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Nigeria: nonostante i proventi petroliferi, permane lo stato di carestia

Questo post fa parte dello speciale sull'insicurezza alimentare [en, come tutti gli altri link, eccetto ove diversamente indicato], realizzato da Global Voices in collaborazione con il Pulitzer Center. Le idee espresse sono attinte dai servizi multimediali ripresi dal Pulitzer Gateway to Food Insecurity e dalle discussioni dei blogger di tutto il mondo. Condividi qui la tue notizie sul tema dell'insicurezza alimentare.

Mentre la fuoriuscita di petrolio dal pozzo della BP nel Golfo del Messico e le sue conseguenze continuano a fare notizia, l'eco della catastrofe ha portato un po’ di attenzione mediatica globale sui problemi connessi alla questione petrolifera di un altro paese: la Nigeria.

Il Paese più popoloso dell'Africa, la Nigeria, è tra i 10 maggiori esportatori a livello globale e il più grande produttore di petrolio del continente africano. Da quando negli anni 70 sono stati scoperti i giacimenti petroliferi al largo delle coste nigeriane, l'oro nero è diventato una delle principali fonti di ricchezza del Paese. Il solo petrolio costituisce il 90 per cento delle esportazioni del Paese e oltre l'80 per cento delle entrate pubbliche.

Niger Delta Oil Disaster

Disastro petrolifero sul Delta del Niger. Foto della Lega Gioventù Socialista della Norvegia su Flickr (CC-BY-ND)

Eppure, per la maggioranza della popolazione nigeriana, questi proventi petroliferi non sono stati accompagnati dalla prosperità economica e nemmeno dalla sicurezza alimentare. All'inizio di quest'anno, nel nord della Nigeria, la popolazione si è preparata ad affrontare la prevista carestia alimentare dovuta alle gravi carenze idriche, al crollo dei prezzi del bestiame e all'aumento del prezzo del grano. Il nigeriano Joachim Ibeziako Ezeji, professionista dello sviluppo sostenibile, ha fatto un'analisi nel suo blog illustrando le ragioni di queste carenze alimentari.

“La Nigeria, nazione a vocazione agraria, ha abbandonato l'agricoltura nei primi anni 80 quando il governo ha deciso di rifocalizzare l'economia sull'industria petrolifera … Purtroppo, la maggior parte delle entrate prodotte dalla vendita del greggio vengono sottratte dai politici e dalla loro cricca. Oggi, di conseguenza, secondo il Ministero dell'Agricoltura, sono 91 milioni i nigeriani – il 65 per cento della popolazione del Paese – che soffrono di insicurezza alimentare”.

Prima del boom petrolifero, la Nigeria poteva contare su un comparto agricolo solido; nel corso degli anni, però, le sue grandi fattorie e le piantagioni sono state trascurate. Il giornalista David Hecht ha scritto una serie di articoli – [con il contributo] del Pulitzer Center on Crisis Reporting – sulla crisi alimentare nigeriana. Secondo le sue ricerche circa il 90 per cento della produzione agricola nigeriana attuale proviene da piccole aziende inefficienti, in cui la maggior parte dei contadini ha un accesso limitato – quando non del tutto assente – alle moderne tecnologie, come i fertilizzanti e l'irrigazione. Di conseguenza, la Nigeria è diventata uno dei maggiori importatori al mondo di alimenti di prima necessità, e in particolare di riso e grano. Eppure, nonostante le importazioni, più di un quarto dei nigeriani di età inferiore ai 5 anni soffre di malnutrizione.

L'industria petrolifera nazionale, localizzata principalmente nel Delta del Niger, è diventata anche fonte di conflitti, corruzione e violazioni dei diritti umani. Un rapporto di Amnesty International pubblicato lo scorso anno ne ha esaminato le conseguenze, valutando anche l'impatto ambientale.

L’ esplosione della Deepwater Horizon [it] all'inizio di quest'anno ha richiamato l'attenzione anche sui danni ambientali provocati dalle fuoriuscite di petrolio, comprese quelle nel Delta del Niger. Alcuni media riportano che ogni anno fuoriesce nel Delta del Niger una quantità di greggio maggiore a quello finora disperso nel Golfo del Messico. L’ inquinamento causato dalle fuoriuscite di petrolio danneggia gravemente le comunità locali poiché, diminuendo le risorse ittiche del delta, si riducono i terreni coltivabili e l'acqua è sempre più contaminata.

Un post sul blog Niger Delta Unrest racconta di una protesta dello scorso anno contro l'indifferenza dimostrata dalla Shell [it] e dal governo nigeriano a seguito di una fuoriuscita di grandi dimensioni. I cittadini della comunità del Bodo colpiti dal disastro ambientale hanno illustrato le loro rivendicazioni:

“Hanno raccontato nel dettaglio come nella comunità si siano diffuse sia la fame che la sete: tutti i pesci sono morti, l'acqua è stata contaminata, l'accesso alle piccole baie bloccato, il sottosuolo inquinato e le colture avvelenate. Una donna ci ha mostrato il magro cesto di manioca col quale avrebbe dovuto sfamare l'intera famiglia per una settimana. Era sufficente per una sola persona. Un'altra donna si è fatta coraggio e ha dichiarato che il suo primogenito di otto anni è morto di fame … un importante membro del Consiglio dei Giovani, lo stesso che ci ha fatto da interprete, ha raccontato delle sue frustrazioni e di come il controllo gli sia sfuggito dalle mani. Ha confessato che in città stava diventando impossibile tenere i giovani sotto controllo, e si è detto certo che alcuni avrebbero finito per darsi alla militanza e alla lotta armata. “Un uomo affamato è un uomo arrabbiato”, ha concluso.

Randal Maurice Jelks, che scrive dagli Stati Uniti su The Black Bottom Blog, elenca i motivi per cui i nigeriani e i cittadini della costa della Louisiana avrebbero molto in comune, più di quanto si potrebbe pensare:

“Per anni, lo Stato della Louisiana ha imposto alle compagnie petrolifere regolamenti molto permissivi – una strizzatina d'occhio e un cenno di assenso, piuttosto che leggi ferree. Di conseguenza, sono stati i molti afro-americani che vivono nella regione del Golfo, esattamente come accade al popolo Ogoni della Nigeria, l'etnia maggiormente colpita da quello che viene chiamato il Cancer Alley. Gli inquinanti chimici derivanti dalla produzione di petrolio hanno avvelenato per anni sia le loro terre che gli organismi viventi, e proprio come per gli Ogoni, anche qui la gente povera e di colore è stata ignorata. Il governo dello stato della Louisiana, come quello nigeriano, ha lasciato alle compagnie petrolifere carta bianca nella gestione dei loro affari.”

L'analisi del quotidiano nigeriano Vanguard di Peter Osadalor afferma che la Banca Mondiale ha coniato il termine “Paradosso Nigeriano” specificamente per descrivere il sottosviluppo e la povertà estrema di un Paese ricco di risorse e potenzialità. I blogger hanno proposto diverse soluzioni a questo paradosso, da una regolamentazione più severa nei confronti delle società petrolifere a una migliore leadership per ridurre la dipendenza dall'importazione di colture.

Nella sua serie di articoli, Hecht sostiene che nonostante la Nigeria debba affrontare una grave sfida per la sicurezza alimentare, se la sua ricchezza petrolifera fosse investita in maniera più saggia il Paese avrebbe a disposizione terreno fertile sufficente a sfamare l'intera nazione e gran parte della regione. Afolabi Taiwo Okunola, in un post presentato per un concorso di giovani saggisti sul blog Youngstars's Foundation, giunge ad una conclusione simile, e sostiene che la soluzione sia rifocalizzare l'economia sull’ agricoltura:

“Se il governo nigeriano iniziasse ad occuparsi dello sviluppo dell'agricoltura, molti dei problemi come l'inadeguato apporto alimentare e le spese elevate per la fornitura delle derrate diventerebbero questioni obsolete. Il livello di disoccupazione tra i laureati nigeriani si ridurrebbe gradualmente, poiché molti laureati troverebbero impieghi ben retribuiti. In tale ottica, aumenterebbe la quantità di prodotti agricoli in circolazione grazie all'uso dell'agricoltura meccanizzata e gli utili dell'esportazione nigeriana aumenterebbero… La lotta per il potere da parte di politici avidi, attraverso il saccheggio del bilancio nazionale, si ridurrebbe sensibilmente, dato che molte persone si renderebbero conto che il petrolio non è più l'unica fonte di guadagno e che l'agricoltura è un settore decisamente molto importante come fonte di reddito. Di conseguenza, nel Paese verrebbe meno quella malvagia lotta per il potere, fatta di uccisioni e distruzione indiscriminata di vite e di proprietà. In poco tempo la Nigeria diventerebbe il bastione da cui gli altri Paesi dovranno imparare.”

Si ringrazia Eremipagamo Amabebe per l'aiuto fornito nel reperire i blog nigeriani

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