COVID-19 può essere definito pandemico. L’OMS pubblica ogni giorno un aggiornamento epidemiologico. Qui gli aggiornamenti: Situazione nel mondo e Situazione in Italia.

L’Università Johns Hopkins ha creato una mappa online della diffusione del COVID-19 che riporta gli aggiornamenti mondiali, aggiornati con i dati delle autorità sanitarie mondiali.

La regione e le città più colpite in Italia: il tragitto del virus in Lombardia, da Codogno alle province di Bergamo e Brescia

Fino al 20 marzo 2020, nel momento in cui scriviamo, nel mondo sono oltre 275 mila i casi di COVID-19, quasi 11.400 i morti e 88.256 le guarigioni.

I dati della Protezione civile italiana, aggiornati al 20 marzo 2020, ore 18, sulla progressione dell’epidemia da Coronavirus in Italia:

  • in un solo giorno, il 20 marzo 2020: 4.670 nuovi contagi, 627 morti e 689 guariti
  • in totale, attualmente: 47.021 contagi (di cui 37.860 positivi attuali), 4.032 morti e 5.129 guarigioni.
  • in totale, attualmente: 16.020 pazienti ricoverati in strutture ospedaliere con sintomi (di cui 2.655 in terapia intensiva), 19.185 persone in isolamento domiciliare in tutta Italia.
Esercito trasporta bare da Bergamo in altre regioni

Una trentina di camion dell'esercito trasportano 130 bare da Bergamo ai forni crematori in altre regioni. Fonte: Ansa.

Esattamente un mese fa, il 20 febbraio 2020, il primo caso registrato di COVID-19 in Italia: un ragazzo giovane, sano e sportivo di 38 anni di Codogno, in provincia di Pavia. Dopo il suo ricovero in terapia intensiva è stato effettuato il tampone, che l'ha identificato come il “paziente uno” in Lombardia. E, in seguito, gli altri casi positivi. Annalisa Malara, 38 anni, è l’anestesista dell’ospedale di Codogno che per prima ha diagnosticato il virus. Il “paziente zero” è purtroppo ignoto, anche perché il “paziente uno” non è mai stato in Cina. In un bar della cittadina sono probabilmente rimaste contagiate molte persone, residenti e non. La cittadina è stata quindi dichiarata zona rossa. Il virus ha poi colpito soprattutto la città e provincia di Bergamo (con 5.154 contagi fino al 20 marzo 2020) e la provincia di Brescia.

Il 13 marzo 2020, il giornalista David Carretta ha postato un video in cui sfoglia una pagina di necrologi, domenica 9 febbraio 2020 (prima della diffusione del virus) e poi dieci pagine di necrologi il 13 marzo 2020.

La provincia di Brescia è la seconda provincia più colpita dopo quella di Bergamo: 4.648 contagi fino al 20 marzo 2020.

L’impatto economico dell'epidemia di COVID-19 è enorme. Lombardia e Veneto sono infatti le regioni italiane con il maggiore Pil pro capite, sopra la media UE. L'assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera, ha annunciato un progetto che prevede la creazione di un ospedale con 500 letti di terapia intensiva per i malati di Coronavirus nella vecchia Fiera di Milano.

Ospedali al collasso, mancanza di posti letti e medici a rischio per gli scarsi dispositivi di protezione individuale

Gli infermieri hanno fatto un disperato appello alla popolazione, in cui affermano che sono allo stremo e non c'è più tempo. Tutti devono restare in casa per fermare l'epidemia. Ecco il toccante video:

Medici Senza Frontiere denuncia la mancanza di dispositivi di protezione:

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 1.700 operatori sanitari in Italia, pari all’8% dei casi totali di coronavirus nel paese, sono stati contagiati mentre assistevano giorno e notte il crescente numero di pazienti gravi, che richiedono degenze lunghe e cure specialistiche in terapia intensiva.

Industria dispositivi medici

In Italia il mercato delle imprese nel settore dei dispositivi medici è rivolto per il 66% verso il Servizio sanitario nazionale e rappresenta il 7,4% della spesa totale, che corrisponde a circa 190 euro pro-capite, valore inferiore alla media dei principali paesi europei. Fonte: Centro studi Confindustria.

E continua a specificare che:

In Italia, dove stiamo supportando quattro ospedali nel lodigiano, la carenza di dispositivi di protezione nonostante tutti gli sforzi delle autorità sanitarie è allarmante e lascia il personale medico in prima linea esposto al virus. […] Anche in ospedali europei di altissimo livello vediamo medici e infermieri sopraffatti, che accolgono fino a 80 ambulanze al giorno, mentre la drammatica carenza di dispositivi di protezione – per cui alcuni indossano la stessa mascherina per 12 ore – li pone ad alto rischio.

Il Coronavirus ha mietuto moltissime vittime anche fra i professionisti sanitari in prima linea:

Roberto Stella, 67 anni, medico di famiglia e presidente dell'Ordine dei medici di Varese, è stata la prima vittima sul lavoro. Contagiato dal Coronavirus al poliambulatorio di Busto Arsizio, è deceduto l'11 marzo 2020 dopo una settimana in terapia intensiva. Il primo medico donna positivo è Chiara Filipponi, 57 anni, anestesista di Portogruaro: già malata, ha contratto il virus in un altro ospedale.

Il 2 marzo è morto Ivo Cilesi, 62 anni, psicopedagogista e terapeuta, la sua situazione è precipitata in soli tre giorni. Il 14 marzo è morto Diego Bianco, 46 anni, operatore tecnico del 118, per una improvvisa crisi respiratoria, dopo 9 giorni dai primi sintomi. Il 17 marzo 2020 è deceduto Mario Giovita, 65 anni, il primo medico di famiglia contagiato dal Coronavirus, a Bergamo, dove i medici contagiati sono almeno 100. Il 18 marzo 2020 è morto Marcello Natali, 57 anni, segretario della Fimmg di Lodi, dopo il ricovero intubato in terapia intensiva per una grave polmonite bilaterale.

Il 19 marzo 2020, l'ANSA ha riportato:

Altri cinque medici sono deceduti […] sono ben le 13 vittime del tragico bilancio tra i camici bianchi. Le ultime vittime sono Luigi Ablondi, ex direttore generale dell'Ospedale di Crema, Giuseppe Finzi, medico ospedaliero di Cremona, e Antonino Buttafuoco, medico di base di Bergamo. Altri due medici sono morti a Como: Giuseppe Lanati, pneumologo, e Luigi Frusciante, medico di famiglia, entrambi in pensione ma operativi.

Nino Cartabelotta, ha scritto in un tweet riportato dal dott.Burioni:

I contagi tra medici, infermieri, carabinieri, polizia e altre persone in prima linea contro il coronavirus sono molti. L’INAIL dichiara: “Il contagio del personale sanitario è inquadrato come infortunio sul lavoro”.

Lorenzo Norsa, medico nell'unità di Epatologia e gastro-enerologia pediatrica e dei trapianti dell’ospedale di Bergamo, lavora adesso nel reparto Covid-19 e vede in videochiamata la moglie che, contagiata e in quarantena, ha appena partorito con un cesareo. Screenshot dal profilo Facebook di Loreno Norsa.

Hashtag e mobilitazioni civili: #iorestoacasa, #iorestoincorsia #ioescoperdonare e le donazioni per gli ospedali italiani con #sostieniunospedale

Il DPCM del 9 marzo 2020, denominato il Decreto “Io resto a casa” contiene disposizioni per tutto il territorio italiano, fino al 3 aprile 2020. Il divieto di spostamento è attivo in tutta Italia, se non per comprovate ragioni di salute, necessità o lavoro. Si deve compilare una autocertificazione con il motivo dello spostamento, dichiarando di non essere sottoposto a misure di quarantena. La polizia sta verifica tramite attività di controllo per il contenimento del virus.

Nella prima settimana di marzo le donazioni di sangue sono calate in media del 10% in tutta Italia e il pericolo è che la situazione peggiori. Una riduzione prolungata delle donazioni mette a rischio i 1800 pazienti che ogni giorno hanno bisogno di trasfusioni. Tramite l'hashstag #ioescoperdonare si vogliono sollecitare i cittadini a donare il sangue. Tutti gli italiani devono rispettare #iorestoacasa, per non vanificare lo sforzo del personale medico di tutta Italia, che ha pubblicato sotto l'hashtag #iorestoincorsia:

La foto fatta dell‘infermiera Alessia Bonari, è diventata virale, insieme al suo forte messaggio: “Io devo fare la mia parte, voi fate la vostra”.

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Sono i un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

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Per l'emergenza, il governo italiano ha stanziato 25 miliardi di euro con il Decreto Cura Italia, come dichiarato dal Premier Conte. Dopo il decreto dell'11 marzo 2020, il governo italiano ha attuato una manovra economica straordinaria, con sostegni economici e un'iniezione di liquidità per il sistema produttivo. Il pacchetto prevede un piano straordinario per l'emergenza sanitaria, inoltre l'aumento dei posti di terapia intensiva in Lombardia: accordi con cliniche private, due ospedali da campo militari, hotel requisiti per pazienti in isolamento, 400 assunzioni INAIL, compresi 100 dirigenti medici, 320 medici e infermieri militari, ferma di un anno per sanitari esercito, operatori sanitari dall'estero con procedure semplificate, bonus di 1.000 euro al personale sanitario per babysitter e surplus di stipendio al personale ospedaliero per gli straordinari.

Le raccolta fondi sui social sono in corso con l'hastag #sostieniunospedale. Roberto Burioni, medico, accademico e divulgatore scientifico italiano, aggiorna ogni giorno lo stato avanzamento lavori del nuovo reparto dell'Ospedale San Raffaele di Milano, realizzato grazie alla raccolta fondi iniziata dalla famosa influencer Chiara Ferragni e dal marito, il cantante Fedez, a cui sono seguite donazioni per oltre 4 milioni di euro dai loro follower da oltre 56 paesi nel mondo e da moltissimi altri personaggi famosi. Ha postato un video dei lavori in corso, quasi ultimati:

Nel sito Italia non-profit c'è “elenco di ospedali a cui donare direttamente e le campagne di raccolta fondi autorizzate dalle strutture sanitarie”. Fra i molti ospedali elencati, quelli in Lombardia: Ospedale San Raffaele di Milano, Ospedale Sacco di Milano, Policlinico Milano, Ospedali di Lodi e distretto lodigiano, Ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, Spedali Civili di Brescia. L'Ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo, fra i più colpiti dall'emergenza in Lombardia, spiega che i fondi raccolti verranno utilizzati per l'acquisto di: ventilatori, dispositivi di ventilazione non invasiva, monitoraggi emodinamici, cuffie, camici e occhiali monouso.

Infine, le Regioni più colpite come la Lombardia, il Veneto, l'Emilia Romagna e il Piemonte hanno ricevuto centinaia di donazioni, da pochi euro fino ad alcuni milioni, da impiegare per potenziare i reparti di terapia intensiva degli ospedali o per costruirne di nuovi, da moltissime aziende private italiane (settore alimentare, bancario, colossi della moda) fino alla donazione di Papa Francesco e di NBA internazionale.

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