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Come è andata il Vietnam in materia di diritti umani nel 2021?

Questo articolo [en – come link successivi] è stato inizialmente pubblicato su “The 88 Project”, un sito di notizie indipendente che tratta il Vietnam, e una versione modificata viene ripubblicata su Global Voices come parte di un accordo di condivisione dei contenuti.

Mentre le persone in tutto il mondo celebrano il giorno in cui la  Dichiarazione Universale dei diritti umani è stata adottata nel 1948, vorremmo ricordare al mondo che i diritti umani rimangono un ideale illusorio e una lotta senza fine in Vietnam. Per dirla tutta, il quadro dei diritti umani in Vietnam nel 2021 è scuro e deprimente.

Dei 30 arresti di quest'anno, ci sono stati diversi casi di alto profilo. Per esempio, a gennaio, i tribunali hanno emesso alcune delle sentenze più dure di sempre contro diversi giornalisti indipendenti: Pham Chi Dung, 55 anni, ex reporter di Voice of America e fondatore dell'Associazione dei giornalisti indipendenti del Vietnam (IJAVN), è stato condannato a 15 anni di prigione; il collega di Dung, Nguyen Tuong Thuy, 69 anni, membro di Radio Free Asia Vietnamese Service, ha avuto una condanna a 11 anni; Le Huu Minh Tuan, 32 anni, altro membro dell'IJAVN, ha ricevuto 11 anni. Tutti e tre gli uomini sono stati accusati del reato generico di “propaganda anti-statale” ai sensi del vago articolo 117, precedentemente noto come articolo 88.

L'anno della pandemia ha anche visto un'impennata delle attività online mentre il governo imponeva quarantene e chiusure nel suo tardivo e futile sforzo di contenere il virus. Mentre il numero di casi e di morti di COVID aumentava, la paura e la frustrazione attanagliavano la società. Le difficoltà economiche e di altro tipo cominciarono a farsi sentire; i cittadini divennero più espliciti nel criticare la cattiva gestione della malattia da parte del governo. Come previsto, le autorità hanno risposto con un giro di vite sulla comunicazione online. Le leggi sulla sicurezza informatica, promulgate lo scorso anno, hanno dato alla polizia informatica più strumenti per monitorare e perseguire gli utenti online attraverso il suo esercito di teppisti informatici, noto come Forza 47, che è stato spesso utilizzato per segnalare in massa contro alcuni account di Facebook per farli sospendere o bloccare. Almeno 13 utenti di Facebook sono stati arrestati.

A peggiorare le cose, le fake news sono diventate ancora una volta un problema enorme, poiché il governo non è riuscito a fornire al pubblico informazioni tempestive e accurate attraverso le sue vaste reti di media statali. False informazioni sul virus e rimedi scientificamente non provati hanno inondato i canali YouTube vietnamiti e le pagine Facebook, mentre la gente aspettava con ansia l'arrivo inspiegabilmente tardivo dei vaccini. Anche i sentimenti anti-cinesi hanno giocato un ruolo nel dissuadere molti dal farsi somministrare i vaccini cinesi. Secondo il Centro Anti-Fake News del Ministero della Comunicazione e dell'Informazione, entro luglio 2021, almeno 38 utenti sono stati multati per “diffusione di disinformazione” su Facebook; la maggior parte erano legati al COVID. Tuttavia, la legislazione attuale non distingue chiaramente tra fatti e opinioni personali, lasciando l'interpretazione alle forze dell'ordine locali.

Alcuni giornalisti e blogger hanno cercato di contrastare questa tendenza negativa pubblicando notizie e informazioni reali. In tutto, almeno 10 giornalisti e blogger sono stati arrestati durante quest'anno, ma non tutti sono indipendenti. Un gruppo Facebook, in particolare, chiamato Báo Sạch (Notizie Pulite), è stato creato da un redattore di una testata statale. La pagina è diventata popolare con il suo stile di notizie dure e controllate. Sfortunatamente, il gruppo ha anche commesso l'errore di denunciare la corruzione dei funzionari governativi e, di conseguenza, è diventato vittima dell'articolo 117. Cinque uomini associati con Clean News (Notizie Pulite), incluso il fondatore Truong Chau Huu Danh, sono stati accusati e condannati a un totale di 14,5 anni dietro le sbarre. Inoltre, è stato loro vietato di lavorare per lo stato per altri tre anni dopo il loro rilascio.

I giornalisti indipendenti non sono stati le uniche vittime del governo monopartitico del Vietnam. Anche le persone che hanno cercato di candidarsi per un seggio indipendente all'Assemblea nazionale sono finite nei guai, anche se secondo le leggi vietnamite, sono autorizzate a farlo. Le Trong Hung ha annunciato la sua candidatura il 14 marzo ed è stato arrestato due settimane dopo, apparentemente per aver diffuso “propaganda anti-statale”. Le accuse riguardavano articoli che aveva scritto chiedendo un processo elettorale più in linea con le leggi vietnamite e internazionali. Mentre era in carcere, la richiesta di Hung di far distribuire ai suoi carcerieri copie della Costituzione vietnamita è stata ripetutamente negata.

Un mese prima, Tran Quoc Khanh era stato arrestato subito dopo aver dichiarato la sua candidatura indipendente per un seggio all'Assemblea Nazionale. Khanh è stato infine accusato di “produzione, raccolta, distribuzione di materiale contro lo stato”, che in altri paesi potrebbe essere semplicemente chiamata campagna elettorale. A ottobre, Khanh è stato condannato a sei anni e sei mesi dietro le sbarre. Complessivamente, quattro candidati indipendenti sono stati arrestati quest'anno. Le Trong Hung è ancora in attesa del processo. Sua moglie, che è cieca, non ha ancora potuto visitare il marito.

Analogamente, sono passati più di 400 giorni dall'arresto dell'importante giornalista e attivista Pham Doan Trang, ma la sua famiglia non ha ancora avuto il permesso di vederla nonostante le numerose richieste. La vicenda di Trang è iniziata il 6 ottobre dello scorso anno. In quella che sembrava essere una provocazione ben indirizzata alla comunità internazionale dei diritti umani, la polizia ha preso in custodia il premiato attivista poche ore dopo la conclusione del Dialogo sui diritti umani USA-Vietnam del 2020.

Da parte sua, Trang sembrava averlo previsto. Non molto tempo prima del suo arresto, aveva scritto una lettera accorata e aveva incaricato i suoi amici fidati di pubblicarla se lo Stato fosse venuto a prenderla. Trang è stata tenuta in isolamento in detenzione preventiva per più di un anno senza possibilità di un avvocato – una chiara violazione della legge vietnamita e delle convenzioni internazionali. Al momento in cui scriviamo, suo fratello sta ancora aspettando una risposta dal tribunale per quanto riguarda l'ultima richiesta della famiglia di vederla o parlarle.

Il non rispetto del Vietnam per i suoi obblighi internazionali è stato anche in piena evidenza nell'imprigionamento di una famiglia di Duong Noi nel Vietnam del Nord. Can Thi Theu e i suoi figli, Trinh Ba PhuongTrinh Ba Tu, sono attivisti dei diritti della terra. Hanno cercato di aiutare gli abitanti del villaggio di Dong Tam a raccontare la loro versione dei fatti dopo che il comune ha subito un'imboscata da migliaia di poliziotti nel cuore della notte nel gennaio del 2020. Il raid mortale ha portato all'uccisione in stile esecuzione dell'anziano del villaggio, Le Dinh Kinh, e alla morte misteriosa di tre ufficiali.

Diciannove abitanti del villaggio sono stati poi arrestati e processati. Due sono attualmente nel braccio della morte per presunto omicidio, che non è mai stato provato in tribunale. Molti altri stanno scontando lunghe pene detentive dopo un rapido processo che gli osservatori internazionali hanno definito una farsa, poiché non sono stati chiamati testimoni della difesa. Nei mesi successivi all'attacco e ai processi, Theu e i suoi due figli hanno lavorato per portare alla luce la vera storia. Hanno visitato le famiglie delle vittime e pubblicato video di interviste, e così facendo sono diventati una spina nel fianco delle autorità che volevano semplicemente che la storia sparisse. Infine, il 24 giugno 2020, tutti e tre sono stati arrestati insieme a Nguyen Thi Tam, e messi in detenzione preventiva dove nessuno poteva parlare con loro.

Un'altra tendenza allarmante del 2021 è stato l’arresto di attivisti non tradizionali che consideriamo leader della comunità e che non si impegnano necessariamente nelle attività tipiche che abbiamo visto in passato. Ad esempio, Nguyen Thuy Hanh ha fondato il Fondo 50K, i cui beneficiari sono principalmente mogli e figli di prigionieri politici, che nella maggior parte dei casi erano i principali sostentatori. È stata arrestata ad aprile per “propaganda antistatale.” Dang Dinh Bach gestisce una no-profit sullo sviluppo sostenibile ed era interessato ad usare l'accordo di libero scambio Europa-Vietnam come strumento per far rispettare al governo vietnamita i suoi obblighi internazionali. È stato accusato di “evasione fiscale.” Mai Phan Loi è caporedattore della rivista di legge più importante del paese, Phap Luat, così come il fondatore di una no-profit chiamata Center for Media in Educating Community. Anche lui è stato accusato di “evasione fiscale”.

Infine, vorremmo far conoscere la situazione della comunità Khmer-Krom, un popolo indigeno che vive da millenni nelle zone sud-occidentali dell'attuale Vietnam. Nel giugno di quest'anno, le autorità della provincia di Tra Vinh hanno confiscato centinaia di copie di documenti delle Nazioni Unite sul Patto Internazionale sui diritti civili e politici, la Dichiarazione Universale dei diritti umani e la Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni. La polizia ha anche trattenuto il leader della loro comunità, Thach Rine, per interrogarlo. Il 14 ottobre, Thach Rine è stato arrestato e accusato di “diffamazione” per i post sulla sua pagina Facebook che avrebbero preso in giro Ho Chi Minh. Anche se non è ancora chiaro quale sia la vera ragione del governo, si tratta comunque di una tendenza preoccupante, data la lunga storia di lotta per l'autonomia del popolo Khmer-Krom e la loro richiesta di diritti fondamentali, come il diritto di insegnare la loro lingua nelle scuole.

Mentre il 2021 volge al termine, chiediamo che la comunità internazionale dei diritti umani rimanga vigile e continui a lavorare con i rispettivi governi per chiedere che il Vietnam rispetti i suoi obblighi internazionali e che i diritti umani rimangano una componente di tutti i trattati e accordi commerciali.

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