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Brasile: la sanatoria per gli immigrati illegali suscita speranze e controversie

14th São Paulo's Immigrant Festival, in June 2009. Photo by Rita Barreto, published with permission.

14. Festa degli immigrati a São Paulo, giugno 2009. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto.

Il Brasile è stato storicamente un punto di arrivo per persone di svariate nazionalità [in], un’apertura che ha ha conferito al Paese un carattere variegato e multiculturale tale da renderlo un vero e proprio melting pot. Mentre in passato l’immigrazione era una soluzione promossa dal governo per popolare i vasti territori del gigante sud-americano, negli ultimi anni il fenomeno ha riguardato immigrati, prevalentemente illegali, provenienti dai Paesi confinanti, soprattutto Paraguay, Perù e sempre più spesso Bolivia, emigrati in Brasile per ragioni economiche e politiche. Anche dalla Cina proviene un flusso consistente di persone alla ricerca di opportunità lavorative.

Si ritiene che solo dalla Bolivia arrivino ogni mese in Brasile tra i 1.200 e 1.500 immigrati in cerca di lavoro che vanno a infoltire le schiere dei lavoratori illegali. Si stima che nell’area metropolitana di São Paulo vivano 200.000 boliviani, la maggior parte senza documenti. Situazione però prossima a cambiare. Il Presidente Lula da Silva ha varato [in] una nuova amnistia per gli immigrati, che consentirà agli stranieri irregolari di richiedere un permesso di residenza temporaneo e alla fine di ottenere lo status legale in Brasile. La norma riguarda gli immigrati arrivati prima del 1 febbraio 2009 – entrati illegalmente nel Paese o rimastivi una volta scaduto il visto – che otterranno il diritto alla libertà di movimento e al lavoro, oltre all'accesso a servizi sanitari pubblici, educazione e strutture legali.

Secondo il Ministero di Giustizia, quasi 50.000 le persone potranno beneficiare della legge, ma le organizzazioni internazionali stimano che gli immigrati eligibili siano 200.000. Anche se solo un quarto dovessero trarne beneficio, si tratterà comunque della più grande sanatoria mai realizzata in Brasile. La speranza è che possa cambiare le sorti di chi ad esempio viene sfruttato nei laboratori tessili (sweatshop) [in] – una cruda realtà di São Paulo.

Immigrati andini a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Thiago Macedo, aprile 2009

Immigrati andini a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Thiago Macedo, aprile 2009.

L’obiettivo ultimo è ottenere clemenza e comprensione per gli immigrati brasiliani illegalmente residenti all’estero: secondo il Ministero di Giustizia i brasiliani che lasciano il Paese sono assai più numerosi delle migliaia che vi arrivano. Durante il recente convegno del G8 in Italia, il Presidente Lula, che sta anche facendo una campagna per il miglioramento e l’“umanizzazione” dello statuto sull’immigrazione del 1980, ha criticato le nazioni ricche per il duro atteggiamento assunto contro gli immigrati illegali e ha fatto appello alla solidarietà internazionale. Riuscirà il Brasile a far capire agli altri Paesi la necessità di trattare meglio gli immigrati? Ariel Pontes [pt] ritiene che il Brasile stia insegnando qualcosa al mondo:

Enquanto Estados Unidos criam leis e muro entre seu território e do México para impedir estrangeiros de entrar em seu país e Israel isola comunidade palestina, presidente Lula dá ao mundo demonstração de que é possível vivermos em tempos modernos a multicultura.

Mentre gli Stati Uniti approvano leggi e tirano su muri tra il proprio territorio e il Messico per impedire agli stranieri di entrare nel Paese e Israele isola le comunità palestinesi, il Presidente Lula dimostra al mondo che oggi si può vivere nella multiculturalità.

Fernando Branquinho [pt] elabora ulteriormente la questione:

Em época de crise, onde as oportunidades de trabalho e negócios minguam, a mesquinhez humana aguça preconceitos numa “ética de bote salva-vidas”, onde a regra é: eu me salvo, você, não! É o caldo cultural onde os fascismos prosperam, e a história nos mostra que o ápice da direita como ideologia aconteceu após a 1a grande guerra, reforçado pela crise do capitalismo de 1929. Hoje na Europa o tema que tem elegido direitistas a cada urna aberta é a restrição a estrangeiros. A França tem cotas de expulsão mensais. A Itália incentiva a deduragem de estrangeiros com a aprovação de uma nova lei que criminaliza a imigração ilegal.

No Brasil, temos uma elite tão retrógrada quanto a que deu o golpe agora em Honduras, e que se manifesta no cotidiano espumando seu ódio ao “iletrado” presidente Lula, às cotas das políticas de afirmação racial e às transferências governamentais como o bolsa-família, Prouni, etc. E temos um governo que, apesar do grande defeito de não ter avançado mais nas conquistas sociais e de ter sucumbido aos defeitos da política tradicional, acaba de sancionar a anistia a cerca de 50 mil imigrantes ilegais que se encontravam no país até fevereiro de 2009, humanizando o problema migratório. Na contra-mão da discriminação, o Brasil se mostra como país acolhedor de imigrantes, dando exemplo ao mundo.

Nei periodi di crisi, quando scemano opportunità d’impiego e d'affari, la meschinità umana acuisce i pregiudizi in una specie di “etica da scialuppa di salvataggio” dove vige la regola: Io mi salvo, tu no! È il brodo culturale dove prospera il fascismo, la storia ci mostra come l’ideologia della destra abbia raggiunto l'apice dopo la prima guerra mondiale, rafforzata dalla crisi del capitalismo nel 1929. Oggi in Europa la questione che porta la gente a votare per i politici di destra a ogni elezione è quella sulla restrizione dell'immigrazione. La Francia ha delle quote mensili di espulsione. L’Italia incoraggia la denuncia degli stranieri con l’approvazione di una legge che criminalizza l’immigrazione illegale [it].

In Brasile, abbiamo un'elite retrograda come quella che recentemente ha realizzato il colpo di Stato in Honduras e che nella vita di tutti i giorni si preoccupa di fomentare odio contro l'”illetterato” Presidente Lula, controle quote delle politiche per l’affermazione razziale [in] e i benefici statali come il sussidio familiare [in], il Prouni [Programma Università per Tutti], ecc. E il nostro governo, nonostante il grande difetto di non aver ottenuto un maggiore sviluppo sociale ed essersi piegato ai difetti della politica tradizionale, ha appena firmato una sanatoria per quasi 50.000 immigrati illegali entrati nel Paese prima del febbraio 2009, umanizzando così il problema dell’immigrazione. Invece di discriminare gli immigrati, il Brasile gli accoglie, fornendo un esempio a tutti i Paesi del mondo.

14.a Festa degli immigrati a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto, giugno 2009.

14.a Festa degli immigrati a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto, giugno 2009.

Vitor Vieira [pt] reagisce invece con sarcasmo alla notizia di un’altra amnistia, sottolineando come già in passato in Brasile ci siano state delle sanatorie, sia nel 1988 che nel 1998, con l'ultima che ha riguardato quasi 60.000 persone:

Estrangeiros de todas as latitudes, podem vir para o Brasil e podem ficar clandestinamente aqui, porque em poucos anos será feita outra lei legalizando todo mundo. O Brasil é a mãe do mundo. Membros da Yakuza, podem entrar à vontade. Membros da máfia russa, podem chegar.

Stranieri da tutte le latitudini possono venire in Brasile e rimanervi illegalmente poiché dopo un paio d'anni verrà fatta un'altra legge che li legalizzerà tutti. Il Brasile è la madre del mondo. Membri della Yakuza [it], potete venire quando volete. Membri della mafia russa, siete i benvenuti.

Anche Maria B [pt] non è contenta:

Que país de mierda.Enquanto a Itália torna crime a imigração ilegal, Lula, o bom transforma o Brasil na casa da Mãe Joana.Estou sendo polida.

Até hoje Lula só prestigiou o que não presta.Vamos aguardar o dia que vai privilegiar o que presta…sentados, por favor

Che Paese di merda. Mentre l’Italia criminalizza l’immigrazione, Lula, il buono, trasforma il Brasile in un bordello. Per parlare educatamente.
Finora Lula ha dato prestigio solo agli inutili. Aspettiamo il giorno in cui darà priorità alle persone utili….. ma non terremo il fiato sospeso.

Leonardo Sakamoto [pt], blogger che segue da vicino i fenomeni dell’immigrazione e della schiavitù dei nostri giorni, concorda sul fatto che la legge sia un buon passo nella giusta direzione, ma sottolinea come sia ben lontana dal risolvere il problema:

A notícia é ótima, mas os problemas para os imigrantes ilegais não serão resolvidos de um dia para noite. Primeiro, porque o valor não é tão baixo em se tratando de famílias pobres com muitos membros: por exemplo, cinco pessoas terão que desembolsar R$ 490,00 – o que não é pouca coisa para quem já não ganha quase nada. Além disso, para obter o registro definitivo, o estrangeiro terá que, entre outras coisas, comprovar que está trabalhando. Considerando que muitos estão na informalidade – como uma parte considerável do resto da população brasileira – quais serão os documentos exigidos? Contracheque fantasma de oficina de costura ilegal?

É um primeiro passo, mas o ideal seria atingir algo mais profundo, que mude também a forma como vemos a América do Sul e como a “Sudamerica” nos vê.

Os preços baixos de roupas em ruas de comércio paulistanas como a José Paulino ou a Oriente, que tanto atraem os consumidores do varejo e do atacado, muitas vezes são obtidos através da redução dos custos no processo de produção. A maior parte dos funcionários utilizados na confecção dessas roupas é composta por imigrantes latino-americanos em situação ilegal no Brasil. Bolivianos, paraguaios, peruanos, chilenos formam um verdadeiro exército de mão-de-obra barata e abundante em São Paulo. Saem de seus países de origem em busca de uma vida melhor em solo brasileiro, fugindo da miséria. Das comunidades latino-americanas na capital paulista, os bolivianos destacam-se por constituir a mais numerosa. Além disso, encontram-se nas situações mais graves de exploração e degradação do trabalho humano.

È un’ottima notizia, ma non risolverà i problemi degli immigrati illegali da un giorno all’altro. Innanzitutto perché l’importo da pagare per la regolarizzazione non è indifferente per le persone povere con famiglie numerose, cinque persone ad esempio dovranno pagare R$ 490.00 (circa 254 dollari Usa), non poco per chi già non guadagna granché. Oltretutto, per ottenere il permesso di residenza permanente, gli stranieri devono, tra le altre cose, dimostrare che stanno lavorando. Considerando il fatto che molti di loro lavorano illegalmente – come d’altronde gran parte della popolazione brasiliana – quali saranno i documenti richiesti? Buste paga fantasma di laboratori tessili illegali?
È un primo passo, ma si dovrebbe aspirare a ottenere qualcosa di più profondo, che possa cambiare anche il modo in cui noi vediamo l’America del Sud e quello con cui il “Sudamerica” vede noi.

I prezzi bassi dei capi d'abbigliamento venduti nelle strade di São Paulo come José Paulino o Oriente, che attraggono acquirenti al dettaglio e all’ingrosso, sono spesso possibili grazie alla riduzione dei costi di produzione. La maggior parte della manodopera impiegata per la produzione di questi vestiti è composta da immigrati latinoamericani che si trovano in Brasile illegalmente. Boliviani, paraguayani, peruviani, cileni formano un vero e proprio esercito di manodopera a basso costo a São Paulo. Lasciano i loro Paesi di origine per fuggire dalla povertà e alla ricerca di una vita migliore in terra brasiliana. La comunità latinoamericana più numerosa a São Paulo è quella boliviana. Sono anche i lavoratori che si trovano nelle peggiori situazioni di sfruttamento e degrado.

Il blogger prosegue spiegando come molti di questi laboratori operino illegalmente in seminterrati nascosti, senza aria fresca né luce del sole per non suscitare sospetti. Il rumore dei macchinari è soffocato da musica boliviana a tutto volume e i “dipendenti” sono chiusi a chiave, rivolti verso le pareti senza potersi vedere o parlare, per impedire proteste e richieste per migliori condizioni lavorative. Essendo clandestini, guadagnano salari bassissimi e vivono con la paura costante di perdere il lavoro, in alcuni casi i datori di lavoro ne sequestrano addirittura i documenti d'identità, senza lasciare loro alcuna altra scelta. Al termine di questo lungo, lucido e completo post, Sakamoto [pt] si domanda: “Dopotutto, cosa vuol dire essere davvero un brasiliano?”

A história de nosso país é uma história de migrações, de acolher gente de todos os cantos do mundo (não tão bem, é claro – São Paulo, por exemplo, é a maior cidade nordestina fora do Nordeste e, ao mesmo tempo, ostentamos um preconceito raivoso e irracional). Mas não faz sentido que viremos às costas aos que vêm de fora e adotam o Brasil, mesmo que a contragosto. Eles são tão brasileiros quanto eu e você, trabalham pelo desenvolvimento do país, mas normalmente passam invisíveis aos olhos da administração pública e do resto de nós.

La storia del nostro Paese è una storia d’immigrazione, di accoglienza verso gente di ogni angolo del pianeta (non sempre funziona bene, naturalmente – a São Paulo, ad esempio, nonostante sia la città dove vive il maggior numero di persone provenienti dal Nordest brasiliano, esistono pregiudizi odiosi e irrazionali nei loro confronti). Ma non ha senso voltare le spalle a chi viene dall’estero e si stabilisce nel Paese, a volte anche contro la propria volontà. Sono brasiliani come noi, che lavorano per lo sviluppo del Paese, sebbene siano di solito invisibili agli occhi dell’amministrazione pubblica e al resto di noi.
Centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile. Foto di emersonik, pubblicata con Licenza Creative Commons.

Centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile. Foto di emersonik, pubblicata con Licenza Creative Commons.

Gli immigrati che otterranno il permesso di residenza avranno tutti i diritti dei cittadini brasiliani, fatta eccezione per il diritto di voto e la possibilità di arruolarsi nell’esercito. La richiesta per la residenza temporanea deve essere presentata entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge e le domande vanno indirizzate al Ministero della Giustizia.

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