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Nizar Banat: l'Autorità Palestinese uccide la voce della verità

Immagine tratta da un video pubblicato su Twitter che mostra migliaia di persone accorse al funerale di Nizar per chiedere la “caduta del regime.”

All'alba di giovedì 24 giugno, 25 membri [ar, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] della Sicurezza Preventiva dell'Autorità Palestinese hanno fatto irruzione nella casa di Nizar Banat, nella città di Hebron. Hanno rotto la porta di casa, lo hanno aggredito nel sonno, lo hanno picchiato, gli hanno spruzzato spray al peperoncino e lo hanno trascinato nudo nel suo ufficio. Ore dopo, hanno annunciato la sua morte.

I palestinesi, che ancora resistono ai trasferimenti e alla pulizia etnica a Sheikh Jarrah, Silwan e Beita, si sono svegliati con la tragedia di aver perso una delle voci più critiche delle politiche dell'Autorità Palestinese, questa volta per mano della sicurezza palestinese.

Nizar, 43 anni, è diventato famoso per i suoi video su Facebook nei quali critica la corruzione dell'Autorità Palestinese. Aveva intenzione di partecipare alle elezioni legislative che sono state annullate quest'anno. Era noto per le sue dichiarazioni taglienti contro funzionari del movimento Fatah e contro l'Autorità Palestinese. Quest'ultima è stata criticata per la sua gestione della COVID-19 e la sua posizione riguardo quanto accaduto nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan, e per l'aggressione contro Gaza.

Giorni prima della sua morte, Nizar aveva pubblicato un video in cui criticava l'accordo sui vaccini scaduti che era stato quasi concluso tra l’Autorità Palestinese e Israele. L'accordo è stato annullato dopo la diffusione della notizia, che ha generato critiche diffuse a livello locale e internazionale.

Dopo l'attacco delle forze di sicurezza nei suoi confronti, Nizar – come se presentisse la sua imminente morte – ha pubblicato quello che sembrava un biglietto d'addio sulla sua pagina Facebook:

Quindi, questa è la fine. La fine di una parola e di una presunta libertà. Li lascio sdraiato a terra, coperto dal cielo, addormentato, fuggendo in cerca di una casa per la mia parola e la mia libertà, di un punto d'appoggio per stabilire la libertà della sacra opinione palestinese.
Non so cosa abbia causato il suo odio. Mi hanno aggredito e picchiato prima che potessi contarli. Con una palo di ferro, tre bombolette di spray al peperoncino, centinaia di colpi con manganelli e calci di fucile (palestinesi).
Li lascio, soddisfatto di me stesso.
Li lascio, e non ho rubato nemmeno un centesimo.
Li lascio, e non ho venduto nemmeno un metro agli ebrei.
Li lascio, e la mia libertà con me è completa e non è diminuita.
Alla fine, non so chi abbia preso la decisione di uccidermi, ma mi rivolgo al giudice della terra e del cielo. Non so per quale video mi hanno ucciso. Il video sui vaccini, o il video sull'omicidio degli attivisti che mi hanno preceduto, o per la tua corruzione dilagante … e i tuoi affari sono numerosi…
Ti lascio, e nelle tue mani ci sono tutte le ragioni del mio omicidio, che ha assassinato la mia voce, la mia ambizione e la mia opinione. Se il mio corpo ti lascia, non lasciare che la mia voce muoia.
Che oggi sia l'inizio di Nizar Banat, non la fine.
E possa Dio essere testimone che ogni parola che ho detto era perché i miei figli vivessero con dignità.

Una volta diffusa la notizia del suo omicidio, i social media sono stati inondati di critiche sull'incidente e in diverse città palestinesi sono state avanzate richieste di manifestazioni.

La gente ha ripetutamente cantato il nome di Nizar in Palestina, a sud di Nablus, nel villaggio di Beita, mentre resistevano ai trasferimenti e agli sfratti.

A Umm al-Fahm, la popolazione ha organizzato una preghiera per l'anima di Nizar, evidenziando l'unità del sangue palestinese e accusando l'Autorità Palestinese di clientelismo e di essere l'altro lato dell'occupazione.

Il giornalista Ali Obeidat ha chiesto su Facebook quale impatto questo crimine – di un palestinese ucciso da un altro palestinese – avrebbe sulla solidarietà globale che la causa palestinese ha ottenuto negli ultimi mesi.

Come faranno a convincere decine di migliaia di sostenitori della causa palestinese, che hanno protestato e sono stati in prima linea in difesa della nostra causa a Gerusalemme, Beita e Beit Dajan, che il gas che ferì gli occhi della gente a Ramallah è stato lanciato da un palestinese, che i bastoni che colpiscono le teste e le spalle della gente sono palestinesi, e che un palestinese è la causa del sangue versato da un altro palestinese?
E di fronte a tutto ciò, come faranno a capire che la voce libera di Nizar Banat è stata messa a tacere per sempre da mani palestinesi?
L'autorità insiste nel distruggere tutto ciò che viene costruito dal popolo!!!

Poche ore dopo l'incidente, il primo ministro palestinese ha ordinato la formazione di un comitato investigativo per indagare sull'omicidio di Nizar, cosa che ha provocato una diffusa condanna tra gli attivisti palestinesi, che lo hanno definito un altro “strumento di omicidio.”

Il “comitato investigativo” è un altro strumento di omicidio, così come i manganelli, i calci delle pistole e i silenziatori. Non parlare di un comitato investigativo. Afferra un manganello e colpisci la testa dell'avversario dell'Autorità Palestinese. Spaccagli la testa e uccidilo. Nel sistema, è possibile scambiarsi di ruolo con chiunque altro. Lui schiaccia la testa, tu indaghi, o viceversa.

La giornalista Majdoleen Hassouna, amica di Nizar Banat, ha guidato la manifestazione di Ramallah. In un tweet, Majduline ha detto che i suoi “nervi hanno ceduto” e che ha gridato agli uomini della sicurezza palestinese che la vittima era un loro fratello e non uno dei loro nemici. “Uno mi ha insultato, mentre l'altro guardava in basso per la vergogna”, ha twittato.

Il lavoro del compianto fumettista Naji Al-Ali [it] è stato ampiamente ricordato sui social media, e l'opera più importante è stata quella raffigurante un cittadino palestinese che scrive le sue ultime volontà dopo aver pubblicato un articolo sulla democrazia [en]:

Che la Palestina venga liberata dalla vasta e corrotta occupazione dell'Autorità Palestinese.

Anche Basil al-Araj [en], che si è guadagnato il soprannome di “L'intellettuale scioccante” per il modo in cui le forze israeliane lo hanno perseguitato e ucciso nel 2017, è stato presente nelle pubblicazioni sulla morte di Nizar. Entrambi sono visti come vittime dell'oppressione dell'Autorità Palestinese, per aver parlato contro la corruzione e gli ostacoli che presumibilmente crea per il popolo che tenta di liberarsi dall'occupazione israeliana.

Naji Al-Ali, Basil Al-Araj, Ahmed Jarrar, Abu Al-Ezz Halawa, Fares Halawa, Al-Zabour, Nizar Banat. Ricordate i nomi dei martiri del nostro paese, contro i quali ha cospirato “l'unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese”. Ricordateli bene, e serbate rancore, è il minimo che possiamo fare.

La rabbia che inizialmente era rivolta contro Israele ha preso due direzioni dopo l'omicidio di Nizar, di fronte a quelle che molti palestinesi ritengono essere due occupazioni. Israele sta rubando la sua terra e spostando a forza il suo popolo, e l'Autorità Palestinese sta lavorando a stretto contatto con gli israeliani in materia di sicurezza, consegna le persone e abbandona le aree prese d'assalto dalle forze israeliane, come nel caso di Jenin, due settimane fa.

Ali Mawasy ha scritto su Facebook:

Le proteste in Cisgiordania contro l'Autorità Palestinese sono proteste contro l'occupazione. È solo un piano dello stesso edificio. Negarlo non fa che rafforzarlo. L'occupazione aveva creato l'Autorità Palestinese per liberarsi dalla questione del diritto al ritorno dei rifugiati, e la sua sopravvivenza significa la perpetuazione dell'apartheid, che si traduce in povertà, privazioni e distruzione.

Manifestazioni si sono svolte per giorni, nonostante le crescenti critiche e gli appelli affinché l'Autorità Palestinese e il movimento Fatah smettano di inviare i loro cosiddetti “mercenari” per reprimere i manifestanti, portando a scontri in diverse aree della Cisgiordania, che è sotto il controllo dell'Autorità Palestinese.

Questa morte ha anche scatenato un dibattito sui concetti di resistenza e patriottismo.

C'è un “patriottismo” che considera chiunque sia nato in Palestina come un compagno di lotta, quindi [coloro che mantengono questo concetto di patriottismo] sono scandalizzati da eventi come quelli di oggi. D'altra parte, c'è un “patriottismo” che considera che l'unione nella lotta sia determinata dall'atteggiamento nei confronti dell'ingiustizia, dell'oppressione, dell'appropriazione indebita e dell'autoritarismo. Pertanto, il mio rapporto con l'altro è determinato dalla sua posizione morale di fronte all'ingiustizia e non dalle sue caratteristiche preesistenti.

La morte di Nizar ha unificato il popolo palestinese di fronte all'ingiustizia e alla tirannia, sia sotto forma di occupazione che di complicità da parte del Governo.

Si sono riuniti, hanno sostenuto che [la terra] appartiene a loro e che ne sono i padroni.

In quanto a lei [la terra], li maledice con ogni atomo di polvere e con ogni energia che scorre nella sua aria.

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