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Guinea-Bissau: la dittatura del consenso e la tentazione della denuncia

António Aly Silva - Ditadura do Consenso

“Sono nato un 15 di novembre di molti anni fa ad Aldeida Formosa (l’attuale Quebo), nel sud del Paese. Sono giornalista professionista dal 1997, oltre che pittore. E grazie a Dio, sono ateo!”

António Aly Silva è il volto più noto e più attivo della blogosfera in Guinea-Bissau. Dal 2004 cura il blog Ditadura do Consenso [pt, come gli altri link se non diversamente indicato] dove, dopo una pausa nel 2007 in cui ha messo da parte il giornalismo partecipativo per dedicarsi a tela e pennelli, scrive regolarmente dal 2008. Aly conosce a fondo la Rete e spiega che ormai “non aspetta il momento giusto per scrivere sul blog. Quando succede qualcosa, Ditadura do Consenso, trova conferma della notizia con una o due fonti, e rilancia la notizia. Semplice e diretto. Ed efficace”.

Spesso citato da altri blog, Aly riconosce che “in guerra attacchi e vieni attaccato”, e ammette che di solito la gente scrive di lui cose così deprimenti da farlo ridere. Ciononostante, ritiene di aver “dato più di quanto abbia preso”, sempre promuovendo il concetto per cui “la dignità di un individuo può essere attaccata, devastata, ridicolizzata duramente, ma non può essere rimossa, a meno che costui non si arrenda”.

Vediamo di capire cosa significa essere un blogger sovversivo in Guinea-Bissau.

Global Voices Online: il blog Ditadura do Consenso è chiaramente uno strumento di protesta. Cosa vuole combattere? Quanto è efficace o rischioso l’approccio scelto?

António Aly Silva: scherzo quando dico che il mio blog è un’arma di distruzione di massa! E anche che Internet è “peggio dei comunisti”… La verità è che il mio blog esiste per protestare contro tutto ciò che si muove – se non si muove bene… Il titolo mi è venuto così, credo mentre leggevo un giornale. In Guinea-Bissau non c'è una dittatura – pensa se ci fosse! – ma pare esserci un consenso diffuso sul modo in cui i cittadini accettano chi governa. Governare – secondo loro – significa avere potere, non autorità. Chi governa ha potere e molti fra coloro che hanno autorità non governano nulla. È strano, ma qui funziona così. E anche – o forse – per questo motivo, il blog è stato un’arma molto efficace. Certamente non sostituisce la giustizia ma ha portato molti al vaglio dell’autorità giudiziaria. A seguito di un caso che ho segnalato, circa 25 persone sono state arrestate in una sola volta e rimarranno detenute per un bel po’.

GVO: in base a un post di settembre, ci sono giorni in cui il blog ha più di 3.000 visitatori. Da dove vengono? Quali tematiche cercano?

AAS: sì, è strano, ho controllato le statistiche per la prima volta settimana scorsa. E l’ho fatto perché un amico mi ha chiesto: “Ehi, riceve tante visite il blog?”. Per la prima volta dal 2004 (!), ho guardato le statistiche: il livello minimo è sopra le 2.500 visite al giorno. Le persone qui sono ficcanaso e lo scenario è limitato. Al bar, la mattina, non si parla che di politica, politica e ancora politica. Nel pomeriggio è uguale. “Questo sta calando, quello è stato ammesso, quell’altro è stato arrestato”, e via così. Però c’erano post che hanno attirato un pubblico più folto. Ad esempio, durante l’assassinio del Capo di Stato maggiore dell’esercito, Tagmé Na Waié [it] e del Presidente ‘Nino’ Vieira [it], ha superato le 8.000 visite. A Bissau erano tutti in strada con una copia cartacea dei miei post. Passavano di mano in mano. Mi spaventava un po’ quel ritrovarmi ad ogni angolo. Ma poi mi sono abituato. Modestia a parte, ritengo che il mio blog sia il più letto nella sub-regione. Non ho dubbi.

Blog Ditadura do Consenso

Ditadura do Consenso

GVO: spesso i lettori scrivono su Ditadura do Consenso cme ospiti del blog. Perchè questa decisione?

AAS: pubblico determinate lettere ma non ho abilitato i commenti. L’intenzione non era di sminuirli, quanto piuttosto di cercare un equilibrio. Preferisco assumermi interamente la responsabilità di quanto viene pubblicato. È facile creare un blog, ma farlo funzionare è più complesso. Anche se non sembra, un blog richiede tempo, cosa che peraltro da queste parti non manca. Scherzo quando dico: “Gli europei hanno gli orologi, non abbiamo il tempo!”. Un altro esempio: ricevo mail da persone che si lamentano perché “non pubblico più nulla” oppure “non scrivi da due/tre giorni. Non ne hai il diritto!” – pensa un po’. Alcuni hanno espresso timori per la mia sicurezza, altri mi dicono “di lasciare il Paese”, perché vogliono continuare a leggermi, ogni mattina. E la cosa mi conforta parecchio.

GVO: quindi la gente locale è coinvolta nelle attività di Internet?

AAS: in Guinea-Bissau sono parecchie le persone che usano Internet. Più di quanto si creda. È al secondo posto fra i Paesi dove il mio blog registra il maggior numero di accessi. Sono buone notizie per me. È un argento, ma è pur sempre una medaglia… Se, seguendo le orme di Capo Verde, installassimo l’accesso wireless gratis in certe zone della città, sarebbero molti di più i visitatori. La fascia di quanti vivono all'estero, grazie alle maggiori possibilità, vanta un accesso lievemente maggiore. Chi è lontano è nostalgico, specialmente tra i miei concittadini. Chi vive all’estero mantiene il contatto con la sua terra d’origine, è impressionante. Straordinario, davvero.

GVO: credi che la scelta del portoghese ti consenta di raggiungere un pubblico più ampio, oppure rappresenti un ostacolo alla diffusione delle denunce segnalate?

AAS: non ho neppure considerato la possibilità di scrivere in una lingua diversa dal portoghese. Sono un giornalista e mi è più facile esprimermi nella lingua di Camões. La realtà è che così arrivo a molta gente, i numeri parlano da soli. E le denunce di cui parlo di solito giungono a destinazione. Specialmente qui in Guinea-Bissau la gente hanno chiuso con chi ruba e di chi agisce in modo scorretto. Però non riescono a ignorarlo. Sono compiaciuti. Soffrono in silenzio nell’oscurità delle loro abitazioni.

GVO: hai pubblicato delle lettere aperte indirizzate agli organi governativi come mezzo per esporre i problemi politici e sociali del Paese, e le questioni dei cittadini che vivono all'estero, come il caso degli studenti in Russia che versano in condizioni di indigenza. C’è quindi un dialogo?

AAS: ne ho pubblicati così tanti che ho perso le tracce. Dialogo – parola rara da queste parti… – alle volte succede. Il caso degli studenti in Russia è un esempio recente. Il nostro governo si è mosso, ma poco… I cittadini hanno dato un buon esempio. Dalla Svizzera qualcuno ha chiesto di poterli contattare, promettendo di dar loro una mano. Anche in Russia universitari di altri Paesi hanno contribuito al loro rientro. Il mio blog è stato citato in parlamento diverse volte. Lo si consulta nelle alte sfere del processo decisionale, definisce il tema delle discussioni di prima mattina fra i ministri. Ogni giorno. E la gente, per strada, mi ringrazia, mi stringe la mano, mi saluta con un bacio sulla guancia. Alle volte mi sembra di essere una rock star! E poiché conduco una vita un po’ solitaria, è bello…

GVO: qual é il ruolo attivo e importante svolto dalla blogosfera locale rispetto ai colpi di Stato degli ultimi anni?

AAS: ci sono pochi blog qui, credo. Il mio è il più conosciuto perché è stato il primo e soprattutto per le posizioni critiche sul sistema.  Su tutti i sistemi statali che operano in modo negativo Ho seguito da vicino l’assassinio dell’ex capo di Stato dell’esercito Verissímo Seabra [en] e del colonnello Domingos Barros, l’intera comunità era sintonizzata sul mio blog quando il Presidente ‘Nino’ Vieira è stato ucciso, ho messo in guardia contro il rischio di disordini militari – che sono diventati “'incidenti” – il 1° aprile. Tutto ciò che è successo in questo Paese negli ultimi 4 anni – vittorie, sconfitte e tragedie analoghe – è stato trattato sul mio blog. Con nomi e facce.

Ditadura do Consenso no New York Times 2009

Ditadura do Consenso è stato citato dal New York Times a proposito del colpo di Stato del 2009.

GVO: la maggior parte dei tuoi lettori ti suggerisce di essere prudente su quanto pubblichi. Pensi esista la libertà di espressione in Guinea-Bissau?

AAS: i miei lettori mi sono molto cari – specialmente i più fedeli. Si preoccupano di me e li ringrazio. Ma per essere chiari: nessuno è al sicuro qui, in questo Paese. Nessuno! Quando non c’è libertà d'espressione… dobbiamo sudarcela! Non possono arrestarci tutti perché non ci sono abbastanza prigioni. Non possono fare altro che cercare di impedire la diffusione di qualche documento, che è come dire “non c'è soltanto Ditadura do Consenso”. C’è sempre un altro documento che trapela e finisce per essere pubblicato. Alle volte è divertente e ci scherziamo su. Altre volte non lo è. Quando ti controllano o ricevi una loro ‘visita’ la mattina presto, ti chiedi se vale la pena continuare. Ma in fondo credo proprio valga la pena provarci. Non a caso ho grande considerazione per questa citazione di Oscar Wilde: “L’unico modo per liberarsi di una tentazione è cedervi”.

Nota biografica: durante la Guerra Civile del 1998/99 [it] in Guinea-Bissau, António Aly Silva, giornalista professionista, è emerso come corrispondente in Europa per diverse testate ed emittenti radiofoniche, con servizi sul conflitto politico-militare in corso. In Portogallo ha lavorato per settimanali quali O Independente e Visão e ha creato il quindicinale «Lusófono» a Lisbona, diretto ai cittadini dei Paesi africani di lingua ufficiale portoghese (P.A.L.O.P.) [it], cioè Angola, Capo Verde, Guinea Bissau, Mozambico e São Tomé e Príncipe. Aly Silva ha anche curato diversi reportage su Zimbabwe, Sierra Leone e Guinea-Bissau.

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