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Dibattito online pro e contro il divieto di indossare il niqab in Francia

Il 16 aprile in Francia è entrato in vigore [en, come per gli altri link eccetto ove indicato] il divieto di indossare il niqaab e il burqa provocando constrastanti discussioni sul tema e diffuse proteste in Europa e nel mondo.

Mona Eltahawy, giornalista egiziana residente negli Stati Uniti e esperta di media, si è dichiarata apertamente a favore del divieto francese, affermando in un recente video: “Non sostengo Sarkozy, ma mi oppongo al fatto che le donne indossino il niqaab o il burqa, perchè penso che coprire il proprio viso non sia una scelta. [Il niqaab o il burqa] Sono elementi di un'ideologia che non riconosce i diritti delle donne musulmane.”

Nel video, presentato da Eliot Spitzer su CNN, la Eltahawy discute con Heba Ahmed, che indossa il niqaab; nel suo intervento, Ahmed dichiara che “se [Eltahawy] esige il pluralismo nella religione islamica, dovrebbe innanzitutto accettare la mia opinione, come io devo accettare la sua.”

Questo e altri recenti incontri in cui è apparsa la Eltahawy hanno animato le discussioni anche nella blogosfera, che si concentrano per la maggior parte sul punto di vista della giornalista egiziana.

Shanfaraa, un blogger egiziano-americano e professore di diritto, è d'accordo con la Eltahawy nel considerare che il niqaab non sia un dovere religioso, e dichiara di rifiutare una teologia che obblighi le donne a indossarlo, ma poi non ne sostiene la presa di posizione, spiegandone il motivo:

Mona sembra credere che quando una persona cade nella stretta della teologia Wahhabi-Salafi, non ne potrà più uscire, mentre è lei stessa il migliore esempio del contrario. Dopo tutto è cresciuta in Arabia Saudita ed è riuscita a resistere a quel tipo di indottrinamento religioso. Non sarà che gli individui nelle culture liberali sono capaci per lo meno quanto Mona di modificare i propri obblighi religiosi? L'aspetto più pericoloso della proibizione del niqab, che mi sembra Mona sottovaluti totalmente, è che lo Stato si prenda il diritto di stabilire il significato di ciascun simbolo, in questo caso il velo, per chi è fedele a una religione. Credo che nessuna donna musulmana che indossi il velo, condivida la caratterizzazione che ne fa lo Stato francese che lo considera una forma di schiavitù. Penso che neanche Mona sia d'accordo. In ogni caso, difendendo la norma francese, acconsente a dare allo Stato il potere di interpretare i pensieri più intimi di una persona con il sostegno della forza coercitiva; un potere senza dubbio molto pericoloso.

Cynical Arab, blogger libanese-americano, spiega il suo disaccordo con la retorica usata da Eltahawy in un post chiamato “Gli uccelli in gabbia e i liberatori”. Sostiene che:

Mona Eltahawy, spesso proclamata come una icona del femminismo per la “liberazione” delle donne, rifiuta di riconoscere che una parte di coloro che indossano il velo lo faccia sulla base di una decisione personale. Secondo questo ragionamento queste donne ignorano che esista un'alternativa, sono state indottrinate a indossare il velo e non hanno un'opinione propria al rispetto perchè sono state oppresse con la forza dai propri uomini.

Una donna indossa il niqaab. Foto ripresa da Flickr, utente ashi (licenza creative commons).

Una donna con il niqaab. Foto di ashi, ripresa da Flickr con licenza Creative Commons.

Il blogger Sami Kishawi, in un post intitolato “Perchè Mona Eltahawy ha torto“, spiega: “Questo articolo non vuole denigrare Mona Eltahawy come persona e non dovrebbe essere interpretato come un attacco contro i diritti umani fondamentali che sostiene di difendere.” Kishawi si prende l'onere di spiegare la strategia della presa di posizione di Mona Eltahawy:

“Tutti hanno diritto alle proprie opinioni” è un vecchio detto che si ascolta ogni volta che discutiamo, parliamo e ci confrontiamo con qualcuno. Detto ciò, per me ve benissimo che la signora Eltahawy sostenga le sue opinioni. Il punto non è che io sia o meno d'accordo con lei; il vero problema sta nella sua strategia.
Attenzione, [Mona Eltahawy] sostiene a gran voce di rappresentare un folto gruppo di persone. La sua strategia è profondamente opportunista. Ha usato il suo “essere egiziana” per promuovere le sue opinioni durante la rivoluzione [egiziana] e per farsi spazio nei media più importanti che sono alla ricerca di una rarissima “donna musulmana emancipata”. Naturalmente insiste nel sostenere che lei è nella ragione mentre tutti gli altri non solo sono nel torto, ma sono degli estremisti. Il suo lavoro si concentra sulle divisioni al'interno delle nostre comunità, quelle musulmane e non, in un cieco tentativo di rimediare ai mali della società. Dice di stare dalla parte degli egiziani che, tra le altre cose, appoggiano la fine dello stato d'assedio della striscia Gaza, ma subito dopo apre la conferenza di J Street il che non significa esattamente sostenere la fine dell'occupazione militare dei territori palestinesi. Tutte le sue ragioni sono legate a una serie di scuse. Usa i social media più informali come Twitter per gettare fango e screditare altri accademici che non sono d'accordo con lei. E rinvia tutti i tweet che le danno ragione. Tutto ciò indica una mancanza di professionalità che non posso ignorare.

Nel blog Musings of a Muslim Mouse, viene pubblicata una lettera aperta a Eltahawy, che dovrebbe rappresentare “coloro che veramente indossano il niqaab in giro per il mondo.” La blogger si rivolge così alla giornalista:

Sostieni che solo “le estremiste Salafis e Wahhabis [it] indossano il niqaab o lo impongono alle proprie donne. Fa un pò ridere, perchè ho una zia Sufi che indossa il niqaab; e anche la deliziosa zietta indiana Deobandi [it] lo indossa nella moschea. Le nigeriane convertite che lottano perchè le donne abbiano il loro spazio nella moschee e che pretendono che gli uomini musulmani si comportino in modo educato e non come uomini delle caverne, indossano il niqaab da molti anni.

Mi dispiace che tu abbia avuto delle brutte esperienze con il niqaab e con i musulmani che ti definiscono demonio, prostituta e flagello dell'Islam.

La sorella Heba Ahmad – con cui hai discusso nel video della CNN – ha detto una cosa molto bella con cui io sono totalmente d'accordo: “Per l'Islam Mona è una mia sorella e anche quando devo dissentire con la sua errata intepretazione dell'Islam e dei musulmani, penso debba essere protetta dagli insulti dei suoi fratelli musulmani.”
È così che la penso. Non sono per niente d'accordo con la tua opinione sul niqaab e ancora meno con ciò che dici dell'Islam e dei musulmani in generale. Ma questo non significa che ti minacci di morte, che ti insulti, o che ti condanni all'inferno. Al contrario, ciò che farò sarà invitarti a bere un caffè da me, ricevendoti a braccia aperte e con un sorriso che potrai vedere anche se porto il niqaab.

Una tua sorella nella fede islamica,

Una donna musulmana che indossa il niqaab.

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