chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

La COVID-19 ha accelerato la digitalizzazione, ma la Tunisia vi accederà?

Foto del centro di Tunisi di Eloida Ferreira, usata con permesso.

Vista da lontano, La Tunisia ha tutte le condizioni favorevoli per la digitalizzazione, incluso un accesso ad internet efficace e conveniente e una popolazione prevalentemente giovane e altamente connessa. Tuttavia, la nazione è ancora in ritardo nella digitalizzazione di tutti i suoi servizi, sia pubblici che privati, a causa di decenni di corruzione e inazione del governo.

Quando il COVID-19 ha colpito la Tunisia nel marzo del 2020, [fr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] il governo ha imposto una rigorosa quarantena, rivelando un'economia fragile, principalmente tradizionale. Ma è cresciuta rapidamente una raffica di innovazioni, che spaziano dalla telemedicina e il telelavoro all'intrattenimento e l'istruzione online. Il personale ha iniziato a lavorare da remoto e il governo ha iniziato ad utilizzare la tecnologia robotica e digitale.

In questo modo, in Tunisia, la COVID-19 ha accelerato la digitalizzazione come nessun governo precedente potesse mai riuscirci, guadagnando più slancio digitale in un solo mese di quanto non avesse fatto nei decenni precedenti.

Per Karim Koundi, presidente del Comitato Società misto Pubblico-Privato-Civile per la Digitalizzazione, la crisi pandemica ha portato all'equivalente di un momento di “caduta del Muro di Berlino” tra l'amministrazione e l'industria digitale tunisina.

La pandemia da COVID-19 può continuare a fungere da catalizzatore per accelerare l'economia e i servizi online?

Piani ambiziosi – in ritardo

La digitalizzazione, il processo di raccolta, archiviazione e condivisione di informazioni online consentono una maggiore trasparenza e politiche basate sull'evidenza, essenziali per un buon governo. 

Come ha sottolineato l'ex primo ministro Youssef Chahed nel 2019: “La digitalizzazione è l'arma migliore per combattere la corruzione”, facendo eco al consenso internazionale.

Nel 2018, il governo ha lanciato il Consiglio Strategico Nazionale per l'Economia Digitale (CNCEM) con un ambizioso schema “Digital Tunisia 2018” per creare un ecosistema digitale favorevole. Con un budget complessivo di 867 milioni di dollari statunitensi, il piano di digitalizzazione prevedeva la creazione di oltre 100.000 [en] posti di lavoro. Ma i piani per attuare sono stati lenti o totalmente in ritardo. “Digital Tunisia 2018″ è diventata “Digital Tunisia 2020“, prima di essere nuovamente rinviata al 2025.

A maggio, Mohamed Fadhel Kraiem, Ministro tunisino della Tecnologia, Comunicazione e Trasformazione Digitale, ha ammesso durante la quarantena che “quasi la metà dei progetti nel piano strategico ‘Digital Tunisia 2020′ non ha ancora visto la luce del giorno” e ha spostato il nuovo programma ad un nuovo “Digital Tunisia 2025“.

Una serie di battute d'arresto

La Tunisia è stata la prima a promuovere la tecnologia nella regione e l'obiettivo di digitalizzare la nazione è qualcosa di nuovo. I suoi piani di digitalizzazione risalgono al 1999, quando fu creata una commissione nazionale per l'e-commerce per supervisionare lo sviluppo del settore.

Nel 2005, la Tunisia ha ospitato il World Summit sulla Società dell'Informazione (WSIS [en]) che mirava a colmare il divario digitale globale che separa i paesi ricchi e quelli poveri. Ha portato all'adozione di progetti di legge pionieristici con il Tunis Commitment, l’Agenda della Tunisia per la Società dell'Informazione e la creazione dell'Internet Governance Forum [en].

Ma questi grandi annunci non sono stati seguiti da azioni concrete e i piani impiegarono anni per concretizzarsi. Nel 2012, venne costituita una task force pubblico-privata per rivitalizzare il settore e redigere una tabella di marcia per la digitalizzazione, ma questi piani continuano a bloccarsi, nonostante la moderna infrastruttura in fibra ottica della Tunisia.

Questa ritardata digitalizzazione è sintomo di una situazione di stallo politico in Tunisia, dove le autorità sono pioniere nell'adozione della legislazione lungimirante ma lottano per la loro attuazione. Le decisioni politiche prese al vertice spesso rimangono invisibili in loco, favorendo frustrazione e malcontenti. 

Nel 2011 [en], i giovani sono scesi in piazza per proteste che richiedevano appelli per riforme strutturali immediate, ma queste non sono state ascoltate e dopo quasi un decennio, la situazione rimane invariata per molti, e per alcuni anche peggio.

“Dalla rivoluzione abbiamo libertà, ma non dignità”, ha dichiarato Sofiene Jbeli, un giovane ingegnere informatico tunisina in un articolo di Le Point

La disoccupazione giovanile [en] è salita al 36% e anche la corruzione [en] è in aumento. L'economia è ancora alimentata da lavori ad alta intensità di manodopera, come l'agricoltura e l'industria, insieme ad una burocrazia gonfia che, nel 2018, ne ha impiegati quasi 200.000, pari al 46% del bilancio nazionale.

“La Tunisia è stata applaudita per la sua transizione pacifica e per non essere caduta in una guerra civile come i suoi vicini di regione”, ha dichiarato Mohamed Khalifa, un ingegnere tunisino in pensione che ha parlato con Global Voices [en]:

The dark side of the acclaimed consensus politics, between secular and Islamist, is that it has merely postponed rather than resolved deep-rooted issues. Donors’ money has flooded the push for institutional reforms that failed to materialize in the life of the population. It has rewarded the status-quo. Since then we are stagnating.

Il lato oscuro dell'acclamata politica del consenso, mezza secolare e islamista, è che ha semplicemente rinviato piuttosto che risolvere problemi profondamente radicati. Il denaro dei donatori ha inondato la spinta per le riforme istituzionali, che non si sono concretizzate nella vita della popolazione. Ha premiato lo status-quo. Da allora, stiamo ristagnando. 

La Tunisia paga un prezzo elevato per la sua stagnazione. Studi hanno stimato che la complessa burocrazia e la pesante regolamentazione della Tunisia sono costate alle imprese circa il 13% delle entrate e hanno incentivato la corruzione [en].

“Sfortunatamente, oggi esiste una forte resistenza ai cambiamenti digitali e alle riforme in generali provenienti da diversi circoli dell'amministrazione, dal mondo degli affari, dalle istituzioni statali e così via”, ha dichiarato Amine Ben Gamra, un esperto contabile in Tunisie Numerique. “L'obiettivo è quello di mantenere le loro posizioni, godere e beneficiare della corruzione, senza preoccuparsi delle ripercussioni negative sul paese”.

L'esodo giovanile porta alla fuga di cervelli

Alle porte dell'Europa, la Tunisia conta su una popolazione giovane e ben istruita. Ogni anno, oltre 12.000 ingegneri informatici emergono su una popolazione totale di 11 milioni di persone.

Ma in assenza di prospettive reali, i giovani laureati stanno lasciando la nazione. Ogni anno partono più di 3000 ingegneri dell'informazione. Sebbene gli stipendi a volte possano essere 2,5 volte più alti all'estero, il denaro non è l'unica ragione per la fuga di cervelli, come spiega in un articolo di Jeune Afrique, Nadhir, uno sviluppatore tunisino residente in Francia [en]:

If the departure of IT professionals is massive, it echoes the desire to leave that is widespread among young people. What motivates the departures is mainly disappointment and pessimism about the future.

Se la partenza dei professionisti dell'ingegneria dell'informazione è massiccia, fa eco al desiderio di andarsene che è molto diffuso tra i giovani. Ciò che motiva le partenze è principalmente la delusione e il pessimismo per il futuro. 

Nel frattempo, in Tunisia, oltre 12.000 posizioni dell'ingegneria dell'informazione rimangono vuote. Questo esodo di massa ha contribuito al rallentamento dello sviluppo economico e della digitalizzazione in patria.

Ma nel mezzo della crisi del COVID-19, i politici hanno velocemente sfruttato i rapidi guadagni e fatto nuove promesse.

Mohamed Fadhel Kraiem, Ministro delle Tecnologie della Comunicazione e della Trasformazione Digitale, ha promesso su Twitter:

Ma con poca fiducia nei politici [en] e una lunga storia di promesse non mantenute, i tunisini devono ancora essere convinti.

Ciò che è chiaro è che in assenza di una cura o di un vaccino, l'era del distanziamento sociale e delle restrizioni alla libertà probabilmente rimarrà. Così, ovunque vi è una crescente pressione sui governi, anche in Tunisia, per adattarsi al nuovo paradigma e creare un ambiente abilitante scaduto.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.