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Parte II – I blocchi stradali limitano l'accesso alle cure sanitarie per le donne durante il COVID-19 in Africa Orientale

Due donne passeggere di un taxi-motocicletta boda-boda in Uganda, 23 marzo 2010. Foto di Daryona tramite Wikimedia Commons CC BY 2.0.

Nota dell'editor: questa storia fa parte di una serie di due articoli sulle donne e l'assistenza sanitaria durante il COVID-19 in Africa Orientale. Leggi la Parte I qui [it].

In tutta l'Africa Orientale, le ostetriche [en, come i link seguenti, se non diversamente indicatoe altri operatori sanitari qualificati forniscono assistenza in sicurezza alle donne incinte durante il parto, al fine di ridurre il rischio di mortalità materna e infantile.

Tuttavia, le misure per contrastare il COVID-19, come il divieto di spostamento e il coprifuoco serale, hanno creato barriere fisiche potenzialmente pericolose tra le donne incinte e gli operatori sanitari durante il parto.

L'attuale pandemia di COVID-19 presenta una minaccia reale e continua al libero accesso all’assistenza sanitaria materna completa.

Durante la pandemia, molte donne incinte non sono riuscite ad accedere alle strutture sanitarie in tempo per il parto, o non ci sono arrivate affatto. Sotto il coprifuoco serale, gli operatori dei trasporti non hanno potuto o voluto trasportare le donne incinte in fase di travaglio alle strutture sanitarie per paura di essere perseguiti dagli agenti di sicurezza.

A metà aprile 2020, in Kenya, circa un mese dopo l'attuazione delle misure per contrastare il COVID-19, almeno cinque donne e tre neonati sono morti durante o subito dopo il parto.

Tre donne incinte sono morte nella contea di Makueni a causa di difficoltà nell'accedere alle strutture sanitarie pubbliche nelle ore del coprifuoco. Una di queste tre donne è stata respinta in piena notte da due ostetriche locali e da un autista di boda-boda (“taxi-motocicletta”), che si è rifiutato di condurre lei e il marito in ospedale per paura di alterchi con la polizia per aver infranto il coprifuoco.

La madre di sei bambini a Makueni è morta il giorno seguente in ospedale mentre aspettava una trasfusione di sangue. Il timore di subire molestie da parte della polizia tra i conducenti di boda-boda deriva in parte da alcuni recenti incidenti di violenza contro gli operatori di trasporto.

A febbraio 2020, in Kenya, un poliziotto ha sparato alla testa a un autista di boda-boda dopo che questo aveva trasportato di corsa un bambino in ospedale, che era quasi affogato. A marzo 2020, un conducente di boda-boda è stato picchiato alla testa da alcuni agenti di polizia mentre tornava a casa dopo aver trasportato una donna incinta in ospedale.

La rete televisiva Kenya Television Network ha denunciato che i tassi di mortalità neonatale sono aumentati per la paura di “infrangere il coprifuoco”:

La mortalità neonatale è elevata a Kisumu, poiché le madri hanno paura di violare il coprifuoco e dei test per il COVID-19

In Uganda, almeno 11 donne incinte sono morte a causa di ritardi nell'accesso alle strutture sanitarie durante il travaglio.

Ciò è accaduto in seguito al divieto di trasporto emesso dal governo e al coprifuoco per limitare i movimenti solo alle persone munite di autorizzazione. Sebbene le donne incinte siano state successivamente esentate da tale divieto, le difficoltà per accedere alle strutture sanitarie sono continuate, a causa delle limitazioni per usufruire dei servizi di ambulanza o di ogni altra forma di trasporto pubblico durante le ore del coprifuoco.

Lo Zimbabwe si è trovato nella stessa situazione. Gli infermieri hanno riportato una riduzione nel numero di donne incinte che si sono recate nelle strutture sanitarie per il parto o altri servizi di maternità. Le donne in gravidanza hanno anche condiviso le proprie difficoltà per accedere ai trasporti pubblici a causa del lockdown nazionale in corso, oltre ai timori di incappare nella brutalità della polizia.

Durante il COVID-19, i governi devono riesaminare, istituire e attuare delle misure per garantire che le donne e le ragazze incinte possano accedere a strutture sanitarie ben attrezzate e con personale qualificato.

Obblighi degli Stati secondo la legge internazionale per i diritti umani

Nell'ambito degli strumenti della legge internazionale per i diritti umani, inclusi la Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli e il Protocollo Maputo, ratificati da 43 dei 55 stati africani per proteggere e promuovere i diritti delle donne in Africa, gli Stati devono sviluppare e attuare delle misure per assicurare l'accesso fisico a strutture, beni e servizi sanitari.

Essenzialmente, tali misure dovrebbero essere adoperate per ridurre il numero di azioni intraprese da una persona, in questo caso una donna incinta, per accedere alle cure sanitarie. Ciò include un obbligo di adottare misure speciali e particolareggiate per garantire l'accessibilità fisica ai gruppi vulnerabili ed emarginati, come le persone con disabilità, le popolazioni provenienti da contesti socioeconomici più poveri e le persone che vivono in aree rurali e remote.

Dovrebbero anche essere avviate misure speciali per garantire l'accesso fisico all'assistenza sanitaria durante le emergenze, come i conflitti o una pandemia.  

Una donna passeggera a bordo di un taxi-motocicletta boda-boda in Uganda, 23 marzo 2010. Foto di Daryona tramite Wikimedia Commons CC BY 2.0.

“Ruote per la vita”

L'accesso ai servizi di ambulanza resta inadeguato in molti stati africani, ma alcune autorità hanno senza dubbio adottato delle misure per assicurare l'accesso al trasporto per raggiungere le strutture sanitarie durante la pandemia.

Wheels for Life (“ruote per la vita”), un'iniziativa tra il Ministero della Salute del governo keniota, l'AMREF e Bolt, è un buon esempio di un accordo tra settore pubblico e privato per garantire che le donne in travaglio possano accedere gratuitamente al trasporto in taxi dalle loro abitazioni alle strutture sanitarie, chiamando il numero verde gratuito 1196. 

Questo servizio taxi è operativo durante l’orario del coprifuoco, tutti i giorni in Kenya dalle 21:00 alle 04:00, modificato il 6 giugno dalle 19:00 alle 05:00. Tuttavia, questa iniziativa è disponibile solo per gli abitanti della capitale Nairobi ed esclude le donne incinte che vivono in altre aree del Kenya, soprattutto quelle nelle zone rurali. Inoltre, questi tassisti potrebbero operare solo in quartieri benestanti, visto il diffuso senso di paura e insicurezza nelle aree a basso reddito.

Per essere più inclusive, le autorità potrebbero allearsi con compagnie di taxi o tassisti autonomi rispettabili, inclusi i taxi boda-boda, al fine di operare in tutto il Kenya, con un'attenzione particolare alle aree rurali, dove i veicoli a motore spesso faticano a raggiungere abitazioni remote a causa dell'insufficienza di strade.

Ciò vale anche per molti insediamenti a basso reddito situati in aree urbane e periurbane, dove i veicoli più grandi non possono muoversi tra vicoli e viuzze.

Gli autisti di boda-boda affidabili, tuttavia, possono muoversi facilmente tra strade strette o coperte da vegetazione in località difficili da raggiungere per soccorrere le persone in stato di necessità.

Gli operatori di trasporto selezionati per collaborare con i governi dovrebbero avere una buona conoscenza delle aree dove opereranno e devono essere membri noti della comunità, così come strutture di sicurezza locali, in grado di permettere un'entrata e un'uscita sicure dalle cosiddette aree “non sicure”.

Ciò che conta è che tutte le misure di trasporto adottate dai governi, incluse tutte le misure speciali, dovrebbero sempre dare la priorità alla sicurezza e all'incolumità delle donne incinte durante il viaggio per raggiungere le strutture sanitarie.

È probabile che ci sia un aumento dei tassi di mortalità materna durante la pandemia in corso, simile all’incremento di mortalità materna e neonatale notato durante la pandemia di Ebola in Africa Occidentale nel periodo 2014-2016.

Pertanto, i governi dell'Africa Orientale devono adottare tutte le misure necessarie a proteggere le donne incinte prima, durante e dopo il parto. Tali misure contribuiranno anche a ridurre la mortalità infantile durante e dopo il parto. 


Lydia Muthiani e Nelly Warega sono avvocatesse dei diritti umani e vivono e lavorano in Kenya. Sono specializzate nel progresso dei diritti di donne e ragazze e fanno parte dell'Utu Wetu, un collettivo di esperti di diritti umani che lavora in particolare per i diritti delle donne.

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