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Egitto: nuove proteste contro i tribunali militari

Soltanto pochi mesi fa al Cairo si poteva finire in prigione semplicemente per aver camminato troppo vicini al tribunale militare nel quartiere di Nasr City. Nonostante ciò, il 31 maggio l'area intorno al complesso militare è stata testimone di una dimostrazione di solidarietà nei confronti della presentatrice televisiva Reem Maged, dell'attivista socialista e blogger Hossam El Hamalawy e del giornalista Nabil Sharaf El Din.

I tre erano stati convocati alla Procura militare in seguito ad alcune osservazioni, fatte da El Hamalawy e Sharaf El Din, contro le violazioni nei confronti di civili detenuti operate, secondo loro, dalla polizia militare, e contro l'atteggiamento “ambivalente” del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) verso la rivoluzione.

La polizia fuori dal complesso militare durante la protesta. Foto di Sara Carr (CC BY-NC-SA 2.0)

Non si è trattato del primo raduno in assoluto davanti a quella struttura militare. Tuttavia, è stato sicuramente il più numeroso (vi hanno preso parte circa 500 persone), e per la prima volta sono stati intonati, così vicino ad un complesso militare, degli slogan coraggiosi e feroci contro l'esercito e il feldmaresciallo Mohamed Hussein Tantawi [it], per non parlare della rilevanza di quell'edificio, soprannominato C28.

E mentre i media tradizionali si accontentavano dare un resoconto degli avvenimenti all'acqua di rose, gli attivisti sui social media, soprattutto Twitter, aggiornavano i loro ‘follower’ interessati alla dimostrazione con tweet, foto e video.

Su Twitter, l'attivista Gigi Ibrahim (@GSqaure86) afferma [en, come tutti gli altri link, eccetto ove diversamente segnalato]:

“Sentiamo urlare senza sosta dalle 10:30, sempre contro il governo militare e Tantawi. No ai processi militari #NoSCAF”

La studentessa-attivista Noor Noor (@noornoor1), invece, fornisce l'ultimo aggiornamento sulle condizioni dei tre, mentre venivano interrogati:

“Un avvocato è appena arrivato per dire che non ci saranno “Indagini ufficiali” contro Reem, Hossam e Nabil”

La giornalista e attivista Sarah Carr (@sarahcarr)propone foto molto interessanti dell'azione di protesta sul suo account Flickr.

Verso mezzogiorno, quella che era iniziata come una convocazione per un'indagine formale, si è trasformata in una “Chiacchierata” e Maged, El-Hamalawy e Sharaf El Din sono stati rilasciati senza alcun capo d'accusa. I dimostranti sostengono che la ragione del rilascio sia stata la manifestazione e gli slogan declamati, focalizzati sulla forte opposizione all'idea che l'Egitto venga governato dall'esercito.

Gigi Ibrahim (@GSquare86) assicura che:

“Twitter +  i Media + la gente per le strade hanno trasformato un interrogatorio in una ‘Chiacchierata’..il potere della gente è tutto ciò che abbiamo..c'è speranza per la rivoluzione”

Perfino El-Hamalawy sembra voler condividere questa convinzione sul suo account Twitter @3arabawy:

Sono sicuro che la protesta di oggi, come anche la campagna di sensibilizzazione, siano le ragioni per cui oggi sono libero.

Dopo essere stati rilasciati, i tre attivisti hanno tuttavia affermato che continueranno a fare opera di lobbying per i diritti di migliaia di civili egiziani, che hanno ricevuto a tempo di record condanne molto dure, e che sono ora rinchiusi nei carceri militari. Così facendo, anche questi attivisti stanno mettendo sempre più in discussione quella che l'establishment militare considera la ‘linea rossa’ da non superare, sostenendo che l'unica ‘linea rossa’ nell'Egitto post-rivoluzionario debba essere costituita soltanto dalla volontà degli stessi egiziani.

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